Inquinamento indoor e Covid-19: prevenzione a casa e al lavoro

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Sul portale Teknoring è recentemente uscito un articolo  sul tema inquinamento indoor e Covid-19: prevenzioni utili a casa e al lavoro 

L’inquinamento dell’aria non è solo quello prodotto dalle industrie e dagli autoveicoli: c’è un’altra forma di inquinamento – quello dell’aria indoor – che merita attenzione, e deve essere affrontato in modo corretto, tempestivo, costante ed efficace. Vediamo come. 

“Di fronte all’attuale situazione nazionale che ha comportato l’introduzione di provvedimenti di sanità pubblica (tra cui le misure di riduzione dei contatti, la limitazione della circolazione delle persone e di allontanamento dalla propria residenza, domicilio) necessarie per prevenire, impedire e ritardare la diffusione dell’epidemia da SARS-CoV-2, il virus che causa la COVID-19, la qualità dell’aria indoor assume una rilevante importanza nella protezione, tutela e prevenzione della salute dei cittadini e dei lavoratori”. 

Di seguito, il sommario dell'articolo scritto da Andrea Quaranta per il portale Teknoring:

  1. 1. Le “indicazione ad interim” dell’ISS
  2. 2. Inquinamento indoor: che cos’è?
  3. 3. La qualità dell’aria indoor negli ambienti domestici
  4. 4. Le misure generali per gli ambienti lavorativi
  5. 5. Focus: gli impianti di condizionamento e il COVID-19



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Semplificazione delle regole per i piccoli produttori da fonti rinnovabili

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L’Agenzia per la Regolamentazione (ARERA) ha varato un provvedimento che introduce nuove modalità di connessione semplificate per i piccoli produttori con impianti di potenza sino a 800 W. Disciplina inoltre i "plug & play".

L’Agenzia per la Regolamentazione dell’Energia, delle Reti e dell’Ambiente (ARERA) ha semplificato in una deliberazione del 4 agosto 2020 le regole per le modalità di connessione di impianti di produzione da fonti rinnovabili con potenza inferiore o uguale a 800 watt. Rivolgendosi in particolare all’autoproduzione e all’autoconsumo, questa semplificazione rende più rapide, dirette, chiare ed economiche le procedure di connessione per i piccoli impianti di produzione. Includendo anche i cosiddetti plug & play con potenza fino a 350 W, il provvedimento impone un modulo unico per la richiesta di connessione e la rende gratuita, elimina i contratti di dispacciamento, chiarisce e facilita il ruolo dell’impresa distributrice, e stabilisce un censimento degli impianti. 

La semplificazione ha lo scopo di snellire le procedure burocratiche favorendo l’ingresso nel mercato delle nuove tecnologie sostenibili ai piccoli e piccolissimi produttori di energia da fonti rinnovabili per lo più destinati all’autoconsumo e all’autoproduzione. Come si legge nel provvedimento stesso, "gli impianti di produzione di potenza inferiore a 800 W hanno costi ridotti e impatti sulle reti elettriche e sulle attività di connessione per lo più trascurabili. Pertanto, iter e corrispettivi di connessione pensati per impianti di taglia decisamente maggiore rischiano di rappresentare una barriera all’ingresso nel mercato per le predette tecnologie".

 Per maggiori approfondimenti puoi leggere qui.

Come si è (finalmente) arrivati alla semplificazione delle regole per i piccoli produttori di fonti rinnovabili

Il provvedimento arriva dopo un lungo processo di consultazione volto alla semplificazione dell'iter di connessione degli impianti di produzione di piccola e piccolissima taglia, avviatosi nel 2016, anche a seguito di segnalazioni da parte di produttori di energia elettrica e di costruttori di impianti di produzione di piccola taglia, e che ha visto il coinvolgimento di ARERA e del ministero dello Sviluppo Economico. 
Per arrivare al provvedimento in parola è stato peraltro necessario richiedere alla CEI (Comitato Elettrotecnico Italiano) una semplificazione della Norma CEI 0-21 per gli impianti di produzione di piccolissima taglia anche considerando il quadro tecnico europeo. 

