giovedì, febbraio 26, 2009

Medley ambientale

Nelle pagine di Natura Giuridica ho parlato spesso di politiche ambientali, sottolineando la confusionaria arretratezza del legislatore italiano, (it)alieno da qualsiasi visione prospettica ed integrata, l’unica in grado di dare respiro ad un progetto serio, autorevole, efficace.

Abbiamo visto il nostro legislatore utilizzare le emergenze ambientali anche come ammortizzatori sociali, demandare (spesso) la tutela della salute dell’uomo e dell’ambiente contro i fenomeni di inquinamento atmosferico alla decretazione d’urgenza o a strumenti inidonei allo scopo, usare, a volte, strumenti inadatti per supplire all’incapacità amministrativa dello Stato.

Abbiamo scoperto ministri che giocano di prestigi(acom)o, o intenti a mostrarsi come novelli robin hood, e delineato una classe politica starnazzante,“non connessa”.

Nelle pagine di Natura Giuridica ho cercato anche di analizzare la deriva energetica italiana, il deserto comunicativo, nonchè la figura dell'taliano medio, incastrato nella sua disonestà, che giudica impossibile raggiungere determinati obiettivi, raramente responsabile, a volte anche truffato (appena si distrae un po’), a volte esagerato, a volte verde, a volte per niente, neanche per sbaglio.

Ho anche sottolineato le mie perplessità di fronte ad un certo tipo di ambientalismo, incapace di dire un solo sì, o di offrire valide soluzioni alternative.

Ma ho anche dato qualche buona notizia, perché, per fortuna, esistono anche quelle (rigenerazione degli oli usati; stop al consumo di territorio; strategia rifiuti zero; umanità ad impatto zero; pale eoliche ed impatto verde; prove di economia sostenibile; la comunità ecoBlogica; ecoprofit; condanne esemplari; esperimenti fotovoltaici; il rumore del rimborso; il pugno duro della Cassazione sul disastro ambientale; il progetto europeo di informazione ambientale.

Ed è proprio di qui che voglio cominciare oggi: parlare del Piemonte, della sua strategia volta a fare della mia regione il motore ecologico d’Italia, dei progetti e degli strumenti di sostenibilità ambientale…

Prima, però, occorre una premessa, volta a sottolineare il ruolo della regione nella politica ambientale.
Nel suo intervento “L’ambiente: riflessioni introduttive per una tutela giuridica”, il Prof. Paolo Maddalena, Giudice della Corte Costituzionale, ha sottolineato la difficoltà di definire l'ambiente sul piano giuridico, e di indicare i presupposti giuridici della sua tutela (che, ovviamente, spetta al legislatore).
Si tratta, infatti, di concetti che si scontrano con una cultura giuridica
“tutta protesa verso il riconoscimento dei diritti individuali di libertà (là dove si tratta di diritti collettivi e di doveri collettivi), e che appare sempre più insensibile ad assegnare al diritto il compito di difendere e salvaguardare dei valori”
Nel lungo articolo, il Prof. Maddalena – che evidenzia la necessità di prendere una posizione sul piano filosofico – pone l’accento sulla profonda crisi del sistema normativo, nel quale
il diritto è pura forma e procedimento. Osservati questi, qualsiasi interesse può prevalere.
Tutto dipende dalla forza dell'interesse in gioco.
Ai valori si sostituisce la volontà di chi riesce ad influenzare la maggioranza politica.
Esiste, è vero, la Costituzione ed i valori che questa contiene, ma si deve tener conto che anche le norme costituzionali vanno interpretate e che, d'altro canto, la Costituzione può essere agevolmente cambiata.
Probabilmente il diritto ha perso molta della sua forza.
E' diventato un diritto mite, e può persino dubitarsi che esso sia sempre in grado di assicurare la tutela degli interessi generali.
D'altro canto, la stessa politica, profondamente malata, sembra dimentichi spesso che il suo compito è quello di perseguire, non interessi personali o di lobbies, ma il bene comune della Nazione.
Intanto i valori tradizionali, ed in particolare il valore della giustizia, sembrano regredire di fronte all'avanzata, possente e distruttiva insieme, dell'interesse economico.
Questa crisi in campo ambientale è più evidente che mai, e investe tutti i livelli di governo.

In Italia la prima legge ambientale risale al 1966 (c.d. “legge antismog”): nei vent'anni successivi, la legislazione in materia ha continuato ad essere sporadica, episodica, e si potevano contare poche altre fonti in materia.

A partire dal 1986 – anno in cui è stato istituito il Ministero dell'Ambiente – le normative in campo ambientale sono aumentate in maniera esponenziale, in assenza di un disegno unitario.

Le conseguenze non si sono fatte attendere:
  • è aumentato il tasso di incertezza del diritto, causato dalla contraddittorietà e dalla frammentarietà della normativa ambientale, e dalle sua spiccata settorialità;
  • è cresciuta la confusione nei rapporti fra le sue diverse fonti;
  • si sono moltiplicate sovrapposizioni di precetti e conflitti di competenza (il cosiddetto “inquinamento legislativo”).
Spesso, dietro il prescritto rigore formale delle regole generali si nascondevano ampie possibilità di deroga e di sanatorie, anche a “dispetto” del diritto comunitario.
Figlia di un modo di legiferare perennemente emergenziale (…continuamente prorogato…), la confusa legislazione ambientale ha creato notevoli problemi pratici fra gli operatori del settore, ha influito negativamente sullo sviluppo economico del nostro Paese (frenandolo) e, soprattutto, ha impedito un’efficace tutela dell’ambiente.

Negli anni '90 del secolo scorso si è aperto un dibattito in dottrina, volto a trovare soluzioni efficaci per ridisegnare l'assetto della normativa in campo ambientale.
Due gli obiettivi di fondo:
1. garantire la piena conformità delle leggi ambientali alla normativa europea, anche alla luce degli interventi della Corte di Giustizia e, soprattutto,
2. definire quella disciplina unitaria e orizzontale, necessaria a garantire coerenza ed uniformità al un sistema sovraccarico di norme, sottoposte a continue modifiche.

Dal 1997 il Governo, avvalendosi delle deleghe legislative contenute nelle più recenti leggi comunitarie, ha sottoposto alcuni settori ad una significativa opera di riforma: tuttavia, questi tentativi hanno lasciato inalterato il problema della eccessiva proliferazione delle norme, e non sono riusciti a coordinare fra di loro i diversi interventi normativi, che non hanno superato la loro natura settoriale.

In tale quadro normativo si è inserita la legge delega n. 308/04, sulla base della quale, nel 2006, è stato varato il c.d. “Testo Unico Ambientale”, il quale – nonostante lo “sforzo”, e al di là dei proclami – non è riuscito a rendere concrete le aspettative di semplificazione, razionalizzazione e coordinamento del diritto ambientale.
Tanto che l’attuale Governo – lo stesso che emanò in tutta fretta il “testone” alla vigilia delle elezioni del 2006 – ha proposto di ricominciare di nuovo tutto da capo, attraverso una nuova delega “a riordinare, coordinare ed integrare la legislazione esistente in materia ambientale”.
Ad ulteriore dimostrazione, se ce ne fosse bisogno, dell’assoluta mancanza di una politica ambientale credibile ed autorevole.

Insomma, l’emergenza si è cronicizzata, la salute dell’ambiente (e quella dell’uomo…) ne paga le conseguenze…

Foto: “Los desafíos de la sustentabilidad - SGCG, UASLP, México, 2007” originally uploaded by Lucy Nieto


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