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Autorizzazione agli impianti di energia rinnovabile in Piemonte

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Da oggi è acquistabile sul sito Natura Giuridica il parere ambientale sulle Energie rinnovabili in Piemonte: chi, come e quando autorizza gli impianti di Andrea Quaranta, consulente in diritto ambientale.

Prende così avvio il nuovo servizio pareri ambientali on line di Natura Giuridica.
Il parere ambientale inserito oggi risponde in modo specifico ai seguenti quesiti: 
  • A chi si deve chiedere l’autorizzazione unica alla realizzazione e all’esercizio di un impianto fotovoltaico in Piemonte? 
  • In quali casi è sufficiente la presentazione della dichiarazione inizio attività? 
  • Per gli impianti fotovoltaici in zona agricola, quale iter occorre seguire? 
  • E per il fotovoltaico a terra
  • Eolico e biomasse, come sono regolati?
In questo primo documento di consulenza ambientale on-line, NG mette a disposizione dei propri lettori un valido strumento per muoversi nella normativa nazionale e regionale in materia di diritto dell’energia.
Come si evince, il parere è incentrato sulla situazione normativa - autorizzatoria attuale della Regione Piemonte, con un'accurata disamina delle diverse situazioni che si registrano nelle Province del Piemonte. Infatti, vi sono province che hanno dettato delle linee guida in materia di autorizzazioni per l'apertura di impianti di fonti di energie rinnovabili, mentre altre che per ora non hanno emanato regolamenti.


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Acque di falda e MTBE: il Consiglio di Stato mette la parola fine ad alcune manipolazioni interpretative

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Sul prossimo numero di ECO, Tecnologie per l’ambiente, bonifiche e rifiuti, edito da DEA edizioni, sarà pubblicato un mio articolo in materia di scarichi di acque di falda e MTBE, intitolato: “Bonifica dei siti contaminati: il Consiglio di Stato mette la parole fine ad alcune manipolazioni interpretative”.


Sul blog di Natura Giuridica voglio anticiparvi qualche passo, ed invitarvi alla lettura completa dell’articolo fra la pagine della rivista.


Il tema trattato è di estrema attualità, se solo si considera che, in relazione alla bonifica dei siti contaminati, negli ultimi anni diversi Tribunali Amministrativi Regionali hanno affrontato numerose questioni interpretative di alcune regole tecniche, fissate dal D.M. n. 471/99, il quale, prima della “riforma” del 2006, dettava i criteri, le procedure e le modalità per la messa in sicurezza, la bonifica e il ripristino ambientale dei siti inquinati.


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La (dis)connessione di tutte le cose

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Dunque, eccomi qua.
Sono ritornato da un paio di giorni dal viaggio di nozze, con tanto di appendice lavorativa, e già mi ritrovo sommerso da una marea di e-mails, non solo di amici che chiedono dettagliati resoconti delle due settimane in terra lusitana…

Gli argomenti più gettonati nelle richieste di pareri ambientali, manco a farlo apposta, sono quelli relativi alla gestione dei rifiuti e alla qualifica di sottoprodotto, da una parte, e quelli concernenti la delicata questione della burocrazia che ruota attorno alle fonti di energia rinnovabile (in particolare, fotovoltaico, eolico e mini-eolico).

Parecchi visitatori-utenti di Natura Giuridica, inoltre, mi hanno chiesto, a vario titolo, di entrare a fare parte della squadra: risponderò a tutti, sistemate le urgenze.

Nel frattempo, leggetevi ciò che ho scritto sul guest posting, un sistema che consente il verificarsi di quella situazione che gli americani sintetizzano con la formula “Win Win Win”: uno strumento vincente non solo per chi scrive il post (che, in questo modo, ha l’opportunità di farsi conoscere, pubblicando su una piattaforma che nel corso degli anni ha acquisito progressivamente maggiore autorevolezza nel settore ambientale), ma anche per il blog che lo ospita (che è in grado di offrire agli utenti un servizio qualitativamente e quantitativamente sempre migliore e più completo) e per il lettore, più e meglio informato.

