Domani 17 aprile 2019 l’Istat presenta il II Rapporto SDGs

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Domani a Roma l'ISTAT presenta il secondo Rapporto sugli SDGs. I Sustainable Development Goals (SDGs) sono gli obiettivi per il 2030 promossi dalle Nazioni Unite nell’ambito dell’Agenda Globale per lo Sviluppo Sostenibile, un programma di azione per i 193 Paesi membri dell’ONU, che ha lo scopo di ridurre la povertà e le forme di disuguaglianza, garantendo una crescita economica duratura e sostenibile. 

A partire dal dicembre 2016 l'ISTAT rende disponibili con cadenza semestrale molti indicatori per l’Italia sulla piattaforma informativa dedicata agli SDGs del sito, costruita in collaborazione con diversi enti del Sistema Statistico Nazionale. Nel corso del convegno, insieme all'aggiornamento degli indicatori utilizzati per monitorare il percorso di avvicinamento agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile seguiti dai vari paesi, l’Istat presenta i contenuti del Rapporto 2019: una descrizione dei processi che hanno condotto alla scelta degli indicatori, l’analisi delle tendenze temporali e delle interrelazioni esistenti tra i diversi fenomeni, una sezione dedicata alle regioni italiane. 

Viene inoltre affrontato il ruolo cruciale del Sistan e dell’Istat nella produzione dell’informazione necessaria al monitoraggio dell’Agenda 2030 e della Strategia Nazionale di Sviluppo Sostenibile, che l'ISTAT porta avanti insieme a partner nazionali e internazionali. 





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Programma Ambiente e Clima UE Life 2021-27: nuove prospettive per il nostro futuro

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Tutela dell’ambiente, mitigazione dei cambiamenti climatici e passaggio all’energia pulita - migliorando l’efficienza energetica e aumentando la quota di energie rinnovabili nel mix energetico - su tutto questo si concentrerà il prossimo programma europeo Life 2021-2027 per l’ambiente e l’azione per il clima, nell’ambito del bilancio a lungo termine della Ue per il 2021-2027. Parlamento europeo e Consiglio hanno raggiunto un accordo provvisorio (serve ora l’approvazione formale) che piace alla Commissione europea.

Cos'è Life?

Life è uno dei programmi di finanziamento dell’UE per i quali la Commissione ha proposto il maggiore aumento proporzionale per il periodo 2021-2027. La Commissione ha inoltre proposto che almeno il 25 % della spesa UE di tutti i programmi dell’Unione sia destinato al conseguimento degli obiettivi climatici. Life è un programma cardine dell’attività europea di finanziamento a favore dell’ambiente e del clima e finora ha finanziato oltre 4600 progetti in UE e nei paesi terzi, mobilitato quasi 10 miliardi di euro, elargito oltre 4,3 miliardi di euro.

L’attuale programma Life si concluderà nel 2020. 

A questo proposito, segnaliamo che sul nuovo sito del programma Life (il vecchio portale è stato archiviato a dicembre 2018) per il 30 aprile prossimo è prevista una giornata di informazione e networking sul bando LIFE 2019 per le proposte di progetto con l'opportunità di incontrare il team che si occupa della gestione operativa del programma Life. Si può partecipare previa registrazione.
Inoltre, il 16 maggio 2019 si svolgerà il premio LIFE in cui verranno presentati i tre vincitori nei settori della protezione della natura, dell'ambiente e dell'azione per il clima e sarà possibile incontrare i 15 progetti LIFE più innovativi, ispirati ed efficaci conclusi lo scorso anno.
Due buone occasioni per orientarsi e informarsi, rivolte a chi è alla ricerca di nuove opportunità di finanziamento per l'ambiente e l'azione per il clima. 

Ce lo chiedono i giovani.

Sostiene Karmenu Vella, Commissario per l’Ambiente, gli affari marittimi e la pesca: “Ogni giorno vediamo centinaia di migliaia di giovani europei marciare per il futuro del nostro pianeta e chiederci di fare di più. Con maggiori fondi possiamo rispondere meglio a queste preoccupazioni, accelerare la transizione verso l’economia circolare e ridurre la nostra impronta sulla natura e la biodiversità.”
Sono previsti, dice Bruxelles, “fondi per conseguire gli obiettivi strategici fondamentali in linea con la visione strategica a lungo termine dell’UE per un’economia prospera, moderna, competitiva e a impatto climatico zero entro il 2050. Gli interventi sosterranno la transizione completa a un’economia circolare, la preservazione e il miglioramento della qualità dell’aria e dell’acqua nell’UE, l’attuazione del quadro 2030 dell’UE per il clima e l’energia e l’assolvimento degli impegni assunti con l’accordo di Parigi sui cambiamenti climatici”.





