Aste verdi, come finanzieranno il Green New Deal?

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Aste verdi, come finanzieranno il Green New Deal? E' questo il titolo dell'articolo di Andrea Quaranta che potete leggere sul portale Teknoring.

L'articolo chiarisce in cosa consistono le aste verdi e come funziona il meccanismo dell’Emission Trading System, o Sistema Europeo di Scambio di Quote di Emissione, attraverso una tabella che ne elenca gli aspetti salienti. L'articolo prosegue con un focus sulle aste verdi (come funzionano, chi può partecipare alle aste verdi) e spiega il ruolo del GSE.

Perché parliamo di aste verdi 

L'occasione per parlare delle aste verdi è data dal Decreto Clima, che contiene una serie di incentivi per promuovere il Green New Deal come:
  • il “buono mobilità”,
  • un fondo per finanziare progetti di creazione, prolungamento, ammodernamento di corsie preferenziali di trasporto pubblico locale e
  • un programma sperimentale di messa a dimora di alberi, di reimpianto e di silvicoltura a favore delle città metropolitane. 
Il Decreto Clima è in Gazzetta ufficiale n. 241 del 14 ottobre 2019. Il decreto-legge 14 ottobre 2019, n. 111 reca “Misure urgenti per il rispetto degli obblighi previsti dalla direttiva 2008/50/CE sulla qualità dell’aria e proroga del termine di cui all’articolo 48, commi 11 e 13, del decreto legge 17 ottobre 2016, n. 189, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 dicembre 2016, n. 229”.

Tutte e tre le misure sopra citate saranno finanziate con una quota parte dei proventi delle aste delle quote di emissione di CO2, versata dal GSE ad apposito capitolo del bilancio dello Stato. 


L'articolo di Andrea Quaranta tratta questi argomenti:

  • L’Emission Trading System: cos’è e come funziona
  • Focus sulle aste aste verdi
  • Settori e gas interessati
  • Il ruolo del GSE nelle aste verdi.


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Rischi Ambientali - Come riconoscerli e gestirli garantendo la business continuity: pubblicati gli atti del convegno

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Sono stati pubblicati gli atti del convegno, che si è tenuto durante i lavori di Safety Expo 2019, Rischi Ambientali - Come riconoscerli e come gestirli garantendo la business continuity coordinato da Andrea Quaranta.

Il dossier di oltre 15 pagine è inserito sul numero di dicembre 2019 della rivista Ambiente & Sicurezza sul Lavoro di EPC periodici (sul numero precedente, quello di novembre, sono inseriti invece altri dossier sempre relativi a eventi di Safety Expo). 

L’incontro, svoltosi lo scorso 19 settembre, si è articolato in una vera e propria narrazione - coordinata dai due interventi di Andrea Quaranta, ad apertura e chiusura del convegno, nonché dagli interventi di raccordo  - in cui sono intervenuti:
Stefano Di Nauta che ha parlato di cosa bisogna fare appena un evento con potenziale impatto sulle matrici ambientali si è verificato (i tempi e le norme da rispettare, i soggetti coinvolti); successivamente, 
Maurizio Melino che ha spiegato cosa occorre fare affinché quel tipo di accadimento non si verifichi. Occorre progettare, realizzare, implementare e aggiornare un sistema di gestione ambientale, ancora meglio se integrato con la sicurezza, visto che spesso gli episodi inquinanti hanno conseguenze pesanti sui lavoratori coinvolti. 
Ultimo punto, ma non meno importante, è capire quali sono gli strumenti per trasferire parte del rischio ambientale e poter usufruire di un aiuto ulteriore nei delicati momenti che seguono il verificarsi dell’evento. Questo aspetto è stato al centro dell’intervento di Lisa Casali.

Per conosce più in dettaglio i relatori e una breve scheda per ciascun intervento, consigliamo la lettura del post Rischi ambientali: come riconoscerli e gestirli garantendo la business continuity pubblicato sul sito di Natura Giuridica.