Come si legge nel provvedimento di ARERA, che in premessa ricostruisce tutto il laborioso iter che ha portato alla semplificazione delle regole per i piccoli produttori di fonti rinnovabili, "il CEI, al termine di un proprio ulteriore processo di consultazione con inchiesta pubblica, ha modificato, nel mese di aprile 2019, la Norma CEI 0-21, pubblicando la nuova edizione denominata “Norma CEI 0-21:2019-04”. Tale Norma CEI 0-21, tra l’altro, ha introdotto alcune prescrizioni e/o ulteriori semplificazioni specifiche per gli impianti “Plug & Play”, ferme restando le semplificazioni già introdotte nel caso degli impianti di produzione di potenza inferiore a 800 W e precedentemente richiamate". La nuova norma definisce accuratamente cosa si intende per impianto Plug & Play (li considera sostanzialmente come un sottoinsieme degli impianti di produzione di potenza inferiore a 800 W) prevedendo per questa specifica categoria di impianti prescrizioni ed un esplicito esonero da parte del produttore dal fornire al gestore di rete alcune specifiche documentazioni tecniche.

Dopo aver specificato cosa si intende per impianti plug & play e comunicazione unica, il provvedimento di ARERA introduce il nuovo articolo 6ter "Richieste di connessione tramite Comunicazione Unica nel caso di impianti di produzione di potenza inferiore a 800 W", ed il nuovo articolo 13ter "Condizioni procedurali per gli impianti di produzione di potenza inferiore a 800 W che si avvalgono della Comunicazione Unica".


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La business continuity ai tempi del Covid-19: ne parlerà Andrea Quaranta

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Business continuity e gestione dei rischi (non solo) in tempi di Covid19, come ragionare in termini strategici per fare la differenza anche in momenti di emergenza. Ne parlerà Andrea Quaranta nel corso di un webinar gratuito mercoledì 20 maggio.

10 luglio 2020, aggiornamento:
lasciamo qui il link per scaricare le slides del webinar sulla business continuity, dove sono riassunti in maniera sintetica i concetti su cui Andrea Quaranta si è soffermato durante l'evento. 

Al webinar del 20 maggio, a cui hanno partecipato numerosi, è seguita la pubblicazione, per la casa editrice WKI, Milano, di un e-book dal titolo Business continuity, gestione del rischio, resilienza – Come costruire un nuovo modello di business sostenibile e fare la differenza anche in momenti di emergenza, all'interno del quale sono espressi molti dei ragionamenti (e dei consigli) dati durante il webinar. 
  

Qual è il rapporto tra l’emergenza sanitaria del Covid-19 e la business continuity? 

E’ questa un’occasione per elaborare una nuova strategia della prevenzione e della sostenibilità? Queste le domande su cui si incentrerà il webinar live in cui sarà relatore Andrea Quaranta e che si terrà mercoledì 20 maggio dalle 16.00 alle 17.00. ISCRIVITI AL WEBINAR 

 Business continuity VS discontinuità del Covid-19: si può fare la differenza anche in momenti di emergenza.
La crisi generata dall’emergenza sanitaria ha portato alla luce i limiti e le contraddizioni di un modello di business che non ha mai preso in seria considerazione gli aspetti della prevenzione, e per questo troppo fragile e impreparato ad affrontare i rischi derivanti da politiche aziendali poco lungimiranti. 

È adesso, durante la gestione dell’emergenza a cui non eravamo preparati, che occorre mettere le basi per progettare un futuro all’insegna delle molteplici sostenibilità. 


E' un webinar firmato da WKI editore e Teknoring

Il webinar fa parte di un ciclo di incontri gratuiti in aula virtuale organizzati da Wolters Kluwer e Teknoring; si tratta del quarto appuntamento del ciclo formativo rivolto ai professionisti dell’HSE e RSPP, con l’obiettivo di illustrare percorsi di risk management e strategie utili in tempi di emergenza e nelle nuove fasi che ci stiamo preparando a vivere. 

Sponsor dell’iniziativa è la nuova soluzione integrata pensata per la compliance HSE in azienda: Legal Inventory & SIMPLEDO (scopri di più). 