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Regione Piemonte: ai Comuni contributi per la bonifica di manufatti contenenti amianto. Bando aperto

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E' stato pubblicato sul bollettino ufficiale della Regione Piemonte il bando regionale per la presentazione delle istanze di contributo per l’assegnazione di risorse finanziarie destinate alla bonifica di manufatti contenenti amianto: oltre 2 milioni di euro sono destinati per la rimozione dell'amianto dagli edifici pubblici.
All'interno del blog ci siamo già occupati dell'amianto sotto diversi aspetti (le iniziative e i bandi di finanziamento per agevolare la rimozione dell'amianto, notizie legate alle sentenze giurisprudenziali, e alle raccolte dati sulle patologie causate dall'amianto). La società Natura Giuridica può assistervi nella gestione delle problematiche riguardanti lo smaltimento dell'amianto incluso l'accesso a bandi e finanziamenti
Il bando della Regione Piemonte è aperto ai Comuni piemontesi e le risorse saranno assegnate per contribuire alla bonifica, mediante rimozione, di edifici e strutture di proprietà comunale con manufatti contenenti amianto. La scadenza per presentare la domanda è fissata al 15 maggio 2019. Gli interventi dovranno essere realizzati dai Comuni beneficiari del contributo entro il 30 novembre 2020.
Il finanziamento regionale coprirà il 100% dell’importo netto dei costi di bonifica e dei costi per il ripristino, strettamente conseguenti alla rimozione dei manufatti contenenti amianto, oltre all’importo netto degli oneri per la sicurezza. L’importo massimo del contributo regionale assegnabile per singola istanza è pari ad € 250.000,00. Le richieste di contributo vanno presentate agli uffici della Direzione regionale Ambiente, Governo e Tutela del Territorio.
La documentazione contenente i termini e le modalità di presentazione delle istanze di contributo è disponibile sul bur della Regione Piemonte e nella sezione del sito web della Regione Piemonte relativa ai Bandi di finanziamento.
 “Con questo ultimo bando la Regione Regionale avrà assegnato oltre 8 milioni di euro sulla legge 30 del 2008 – afferma l’assessore all’Ambiente della Regione Piemonte, Alberto Valmaggia – Un segnale importante soprattutto nei confronti dei nostri ragazzi che frequentano le scuole pubbliche, le quali saranno i principali edifici su cui il bando vuole intervenire”.

Link utili: 



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La fine dl SISTRI

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Dal 13 febbraio 2019 decorre l'istituzione del "Registro elettronico nazionale per la tracciabilità dei rifiuti", gestito direttamente dal Ministero dell'Ambiente, che sancisce la fine del SISTRI. Lo ha stabilito la L. 11 febbraio 2019, n. 12, di conversione del Dl 135/2018 (cd. "Semplificazioni"), pubblicata nella G.U. Serie Generale n.36 del 12-02-2019.
Nel confermare la soppressione (dall'1/1/2019) del Sistri, la legge ribadisce altresì l'applicazione, fino alla piena operatività del nuovo sistema, degli articoli 188, 189, 190 e 193 del Dlgs 152/2006 nel testo previgente alle modifiche apportate dal Dlgs 205/2010. 
Debutta pertanto il nuovo “Registro elettronico nazionale per la tracciabilità dei rifiuti", il successore del Sistri, che obbliga al suo utilizzo un novero di soggetti più ampio di quello previsto dal soppresso sistema. 
Al neo Registro sono obbligati ad iscriversi, secondo il tenore letterale del testo approvato: "enti e le imprese che effettuano il trattamento dei rifiuti, i produttori di rifiuti pericolosi e gli enti e le imprese che raccolgono o trasportano rifiuti pericolosi a titolo professionale o che operano in qualità di commercianti ed intermediari di rifiuti pericolosi, i Consorzi istituiti per il recupero e il riciclaggio di particolari tipologie di rifiuti, nonché, con riferimento ai rifiuti non pericolosi, i soggetti di cui all'articolo 189, comma 3, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152". 
Il campo di applicazione del nuovo sistema non appare dunque più contemplare le esenzioni dall'obbligo di iscrizione previste dalla soppressa "normativa Sistri" a favore di alcune piccole strutture e (tranne mirate eccezioni) per soggetti che interagivano esclusivamente con rifiuti urbani. 
Per l’operatività del nuovo Registro occorrerà però attendere un decreto regolamentare del Ministero dell'Ambiente, che detterà i termini entro cui iscriversi, le regole organizzative e funzionali del sistema, gli adempimenti (anche economici) a carico degli operatori e le norme sanzionatorie.
Si spera che il destino di questo nuovo sistema sia meno travagliato del SISTRI, che ha spesso dimostrato tutti i suoi limiti tecnologico - organizzativi, mettendo in grande difficoltà gli operatori professionali, come abbiamo avuto modo di raccontare in questo blog nel corso di diversi post, in una sorta di SISTRI story, SISTRI telenovela o, se volete, SISTRI romanzo a puntate: 