Molte sono le considerazioni fatte durante questo viaggio, come sempre accade quando ci si confronta con culture diverse: considerazioni di ordine sociale, economico, culturale, ambientale, che hanno condito, a volte, i lunghi spostamenti in automobile, o le chiacchierate fatte con gli amici portoghesi (e anche un gruppetto di romani…) incontrati lungo il nostro cammino.

Ovviamente non è questa la sede per riportare analisi di questo tipo, ma ci sono due aspetti, entrambi collegati alla mia professione di consulente ambientale 2.0, che mi hanno fatto riflettere, e continuano a farmi riflettere, ora che mi trovo a ri-confrontarmi (dopo due settimane di volontario, e salutare, esilio dalle urla e dalla volgarità che trionfano nella nostra televisione, così diversa da quella portoghese, che all’“ora dei pacchi” manda in onda servizi decisamente interessanti e tutt’altro che “parrucconi” sulle più importanti questioni sociali europee) con l’italico, compiaciuto “immobilismo tuttofare”: una frenetica ricerca di presunte innovazioni in campo politico-economico-sociale (gira e rigira, sempre quelle, condite con salse sempre più insipide), che come unico risultato hanno quello di condurci…nel posto in cui già siamo.
Quando va bene.

Siamo un paese – ne ero già consapevole, ma il viaggio, e il contatto con culture diverse ha amplificato questa sensazione – che con “un non so che” di autoreferenziale, e uno schizzinoso senso di superiorità, distoglie lo sguardo dalla realtà che incombe, nell’assurda convinzione che sia sufficiente non vedere le cose, per “far sì” che non esistano…
Ingannando il tempo con l'esasperata ricerca di "iniziative" incredibilmente becere...

Leggetevi, a proposito “La connessione di tutte le cose”, un ottimo romanzo che – al di là del pretesto scelto: un viaggio nel tempo – racconta di come certe ottusità mentali (nel caso, asburgiche) abbiano condotto un impero all’inesorabile disfacimento, mentre nei salotti della Vienna perbene e perbenista dell’epocna si cinguettava – sorseggiando un caffè con panna – di walzer e delle nuove e “confortanti” idee figlie dell’antisemitismo nascente.
Figuriamoci cosa può attendere un Paese come il nostro, che invece di affrontare di petto il futuro, si intorta sulle solite questioni “ad berlusconem”: tempestiva, a proposito, la trovata sul processo breve, spacciato come panacea delle lentezze della nostra (in)giustizia…

Accennavo a due aspetti, collegati alla mia professione di consulente ambientale 2.0: l’importanza strategica dell’eolico (e del mini-eolico), e l’utilizzo di internet, che fanno del Portogallo – dove il ricordo, e gli strascichi, della dittatura, non si sono ancora del tutto cicatrizzati – un paese all’avanguardia, sotto questi punti di vista.

Di energia eolica si parla in tutte le riviste e su tutti i quotidiani, con parole diverse a seconda dei diversi “bacini di utenza”: si passa dall’educazione energetica e ambientale alla descrizione del funzionamento e dei vantaggi dell’energia così prodotta, per arrivare a vere e proprie disquisizioni tecnico-scientifico-giuridiche sulle modalità di insediamenti dei parchi eolici (191 in tutto, per il momento, con un forte trend di crescita previsto per il prossimo triennio). Tutti inseriti armoniosamente nel paesaggio.
Ma, soprattutto, di energia eolica usufruisce l’intero Portogallo, con una quota che - rispetto al totale di energia elettrica consumata – è del tutto ragguardevole…

Un po’ come da noi, dove – fra isteriche contrapposizioni ideologiche (a volte solo di facciata: il solito gioco delle parti…), e magniloquenti e pompose disquisizioni architettoniche-paesaggistiche, in cui si lamenta, a volte anche con espressioni colorite (usate per il solito semplice gusto della provocazione a tutti i costi, fine a se stessa), l’insopportabile scempio che la pale eoliche portano con sé (tralasciando, però, oculatamente di parlare di altri, e molto più reali, scempi paesaggistici…) – si guarda con orgoglio al passato, e lo si mette davanti a noi….e via con il nucleare!

