La business continuity ai tempi del Covid-19: ne parlerà Andrea Quaranta

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Business continuity e gestione dei rischi (non solo) in tempi di Covid19, come ragionare in termini strategici per fare la differenza anche in momenti di emergenza. Ne parlerà Andrea Quaranta nel corso di un webinar gratuito mercoledì 20 maggio.
  

Qual è il rapporto tra l’emergenza sanitaria del Covid-19 e la business continuity? 

E’ questa un’occasione per elaborare una nuova strategia della prevenzione e della sostenibilità? Queste le domande su cui si incentrerà il webinar live in cui sarà relatore Andrea Quaranta e che si terrà mercoledì 20 maggio dalle 16.00 alle 17.00. ISCRIVITI AL WEBINAR 

 Business continuity VS discontinuità del Covid-19: si può fare la differenza anche in momenti di emergenza.
La crisi generata dall’emergenza sanitaria ha portato alla luce i limiti e le contraddizioni di un modello di business che non ha mai preso in seria considerazione gli aspetti della prevenzione, e per questo troppo fragile e impreparato ad affrontare i rischi derivanti da politiche aziendali poco lungimiranti. 

È adesso, durante la gestione dell’emergenza a cui non eravamo preparati, che occorre mettere le basi per progettare un futuro all’insegna delle molteplici sostenibilità. 

E' un webinar firmato da WKI editore e Teknoring

Il webinar fa parte di un ciclo di incontri gratuiti in aula virtuale organizzati da Wolters Kluwer e Teknoring; si tratta del quarto appuntamento del ciclo formativo rivolto ai professionisti dell’HSE e RSPP, con l’obiettivo di illustrare percorsi di risk management e strategie utili in tempi di emergenza e nelle nuove fasi che ci stiamo preparando a vivere. 

Sponsor dell’iniziativa è la nuova soluzione integrata pensata per la compliance HSE in azienda: Legal Inventory & SIMPLEDO (scopri di più). 

Data e temi del webinar

Il webinar live gratuito “Come ragionare in termini strategici di business continuity per fare la differenza anche in momenti di emergenza” si terrà mercoledì 20 maggio 2020 dalle 15.00 alle 16.00. 
Il programma dell’incontro: Cos’è la continuità operativa? Quali sono le differenze con concetti “satellite” (risk management; change management; disaster recovery, gestione della complessità; resilienza operativa) Come ragionare in termini di business continuity e implementare un sistema che consenta la continuità operativa?   ISCRIVITI AL WEBINAR 


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MinGiustizia: Direttiva 4 marzo 2020: adozione di modalità di lavoro agile

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Ministero della Giustizia, Direttiva 4 marzo 2020 - Direttiva recante misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica attraverso l’adozione di modalità di lavoro agile meglio noto come smart working.


Quali categorie di dipendenti pubblici possono essere autorizzati allo smart working? 

La direttiva contiene, al punto 1, l’autorizzazione al lavoro agile per alcune categorie di dipendenti pubblici (i dipendenti rientranti nel Comparto Funzioni Centrali del Dipartimento dell’Organizzazione giudiziaria, Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità e dell’Amministrazione degli Archivi Notarili, in servizio presso gli Uffici e servizi centrali e territoriali delle citate Amministrazioni).

Quali sono le attività e i processi lavorativi delocalizzabili?

Inoltre, si precisa che l’esecuzione del rapporto di lavoro in modalità di smart working è possibile per tutte le attività e i processi lavorativi almeno in parte delocalizzabili (tali cioè da non postulare la costante presenza fisica nella sede di lavoro del dipendente addetto), senza ulteriore distinzione di categoria di inquadramento e di tipologia di rapporto di lavoro. 

Al punto 2 si precisa che durante le giornate di smart working, la prestazione lavorativa potrà essere svolta dalla propria residenza o da altro domicilio, previo accordo con la direzione dell’Ufficio o servizio di appartenenza e che il dipendente gode di autonomia. I risultati dell’attività lavorativa sono sottoposti a monitoraggio e valutazione da parte del direttore dell’Ufficio o del Servizio. 

Chi individua le tipologie di attività delocalizzabili?