1- Sistri: tracciabilità a febbraio 2012? abrogato con un decreto nell'estate del 2011, il SISTRI viene d fatto risuscitato e reso obbligatorio a partire dal 9 febbraio 2012.
2- Sistri: al via i test in cui si racconta come, per superare tutti i deficit del sistema, viene avviata una imponente serie di test e simulazioni.
3- Sistri: la telenovela continua tra minacce di class action e test di funzionamento, in svolgimento proprio in questi giorni, in cui si dava conto della minaccia, da parte di importanti associazioni di imprenditori, di intentare una class action contro il Ministero dell'Ambiente, a fronte delle spese sostenute per acquistare i componenti tecnologici per un sistema di tracciamento di fatto non ancora partito.
4- AL SISTRI AL SISTRI altro colpo di scena: con il successivo D.L. 216/11, il Governo Monti ha spostato la data di entrata in vigore del S.I.S.T.R.I. a giugno 2012.
5- SISTRI proroga al 2013 in questo caso il SISTRI viene ufficialmente sospeso e prorogato al 30 giugno 2013. Il provvedimento viene inserito nel Decreto Sviluppo dal 26 giugno 2012 facendo tirare di fatto un sospiro di sollievo alle imprese, che sperano nella creazione di un nuovo sistema più funzionale e semplificato.
6- Anno nuovo nuovo SISTRI? in cui, nel 2015 l'allora Ministro dell'ambiente, Galletti, tracciava un primo bilancio del sistri (raccontando il SISTRI come un sistema in emergenza cronica), disegnandone al tempo stesso l'evoluzione futura (in termini di innovazione e razionalizzazione del sistema).


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La spedizione transfrontaliera dei rifiuti al centro di un convegno a Firenze il 5 febbraio prossimo

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Il prossimo 5 febbraio 2019, presso l'Auditorium della Camera di Commercio di Firenze, si svolgerà un convegno sul tema della spedizione transfrontaliera dei rifiuti organizzato dalla sezione Toscana dell'ANGA - Albo Nazionale Gestori Ambientali, dalla Camera di Commercio di Firenze e dalla Scuola Superiore Sant’Anna.

Andrea Quaranta, titolare della società Natura Giuridica, da diversi anni consulente per numerose imprese estere che operano nel transboundary movements of waste business, parteciperà a questa giornata.

Il convegno si svolgerà partendo dalla "condivisione delle esperienze più rilevanti, delle potenzialità del settore e delle principali criticità emergenti dalla applicazione di questa disciplina nei diversi Paesi, con un focus particolare sull’Italia, raccontate da esperti, rappresentanti delle istituzioni ed enti europei e nazionali e dalle imprese che sono direttamente coinvolte nelle spedizioni transfrontaliere". 
Sarà pertanto un'occasione di confronto di esperienze sul campo in cui le aziende che sono nel business del trasporto transfrontaliero di rifiuti avranno l'occasione di confrontarsi sia con le Istituzioni che in Italia sono coinvolte in prima linea nella regolamentazione di questo delicato settore (gli Albi Gestori Ambientali nelle loro diverse sezioni regionali), sia con studiosi che hanno avuto modo di approfondire le caratteristiche di questo settore e ne tracciano evoluzioni e trend.