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Rapporto IPCC e urgenze sul cambiamento climatico, di Andrea Quaranta

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Rapporto IPCC e urgenze sul cambiamento climatico di Andrea Quaranta
A conclusione di quest'anno 2019, in cui il cambiamento climatico è stato spesso al centro del dibattito internazionale, segnaliamo l'articolo dal titolo Rapporto IPCC e urgenze sul cambiamento climatico di Andrea Quaranta recentemente pubblicato sul portale Teknoring.

Nell'articolo si parla dei temi al centro dell'ultimo Special Report dell’Intergovernmental Panel on Climate Change, o Rapporto IPCC, in cui si evidenzia l’urgenza di dare priorità in maniera tempestiva ad azioni coordinate e ambiziose, indispensabili per affrontare cambiamenti persistenti e senza precedenti che riguardano l’oceano e la criosfera. 
Il report si concentra sul rapporto tra clima e territorio, studiando le conseguenze del riscaldamento su agricoltura e foreste.  Il messaggio più importante del voluminoso rapporto è che oceani e criosfera stanno già cambiando sotto l’effetto del riscaldamento globale e che continueranno a mutare in modi in buona parte ancora imprevedibili: da qui la necessità di adattarsi alle mutate condizioni, dal momento che alcuni cambiamenti – secondo il report – non possono essere fermati. Serve una politica che sappia adattarsi ai cambiamenti climatici: una politica resiliente.

Ecco il sommario dell'articolo:

Il rapporto IPCC per adattarsi al cambiamento
Persone, terra e clima in un mondo che si sta (surri)scaldando
Resilienza parola d’ordine del Rapporto IPCC
Le concrete azioni (a breve e a lungo termine)
Lo sviluppo sostenibile e i tre pilastri della sostenibilità

Chi ha realizzato il report IPCC?

Il Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico ha diffuso un nuovo rapporto speciale sul clima, presentato nei mesi scorsi a Ginevra. Il rapporto – il terzo pubblicato nell’ultimo anno dall’IPCC – è il frutto del lavoro compiuto da 107 scienziati. Questi hanno considerato 6.981 pubblicazioni e 31.176 commenti provenienti da revisori e Governi di 80 paesi. Il documento si concentra sul mare e sulle aree ghiacciate del pianeta.

Cos’è l’IPCC? 

Il Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (Intergovernmental Panel on Climate Change – IPCC) è il principale organismo internazionale per la valutazione dei cambiamenti climatici. L’IPCC è stato istituito nel 1988 dalla World Meteorological Organization (WMO) e dall’United Nations Environment Program (UNEP). Serve a fornire ai governi di tutto il mondo una chiara visione scientifica dello stato attuale delle conoscenze sul cambiamento climatico e sui suoi potenziali impatti ambientali e socio-economici, allo scopo di studiare il riscaldamento globale. 

Continua la lettura sul portale Teknoring - Rapporto IPCC - Cambiamento Clmatico.



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UNI EN ISO 14026:2018 su etichettatura e dichiarazioni ambientali per una comunicazione ambientale veritiera

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È passato quasi un anno dal 6 dicembre 2018, giorno di entrata in vigore della norma UNI EN ISO 14026:2018 sull’etichettatura e dichiarazioni ambientali – Principî, requisiti e linee guida per la comunicazione delle informazioni sull’impronta ambientale (footprint).

Il nuovo standard internazionale nasce per garantire a imprese e consumatori una comunicazione ambientale che trasmetta una reale impronta ecologica. Partendo dal dato normativo, Andrea Quaranta analizza i possibili impatti che la nuova norma potrebbe avere sulla comunicazione ambientale. Questi gli argomenti affrontati nell'articolo dal titolo Comunicazione ambientale, guerra al greenwashing e norma UNI pubblicato sul portale teknoring.com
  1. 1. Domande fondamentali e comunicazione ambientale
  2. 2. Quanto abbiamo bisogno di una comunicazione ambientale corretta?
  3. 3. Dalla lotta al greenwashing ai requisiti del programma di comunicazione
  4. 4. Una rivoluzione non solo nella comunicazione ambientale (!?)
La pubblicazione del nuovo standard sancisce il diritto di consumatori e imprese a ricevere informazioni sull’impronta ambientale dei prodotti che siano chiare, non fuorvianti, facilmente accessibili e di qualità.