Sono i direttori degli Uffici a individuare le tipologie di attività ritenute delocalizzabili in tutto o in parte: si possono considerare come delocalizzabili le attività che, in tutto o in parte, risultino compatibili con una prestazione lavorativa resa a distanza che non comporti disagio alla funzionalità delle strutture o servizi. La direttiva a questo proposito cita diversi esempi di attività delocalizzabile. 

Come si richiede l'autorizzazione al lavoro agile?

Al punto 4 si precisa che l’accesso del rapporto di lavoro in modalità di smart working è disposto su base volontaria mediante compilazione e presentazione di istanza. L’istanza dovrà essere corredata dalla proposta di progetto individuale di lavoro agile utilizzando la modulistica allegata. I direttori degli Uffici e dei Servizi raccolgono le manifestazioni di disponibilità dei lavoratori nel più breve tempo possibile. I dipendenti, nel manifestare la propria disponibilità, devono indicare i propri contatti nonché gli strumenti informatico – elettronici di cui sono dotati. Successivamente, la direttiva specifica quali informazioni deve riportare il progetto di lavoro individuale del lavoratore che sceglie la modalità smart working. 

Il progetto individuale

Al punto 5 si specifica che il progetto assegnato al dipendente contiene le prescrizioni in materia di riservatezza dei dati ed inoltre vengono specificati gli impegni che il dipendente assume nell’ambito del lavoro agile. Tra questi vi è l’impegno a rispettare le norme in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro e sull’utilizzo delle strumentazioni tecniche (utilizzare le dotazioni informatiche eventualmente consegnategli esclusivamente per ragioni di servizio, senza alterare la configurazione del sistema o installare software in difetto di preventiva autorizzazione); nonché le specifiche norme sulla salute e sicurezza nel lavoro agile di cui all’articolo 22, comma 1, della legge 22 maggio 2017, n. 81.

Viene stabilito che il trattamento economico, sia fondamentale che accessorio, non subisce alcuna modifica, non derivando dalla prestazione di smart working alcun diritto all’acquisizione di incrementi retributivi. Si specifica che non sono configurabili prestazioni straordinarie né la corresponsione di buoni pasto e sono a carico del dipendente le spese riguardanti i consumi elettrici, di connessione alla rete Internet e le comunicazioni telefoniche con l’Ufficio o Servizio

Quale percentuale massima di lavoratori può essere autorizzata allo smart working?

Non sussistono, nell’applicazione di tale misura di contenimento del rischio di contagio da COVID-19, limiti numerici o percentuali alle unità di lavoratori che possono svolgere la propria prestazione in modalità smart working. La direttiva specifica che nell’esercizio del potere datoriale, l’accesso in modalità smart working dovrà favorire il personale rientrante in alcune categorie elencate tra cui ad esempio i lavoratori con figli in condizioni di disabilità. 

Il punto 7 tratta invece dell’assolvimento degli obblighi INAIL.



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Aste verdi, come finanzieranno il Green New Deal?

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Aste verdi, come finanzieranno il Green New Deal? E' questo il titolo dell'articolo di Andrea Quaranta che potete leggere sul portale Teknoring.

L'articolo chiarisce in cosa consistono le aste verdi e come funziona il meccanismo dell’Emission Trading System, o Sistema Europeo di Scambio di Quote di Emissione, attraverso una tabella che ne elenca gli aspetti salienti. L'articolo prosegue con un focus sulle aste verdi (come funzionano, chi può partecipare alle aste verdi) e spiega il ruolo del GSE.

Perché parliamo di aste verdi 

L'occasione per parlare delle aste verdi è data dal Decreto Clima, che contiene una serie di incentivi per promuovere il Green New Deal come:
  • il “buono mobilità”,
  • un fondo per finanziare progetti di creazione, prolungamento, ammodernamento di corsie preferenziali di trasporto pubblico locale e
  • un programma sperimentale di messa a dimora di alberi, di reimpianto e di silvicoltura a favore delle città metropolitane. 
Il Decreto Clima è in Gazzetta ufficiale n. 241 del 14 ottobre 2019. Il decreto-legge 14 ottobre 2019, n. 111 reca “Misure urgenti per il rispetto degli obblighi previsti dalla direttiva 2008/50/CE sulla qualità dell’aria e proroga del termine di cui all’articolo 48, commi 11 e 13, del decreto legge 17 ottobre 2016, n. 189, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 dicembre 2016, n. 229”.