Come si ricorda nella pagina di presentazione del convegno, "La spedizione transfrontaliera di rifiuti consiste nella movimentazione di rifiuti tra due o più Paesi. La Convenzione di Basilea del 22 marzo del 1989, la Decisone OCSE C (2001)107 e il Regolamento CE 1013/2006 dettano la disciplina delle spedizioni transfrontaliere di rifiuti a livello internazionale ed unionale, trovando applicazione in base ai Paesi coinvolti nel trasporto, alle caratteristiche dei rifiuti trasportati e al trattamento a cui gli stessi saranno sottoposti, una volta giunti a destinazione.
L’intreccio tra il livello unionale e il livello nazionale e la relazione con altre discipline che intrinsecamente interessano la materia, come, ad esempio, l’autotrasporto conto terzi, così come la validità e riconoscibilità di taluni atti, comportano varie problematiche di natura procedurale ed operativa, con particolare riferimento agli adempimenti cui le imprese devono ottemperare al fine di effettuare un trasporto transfrontaliero di rifiuti in maniera conforme alla normativa vigente nei diversi Paesi interessati". 

Tra le tematiche trattate nel convegno: 
  • La gestione amministrativa delle spedizioni transfrontaliere di rifiuti in Italia: barriere ed opportunità
  • Spedizione transfrontaliera di rifiuti: analisi dei flussi







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Le liti nel Governo M5S-Lega in merito all’incenerimento (o termovalorizzazione) di rifiuti

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Il Governo giallo verde vede contrapposti fra di loro Luigi Di Maio (contrario agli inceneritori) e Matteo Salvini (favorevole ai termovalorizzatori. Analisi del perché in Italia, in tema di rifiuti e, in particolare, di incenerimento (o termovalorizzazione?) di rifiuti nessuno ha il coraggio di porsi le domande giuste.


”MatteoQuello relativo all’incenerimento dei rifiuti è un argomento che mi interessa particolarmente perché l'incenerimento è il primo tema di cui mi sono occupato, ormai 16 anni fa, quando ho cominciato ad occuparmi di diritto dell’ambiente.

Nel tempo, ho fatto molte ricerche normative, mi sono documentato, ho scritto anche diversi altri articoli sul tema (v. fondo del post): posso dire che, quando parlo di incenerimento, ne parlo con cognizione di causa e non solo dal punto di vista giuridico. 

E' per questo motivo che, di fronte alle ennesime prese di posizione aprioristiche – pro o contro incenerimento dei rifiuti, o come preferiscono dire in televisione, in modo più accattivante ma non corretto dal punto di vista giuridico: termovalorizzazione dei rifiuti – e alle liti fra il Movimento 5 stelle (assolutamente contrario) e il suo partners di Governo, la Lega (aprioristicamente favorevole), mi domando: 

"Perché il M5S e la Lega, sul tema incenerimento dei rifiuti, non si pongono alcune domande, prima di dare delle risposte inadeguate?".

Piccola premessa: in materia di rifiuti, lo stesso ragionamento vale per tutte le altre forze politiche, che si sono succedute alla guida del Governo negli anni passati. La mia non è una critica a questo Governo, ma a tutta la nostra politica, nel suo complesso. E, per dimostrarlo, riporto qui il link ad un mio precedente articolo - pubblicato su Edicola Professionale Ipsoa - in cui, patendo da una precedente critica allo #SbloccaItalia voluto da Matteo Renzi, mi chiedevo il perché di un decreto sull’individuazione a livello nazionale della capacità complessiva di trattamento di rifiuti urbani e assimilati degli impianti di incenerimento in esercizio o autorizzati, con l'indicazione espressa della capacità di ciascun impianto, e gli impianti di incenerimento con recupero energetico di rifiuti urbani e assimilati da realizzare per coprire il fabbisogno residuo. Nell'articolo, dopo aver analizzato l’intero iter di quel faticoso parto legislativo, mi domandavo, proprio come lo si fa adesso, perché il legislatore continua a non porsi le domande che andrebbero poste...

In questo post, voglio invece richiamare le mie conclusioni, già pubblicate sul blog Natura Giuridica in cui, anche per “sdrammatizzare” un argomento divisivo come quello relativo all’incenerimento dei rifiuti richiamavo una citazione ironica, tratta da un famoso romanzo di fantascienza umoristica: 42 è la risposta! Ma a quale domanda? 