Si tratta di un modo di concepire la comunicazione ambientale lontano anni luce dal c.d. greenwashing, neologismo composto dalle parole green e whitewash, ossia imbiancare e, in senso figurato, insabbiare o mascherare qualcosa. Fu coniato in America nei primi anni Novanta per descrivere il comportamento di alcune grandi aziende che avevano associato la propria immagine alle tematiche ambientali, al fine di distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica dalle responsabilità derivanti dall’inquinamento causato dalle proprie attività produttive.

Ora è troppo presto per tracciare un primo bilancio sugli effetti prodotti da questa norma sulla comunicazione ambientale. Tuttavia, si può affermare che per certi versi si tratta di una norma ambiziosa, che si pone l’obiettivo di rivoluzionare dalle fondamenta il settore della comunicazione ambientale. Scardinando un meccanismo composto da: segretezza dei brevetti, comunicazione non sempre limpida verso terze parti e consumatori, e confusione terminologica.

Da una parte si richiede uno sforzo alle organizzazioni per adeguare le proprie comunicazioni ambientali ai nuovi principî e linee guida. All’interno del testo della norma per esempio, in diversi punti, ricorre il termine ‘semplificare‘, nonché la necessità che le organizzazioni si assicurino che le informazioni comunicate siano comprensibili, chiare e non fuorvianti, con particolare riferimento a dati e grafici.

Ma c’è anche una richiesta di analogo sforzo ai consumatori. Sempre di più dovranno essere in grado di leggere e comprendere comunicazioni dell’impronta ambientale basate su principî e linee guida rigorosi. Ed orientare poi di conseguenza le proprie scelte di consumo, praticando nella quotidianeità un vero e proprio consumo critico. 


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Greta e il premio Nobel

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Greta Thunberg ci è andata vicino: era data come super favorita al premio Nobel per la Pace, che è stato assegnato invece al quarantatreenne primo ministro dell'Etiopia, per la firma dell'accordo di pace con l'Eritrea - da sempre in conflitto con l'Etiopia - nonché per le sue riforme improntate alla libertà di stampa e delle persone. 

Cosa hanno in comune queste due figure?

Apparentemente poco: tornando a Greta Thunberg, in realtà, il suo farsi portavoce dell'esigenza delle nuove generazioni di preservare il pianeta è un argomento ancora piuttosto divisivo, che non genera pace perché molti persone ed istituzioni mettono ancora in dubbio e contestano aspramente il fatto che gli effetti nefasti che il cambiamento climatico produce sul nostro Pianeta siano in larga parte da attribuire alle attività umane. Tuttavia, per la concreta realizzazione del suo messaggio - maggiore attenzione delle persone e misure dei Governi volte a salvaguardare realmente il pianeta per le prossime generazioni - la pace è certamente condicio sine qua non: la guerra infatti è un elemento deleterio per il nostro pianeta, per le persone che le combattono e per coloro che ne sono vittime (si pensi soltanto all'impatto e alla potenza delle armi: morte, distruzione delle città, inquinamento del suolo e dell'aria, per non parlare del dispendio di risorse economiche inevitabilmente sottratte, tra l'altro, a quei provvedimenti che potrebbero mitigare gli effetti del cambiamento climatico).