Tutte e tre le misure sopra citate saranno finanziate con una quota parte dei proventi delle aste delle quote di emissione di CO2, versata dal GSE ad apposito capitolo del bilancio dello Stato. 


L'articolo di Andrea Quaranta tratta questi argomenti:

  • L’Emission Trading System: cos’è e come funziona
  • Focus sulle aste aste verdi
  • Settori e gas interessati
  • Il ruolo del GSE nelle aste verdi.


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Rischi Ambientali - Come riconoscerli e gestirli garantendo la business continuity: pubblicati gli atti del convegno

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Sono stati pubblicati gli atti del convegno, che si è tenuto durante i lavori di Safety Expo 2019, Rischi Ambientali - Come riconoscerli e come gestirli garantendo la business continuity coordinato da Andrea Quaranta.

Il dossier di oltre 15 pagine è inserito sul numero di dicembre 2019 della rivista Ambiente & Sicurezza sul Lavoro di EPC periodici (sul numero precedente, quello di novembre, sono inseriti invece altri dossier sempre relativi a eventi di Safety Expo). 

L’incontro, svoltosi lo scorso 19 settembre, si è articolato in una vera e propria narrazione - coordinata dai due interventi di Andrea Quaranta, ad apertura e chiusura del convegno, nonché dagli interventi di raccordo  - in cui sono intervenuti:
Stefano Di Nauta che ha parlato di cosa bisogna fare appena un evento con potenziale impatto sulle matrici ambientali si è verificato (i tempi e le norme da rispettare, i soggetti coinvolti); successivamente, 
Maurizio Melino che ha spiegato cosa occorre fare affinché quel tipo di accadimento non si verifichi. Occorre progettare, realizzare, implementare e aggiornare un sistema di gestione ambientale, ancora meglio se integrato con la sicurezza, visto che spesso gli episodi inquinanti hanno conseguenze pesanti sui lavoratori coinvolti. 
Ultimo punto, ma non meno importante, è capire quali sono gli strumenti per trasferire parte del rischio ambientale e poter usufruire di un aiuto ulteriore nei delicati momenti che seguono il verificarsi dell’evento. Questo aspetto è stato al centro dell’intervento di Lisa Casali.

Per conosce più in dettaglio i relatori e una breve scheda per ciascun intervento, consigliamo la lettura del post Rischi ambientali: come riconoscerli e gestirli garantendo la business continuity pubblicato sul sito di Natura Giuridica.


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Rapporto IPCC e urgenze sul cambiamento climatico, di Andrea Quaranta

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Rapporto IPCC e urgenze sul cambiamento climatico di Andrea Quaranta
A conclusione di quest'anno 2019, in cui il cambiamento climatico è stato spesso al centro del dibattito internazionale, segnaliamo l'articolo dal titolo Rapporto IPCC e urgenze sul cambiamento climatico di Andrea Quaranta recentemente pubblicato sul portale Teknoring.

Nell'articolo si parla dei temi al centro dell'ultimo Special Report dell’Intergovernmental Panel on Climate Change, o Rapporto IPCC, in cui si evidenzia l’urgenza di dare priorità in maniera tempestiva ad azioni coordinate e ambiziose, indispensabili per affrontare cambiamenti persistenti e senza precedenti che riguardano l’oceano e la criosfera. 
Il report si concentra sul rapporto tra clima e territorio, studiando le conseguenze del riscaldamento su agricoltura e foreste.  Il messaggio più importante del voluminoso rapporto è che oceani e criosfera stanno già cambiando sotto l’effetto del riscaldamento globale e che continueranno a mutare in modi in buona parte ancora imprevedibili: da qui la necessità di adattarsi alle mutate condizioni, dal momento che alcuni cambiamenti – secondo il report – non possono essere fermati. Serve una politica che sappia adattarsi ai cambiamenti climatici: una politica resiliente.

Ecco il sommario dell'articolo:

Il rapporto IPCC per adattarsi al cambiamento
Persone, terra e clima in un mondo che si sta (surri)scaldando
Resilienza parola d’ordine del Rapporto IPCC
Le concrete azioni (a breve e a lungo termine)
Lo sviluppo sostenibile e i tre pilastri della sostenibilità

Chi ha realizzato il report IPCC?