Per ciò che concerne internet, invece, bisogna sottolineare che ovunque, in Portogallo, nella grande metropoli, come nel paesino sperduto nell’Alentejo, il Comune, oltre a dotare di Wi-fi gratuito molte zone sottoposte alla sua amministrazione, ospita, in una sala dedicata, un congruo numero di postazioni internet, che consente a chiunque, a spese dell’amministrazione, di navigare nella rete.
Che rappresenta sempre più il futuro non solo dell’informazione, ma anche di molte attività professionali, tra le quali la mia di consulente ambientale.


Un po’ come da noi: mentre vi scrivo off-line, internet – che si paga profumatamente, in relazione al servizio che (non) viene offerto – sonnecchia, come al solito, beatamente, e i numerosi solleciti all’azienda fornitrice solleva, quando va bene, un sospiro di rassegnata inevitabilità.
Sono già pronto al fatto che, da un giorno all’altro, l’operatore, di fronte alle mie continue lamentele per i continui disservizi, mi dica che è tutta colpa dei giudici comunisti…

Nei prossimi post, oltre a riprendere a parlare di tematiche giuridico-ambientali, e a presentarvi nuovi collaboratori, vi voglio parlare di “business blog”…




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Comunicare l’ambiente con i Blog

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Dal giorno in cui ho pubblicato il primo post sul mio blog dedicato al diritto ambientale, Natura Giuridica - era il 9 marzo 2008 - ad oggi 19 giugno 2009, le pagine viste hanno raggiunto quota 60.000.

Rivolgo un GRAZIE a tutti quelli che hanno visitato, letto e commentato il mio blog, oltre a tutti coloro che mi hanno contattato via e-mail per chiedermi consigli, pareri ambientali e consulenze ambientali.

Questo risultato è per me molto importante, perché il mio “eco-blogico di informazione, comunicazione e diritto ambientale” non è solo uno strumento per il mio lavoro, che è quello di prestare consulenze ambientali ad imprese e Pubbliche Amministrazioni, ma è un progetto divulgativo in cui credo fermamente.
Anche il sito web di Natura Giuridica, che ha visto la luce a fine marzo scorso, ha già acquisito pagerank 2 e totalizza 50 pagine viste al giorno!

In effetti, il blog funziona da traino per il sito, veicolando traffico in modo rapido, più rapido di quanto non avvenga se si mette on line un nuovo sito web!

Misteri del web e del SEO, la disciplina che cerca di aumentare la visibilità delle pagine web, attraverso un particolare tipo di scrittura.

La mia compagna Naide, che lavora nel mondo della comunicazione web, e che ogni tanto mi dispensa pillole di SEO, mi dice sempre che, fino a pochi anni fa, parlare di ambiente, per esempio di buone prassi come la raccolta differenziata o l’acquisto di lampadine a risparmio energetico, equivaleva a non essere ascoltati.
Non si trattava solo di un problema di stile e di linguaggio comunicativi, ma di scarsa propensione all’ascolto da parte di Cittadini ancora troppo “consumatori a tutti i costi”.

Oggi le cose sono cambiate: lo dimostra – nel suo piccolo – la crescita del mio blog e, per dirla tutta, anche le facce della gente quando, alla domanda “cosa fai nella vita”, rispondo: “sono giurista ambientale”.

Una volta, era lo scetticismo a farla da padrone, ora quella che traspare è soprattutto curiosità, interesse per un campo di attività, il diritto ambientale, che sta prendendo sempre più piede.

In questo senso, è cambiato anche l’approccio delle aziende che richiedono una consulenza ambientale: oggi si tende a ricorrere al consulente – giurista ambientale in via preventiva, prima di pianificare un nuovo ciclo produttivo, di aprire un nuovo stabilimento, di rischiare di effettuare delle operazioni illecite.
Fino a non molto tempo fa, più che alla consulenza ambientale si faceva ricorso ad un avvocato, non specializzato in diritto dell’ambiente, quando ci si accorgeva di aver violato la legge.

Si tratta di una rivoluzione copernicana, direi!

Grazie ancora!

Andrea Quaranta



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