Pur tuttavia, esiste un elemento assolutamente comune fra Greta e il primo ministro EtiopeAbiy Ahmed Ali: l'intento che li anima parte da un medesimo presupposto, quello di dimostrare che si può rovesciare lo stato delle cose, contro tutto e contro tutti. Il politico etiope è il primo capo di governo oromo, un'etnia largamente diffusa in Etiopia che si è sempre sentita discriminata politicamente, etnicamente e culturalmente. Non solo: pur essendo entrato nell'esercito, ed avendo fatto una certa carriera al suo interno, non se ne è fatto fagocitare: è risaputo infatti che molta dell'instabilità e dei problemi economici in Etiopia sono dovuti al forte controllo esercitato dai militari sulla vita pubblica.

Per poter "rovesciare le cose" è necessario che tutti diano un contributo. Questo ci insegna la sedicenne Greta con le sue richieste, ora accorate, ora aggressive, di adottare ad ogni livello della Società abitudini e comportamenti rispettosi del Pianeta.

Mentre ci chiedevamo con quale argomento ricominciare a postare su questo blog dopo la pausa estiva e la ripresa dell'attività lavorativa - che tende a sottrarre sempre di più il tempo per scrivere sul blog - abbiamo pensato a Greta e alla enorme importanza dei suoi appelli. E subito dopo ci siamo chiesti: cosa possiamo fare noi per l'Ambiente? Ci siamo dati questa risposta: continuare a scrivere e informare per quanto possiamo su come le norme, le leggi e le sentenze rispettano, tutelano - o non riescono a farlo - l'Ambiente.

La frequenza di aggiornamento di questo blog è scesa perché Andrea Quaranta scrive in materia  di diritto dell'ambiente e molto altro su diverse testate on e off line. Tornerà certamente a scrivere anche su questo blog. Così come alcune delle figure professionali con cui collabora attualmente scriveranno i loro contributi all'interno del blog. 


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Il Dossier sulle autorizzazioni ambientali con gli articoli di Andrea Quaranta

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Sul portale INSIC è stato pubblicato un Nuovo Dossier tematico dedicato alle Autorizzazioni ambientali tratto dalla rivista Ambiente&Sicurezza sul Lavoro.

Il dossier AUTORIZZAZIONI AMBIENTALI raccoglie gli articoli più rilevanti pubblicati in materia di autorizzazioni ambientali sulla rivista Ambiente & Sicurezza sul lavoro tra il 2017 e il 2019.

Tutti i contributi tratti dalla rivista sono realizzati da Andrea Quaranta  e anticipati da un approfondimento sul testo del Decreto n. 104 del 15/04/2019 sulle modalità di redazione della "Relazione di riferimento" AIA. 

Il Dossier è liberamente scaricabile in formato PDF a questo link

INDICE del DOSSIER AUTORIZZAZIONI AMBIENTALI:
  • Relazione di riferimento AIA: un decreto su contenuti e modalità di allegazione Di Antonio Mazzuca - InSic maggio 2019;

  • Autorizzazione integrata ambientale: tra futuribili novità normative, disciplina transitoria e discrezionalità tecnico-amministrativa Di Andrea Quaranta, Ambiente&Sicurezza sul Lavoro, Maggio 2019;

  • Controlli AIA: l'importanza della conoscenza condivisa in un sistema unitario a rete Di Andrea Quaranta, Ambiente&Sicurezza sul Lavoro, Settembre 2018;

  • Medi impianti di combustione: la nuova disciplina su prevenzione e limitazione delle emissioni in atmosfera Di Andrea Quaranta, Ambiente&Sicurezza sul Lavoro, Febbraio 2018;

  • Autorizzazioni ambientali: focus sul riordino a seguito della riorganizzazione delle Pubbliche Amministrazioni Di Andrea Quaranta, Ambiente&Sicurezza sul Lavoro, Maggio 2017;

Per maggiori approfondimenti sull'argomento, potete leggere i post di Andrea Quaranta, pubblicati all'interno di questo blog, raggruppati sotto l'etichetta Autorizzazione integrata ambientale, e quelli sotto l'etichetta Autorizzazione unica.


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