Il Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico ha diffuso un nuovo rapporto speciale sul clima, presentato nei mesi scorsi a Ginevra. Il rapporto – il terzo pubblicato nell’ultimo anno dall’IPCC – è il frutto del lavoro compiuto da 107 scienziati. Questi hanno considerato 6.981 pubblicazioni e 31.176 commenti provenienti da revisori e Governi di 80 paesi. Il documento si concentra sul mare e sulle aree ghiacciate del pianeta.

Cos’è l’IPCC? 

Il Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (Intergovernmental Panel on Climate Change – IPCC) è il principale organismo internazionale per la valutazione dei cambiamenti climatici. L’IPCC è stato istituito nel 1988 dalla World Meteorological Organization (WMO) e dall’United Nations Environment Program (UNEP). Serve a fornire ai governi di tutto il mondo una chiara visione scientifica dello stato attuale delle conoscenze sul cambiamento climatico e sui suoi potenziali impatti ambientali e socio-economici, allo scopo di studiare il riscaldamento globale. 

Continua la lettura sul portale Teknoring - Rapporto IPCC - Cambiamento Clmatico.



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UNI EN ISO 14026:2018 su etichettatura e dichiarazioni ambientali per una comunicazione ambientale veritiera

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È passato quasi un anno dal 6 dicembre 2018, giorno di entrata in vigore della norma UNI EN ISO 14026:2018 sull’etichettatura e dichiarazioni ambientali – Principî, requisiti e linee guida per la comunicazione delle informazioni sull’impronta ambientale (footprint).

Il nuovo standard internazionale nasce per garantire a imprese e consumatori una comunicazione ambientale che trasmetta una reale impronta ecologica. Partendo dal dato normativo, Andrea Quaranta analizza i possibili impatti che la nuova norma potrebbe avere sulla comunicazione ambientale. Questi gli argomenti affrontati nell'articolo dal titolo Comunicazione ambientale, guerra al greenwashing e norma UNI pubblicato sul portale teknoring.com
  1. 1. Domande fondamentali e comunicazione ambientale
  2. 2. Quanto abbiamo bisogno di una comunicazione ambientale corretta?
  3. 3. Dalla lotta al greenwashing ai requisiti del programma di comunicazione
  4. 4. Una rivoluzione non solo nella comunicazione ambientale (!?)
La pubblicazione del nuovo standard sancisce il diritto di consumatori e imprese a ricevere informazioni sull’impronta ambientale dei prodotti che siano chiare, non fuorvianti, facilmente accessibili e di qualità.

Si tratta di un modo di concepire la comunicazione ambientale lontano anni luce dal c.d. greenwashing, neologismo composto dalle parole green e whitewash, ossia imbiancare e, in senso figurato, insabbiare o mascherare qualcosa. Fu coniato in America nei primi anni Novanta per descrivere il comportamento di alcune grandi aziende che avevano associato la propria immagine alle tematiche ambientali, al fine di distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica dalle responsabilità derivanti dall’inquinamento causato dalle proprie attività produttive.

Ora è troppo presto per tracciare un primo bilancio sugli effetti prodotti da questa norma sulla comunicazione ambientale. Tuttavia, si può affermare che per certi versi si tratta di una norma ambiziosa, che si pone l’obiettivo di rivoluzionare dalle fondamenta il settore della comunicazione ambientale. Scardinando un meccanismo composto da: segretezza dei brevetti, comunicazione non sempre limpida verso terze parti e consumatori, e confusione terminologica.

Da una parte si richiede uno sforzo alle organizzazioni per adeguare le proprie comunicazioni ambientali ai nuovi principî e linee guida. All’interno del testo della norma per esempio, in diversi punti, ricorre il termine ‘semplificare‘, nonché la necessità che le organizzazioni si assicurino che le informazioni comunicate siano comprensibili, chiare e non fuorvianti, con particolare riferimento a dati e grafici.

Ma c’è anche una richiesta di analogo sforzo ai consumatori. Sempre di più dovranno essere in grado di leggere e comprendere comunicazioni dell’impronta ambientale basate su principî e linee guida rigorosi. Ed orientare poi di conseguenza le proprie scelte di consumo, praticando nella quotidianeità un vero e proprio consumo critico. 


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