Data e temi del webinar

Il webinar live gratuito “Come ragionare in termini strategici di business continuity per fare la differenza anche in momenti di emergenza” si terrà mercoledì 20 maggio 2020 dalle 15.00 alle 16.00. 
Il programma dell’incontro: Cos’è la continuità operativa? Quali sono le differenze con concetti “satellite” (risk management; change management; disaster recovery, gestione della complessità; resilienza operativa) Come ragionare in termini di business continuity e implementare un sistema che consenta la continuità operativa?   ISCRIVITI AL WEBINAR 









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MinGiustizia: Direttiva 4 marzo 2020: adozione di modalità di lavoro agile

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Ministero della Giustizia, Direttiva 4 marzo 2020 - Direttiva recante misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica attraverso l’adozione di modalità di lavoro agile meglio noto come smart working.


Quali categorie di dipendenti pubblici possono essere autorizzati allo smart working? 

La direttiva contiene, al punto 1, l’autorizzazione al lavoro agile per alcune categorie di dipendenti pubblici (i dipendenti rientranti nel Comparto Funzioni Centrali del Dipartimento dell’Organizzazione giudiziaria, Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità e dell’Amministrazione degli Archivi Notarili, in servizio presso gli Uffici e servizi centrali e territoriali delle citate Amministrazioni).

Quali sono le attività e i processi lavorativi delocalizzabili?

Inoltre, si precisa che l’esecuzione del rapporto di lavoro in modalità di smart working è possibile per tutte le attività e i processi lavorativi almeno in parte delocalizzabili (tali cioè da non postulare la costante presenza fisica nella sede di lavoro del dipendente addetto), senza ulteriore distinzione di categoria di inquadramento e di tipologia di rapporto di lavoro. 

Al punto 2 si precisa che durante le giornate di smart working, la prestazione lavorativa potrà essere svolta dalla propria residenza o da altro domicilio, previo accordo con la direzione dell’Ufficio o servizio di appartenenza e che il dipendente gode di autonomia. I risultati dell’attività lavorativa sono sottoposti a monitoraggio e valutazione da parte del direttore dell’Ufficio o del Servizio. 

Chi individua le tipologie di attività delocalizzabili?

Sono i direttori degli Uffici a individuare le tipologie di attività ritenute delocalizzabili in tutto o in parte: si possono considerare come delocalizzabili le attività che, in tutto o in parte, risultino compatibili con una prestazione lavorativa resa a distanza che non comporti disagio alla funzionalità delle strutture o servizi. La direttiva a questo proposito cita diversi esempi di attività delocalizzabile. 

Come si richiede l'autorizzazione al lavoro agile?

Al punto 4 si precisa che l’accesso del rapporto di lavoro in modalità di smart working è disposto su base volontaria mediante compilazione e presentazione di istanza. L’istanza dovrà essere corredata dalla proposta di progetto individuale di lavoro agile utilizzando la modulistica allegata. I direttori degli Uffici e dei Servizi raccolgono le manifestazioni di disponibilità dei lavoratori nel più breve tempo possibile. I dipendenti, nel manifestare la propria disponibilità, devono indicare i propri contatti nonché gli strumenti informatico – elettronici di cui sono dotati. Successivamente, la direttiva specifica quali informazioni deve riportare il progetto di lavoro individuale del lavoratore che sceglie la modalità smart working. 

Il progetto individuale

Al punto 5 si specifica che il progetto assegnato al dipendente contiene le prescrizioni in materia di riservatezza dei dati ed inoltre vengono specificati gli impegni che il dipendente assume nell’ambito del lavoro agile. Tra questi vi è l’impegno a rispettare le norme in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro e sull’utilizzo delle strumentazioni tecniche (utilizzare le dotazioni informatiche eventualmente consegnategli esclusivamente per ragioni di servizio, senza alterare la configurazione del sistema o installare software in difetto di preventiva autorizzazione); nonché le specifiche norme sulla salute e sicurezza nel lavoro agile di cui all’articolo 22, comma 1, della legge 22 maggio 2017, n. 81.

Viene stabilito che il trattamento economico, sia fondamentale che accessorio, non subisce alcuna modifica, non derivando dalla prestazione di smart working alcun diritto all’acquisizione di incrementi retributivi. Si specifica che non sono configurabili prestazioni straordinarie né la corresponsione di buoni pasto e sono a carico del dipendente le spese riguardanti i consumi elettrici, di connessione alla rete Internet e le comunicazioni telefoniche con l’Ufficio o Servizio

Quale percentuale massima di lavoratori può essere autorizzata allo smart working?

Non sussistono, nell’applicazione di tale misura di contenimento del rischio di contagio da COVID-19, limiti numerici o percentuali alle unità di lavoratori che possono svolgere la propria prestazione in modalità smart working. La direttiva specifica che nell’esercizio del potere datoriale, l’accesso in modalità smart working dovrà favorire il personale rientrante in alcune categorie elencate tra cui ad esempio i lavoratori con figli in condizioni di disabilità. 

Il punto 7 tratta invece dell’assolvimento degli obblighi INAIL.



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Aste verdi, come finanzieranno il Green New Deal?

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Aste verdi, come finanzieranno il Green New Deal? E' questo il titolo dell'articolo di Andrea Quaranta che potete leggere sul portale Teknoring.

L'articolo chiarisce in cosa consistono le aste verdi e come funziona il meccanismo dell’Emission Trading System, o Sistema Europeo di Scambio di Quote di Emissione, attraverso una tabella che ne elenca gli aspetti salienti. L'articolo prosegue con un focus sulle aste verdi (come funzionano, chi può partecipare alle aste verdi) e spiega il ruolo del GSE.

Perché parliamo di aste verdi 

L'occasione per parlare delle aste verdi è data dal Decreto Clima, che contiene una serie di incentivi per promuovere il Green New Deal come:
  • il “buono mobilità”,
  • un fondo per finanziare progetti di creazione, prolungamento, ammodernamento di corsie preferenziali di trasporto pubblico locale e
  • un programma sperimentale di messa a dimora di alberi, di reimpianto e di silvicoltura a favore delle città metropolitane. 
Il Decreto Clima è in Gazzetta ufficiale n. 241 del 14 ottobre 2019. Il decreto-legge 14 ottobre 2019, n. 111 reca “Misure urgenti per il rispetto degli obblighi previsti dalla direttiva 2008/50/CE sulla qualità dell’aria e proroga del termine di cui all’articolo 48, commi 11 e 13, del decreto legge 17 ottobre 2016, n. 189, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 dicembre 2016, n. 229”.

Tutte e tre le misure sopra citate saranno finanziate con una quota parte dei proventi delle aste delle quote di emissione di CO2, versata dal GSE ad apposito capitolo del bilancio dello Stato. 


L'articolo di Andrea Quaranta tratta questi argomenti:

  • L’Emission Trading System: cos’è e come funziona
  • Focus sulle aste aste verdi
  • Settori e gas interessati
  • Il ruolo del GSE nelle aste verdi.


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Rischi Ambientali - Come riconoscerli e gestirli garantendo la business continuity: pubblicati gli atti del convegno

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Sono stati pubblicati gli atti del convegno, che si è tenuto durante i lavori di Safety Expo 2019, Rischi Ambientali - Come riconoscerli e come gestirli garantendo la business continuity coordinato da Andrea Quaranta.

Il dossier di oltre 15 pagine è inserito sul numero di dicembre 2019 della rivista Ambiente & Sicurezza sul Lavoro di EPC periodici (sul numero precedente, quello di novembre, sono inseriti invece altri dossier sempre relativi a eventi di Safety Expo). 

L’incontro, svoltosi lo scorso 19 settembre, si è articolato in una vera e propria narrazione - coordinata dai due interventi di Andrea Quaranta, ad apertura e chiusura del convegno, nonché dagli interventi di raccordo  - in cui sono intervenuti:
Stefano Di Nauta che ha parlato di cosa bisogna fare appena un evento con potenziale impatto sulle matrici ambientali si è verificato (i tempi e le norme da rispettare, i soggetti coinvolti); successivamente, 
Maurizio Melino che ha spiegato cosa occorre fare affinché quel tipo di accadimento non si verifichi. Occorre progettare, realizzare, implementare e aggiornare un sistema di gestione ambientale, ancora meglio se integrato con la sicurezza, visto che spesso gli episodi inquinanti hanno conseguenze pesanti sui lavoratori coinvolti. 
Ultimo punto, ma non meno importante, è capire quali sono gli strumenti per trasferire parte del rischio ambientale e poter usufruire di un aiuto ulteriore nei delicati momenti che seguono il verificarsi dell’evento. Questo aspetto è stato al centro dell’intervento di Lisa Casali.

Per conosce più in dettaglio i relatori e una breve scheda per ciascun intervento, consigliamo la lettura del post Rischi ambientali: come riconoscerli e gestirli garantendo la business continuity pubblicato sul sito di Natura Giuridica.


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