Allora, quella bozza di decreto mostrava almeno due grosse criticità:"
• a volte in modo palese, ad esempio laddove il legislatore continua a volersi riferire al fatto che tali impianti di “termovalorizzazione” “costituiscono infrastrutture e insediamenti strategici di preminente interesse nazionale, e realizzano un sistema integrato e moderno di gestione di rifiuti urbani e assimilati, garantendo la sicurezza nazionale nell'autosufficienza del ciclo di gestione integrato dei rifiuti”;
 • a volte in modo più sfumato, e quindi potenzialmente ancora più pericoloso, sotto forma riferimento a forze esogene (ce lo chiede l'Europa), per giustificare qualsiasi decisione, specie se impopolare; l’utilizzo approssimativo di una terminologia non sempre coerente, sia che si tratti di “terminologia di dettaglio”, sia che si tratti di definizioni anche all’apparenza più cogenti, sia che si tratti, infine, di espressioni dirimenti per capire il contesto operativo; il pedante richiamo ad una gerarchia di gestione dei rifiuti diversa da quella reale, e modellata sulla base degli obiettivi (ehm: interessi) che si intendono raggiungere; la possibilità preventivata di revisionare periodicamente le previsioni del decreto, salvo farlo soltanto “in presenza di variazioni documentate” (in sostanza: solo a consuntivo, e non in base alle previsioni delle programmazioni regionali per il futuro…); la nuova formulazione delle disposizioni finali (comma 6), laddove il legislatore stabilisce che per le modifiche del decreto, si debba tener conto anche delle politiche in atto relative alla dismissione di impianti o alla riduzione di capacità di incenerimento per le sole regioni caratterizzate da una sovraccapacità di trattamento rispetto al relativo fabbisogno di incenerimento". 

Inoltre individuavo incongruenze/contraddizioni: 

"La più evidente – ma non per chi ha ipotizzato queste risposte – è quella che non riesce a rispondere alla seguente domanda, per il semplice fatto di non essersela posta: perché puntare sull’incenerimento dei rifiuti, con questa presunta fretta “non operativa” (ma senz’altro con frettolosità), in un momento in cui la produzione di rifiuti è in netto calo? 

E/ma soprattutto, perché puntare in questo modo così “cautelativo” sugli inceneritori che, per definizione, hanno una continua necessità di ricevere rifiuti, e per stessa ammissione del legislatore in passato sono stati sovradimensionati? Non si tratta, con tutta evidenza, delle domande che chi legifera dovrebbe porsi prima di intraprendere un percorso normativo, quanto piuttosto di interrogativi ex post che sorgono dalla lettura di queste risposte… 

Viene da chiedersi, inoltre, ad esempio:
- perché, stando così le cose, il legislatore afferma, in premessa, che “l’individuazione di un fabbisogno basato su percentuali di raccolta differenziata minori rispetto al 65 per cento e senza tener conto degli obiettivi di ulteriore riduzione di rifiuti urbani e assimilati, determinerebbe una capacità impiantistica sovradimensionata rispetto alle esigenze nazionali”? Senza contare il fatto che “gli impianti di trattamento preliminare hanno una capacità spesso superiore rispetto al fabbisogno di trattamento calcolato su una quantità di rifiuti residui derivanti da una raccolta differenziata a norma di legge”. 
- perché non si coordina la sedicente “strategia dell’incenerimento” (o incenerimento delle strategie?) con quanto di recente approvato con la legge sulla green economy, la quale prevede una serie di interventi che vanno in assoluta controtendenza rispetto a questa bozza di decreto?" 

Anche allora, sottolineavo l’assenza di qualsiasi connessione con gli scenari delineati nel “Pacchetto sull’economia circolare”, adottato dalla Commissione europea il 2 dicembre 2015 per promuovere la transizione dell'Europa verso un'economia circolare che aumenterà la competitività globale, sosterrà la crescita economica e genererà nuova occupazione. 
Il pacchetto – che contiene alcune proposte legislative riviste sui rifiuti nonché un piano d'azione globale, sulla base di una visione chiara e ambiziosa di lungo termine per aumentare il riciclaggio e ridurre il collocamento in discarica – parla anche di incenerimento, ma in termini (non mistificatori) più realistici, anche se utilizza il termine termovalorizzazione in modo giuridicamente border line… Alla precisa domanda (“Nell'ambito di queste proposte è ancora permesso l'incenerimento dei rifiuti?”) la Commissione, infatti, risponde affermando che “se non è possibile evitare di produrre rifiuti né è possibile riciclarli, recuperarne il contenuto energetico è di norma preferibile al collocamento in discarica, sia sotto il profilo ambientale che economico. Vi è quindi spazio per la termovalorizzazione, che contribuisce a creare sinergie con le politiche unionali in materia di energia e clima, ma sempre seguendo i principi della gerarchia dei rifiuti stabilita dall'UE. La Commissione esaminerà come ottimizzare questa pratica, senza compromettere il potenziale di realizzazione di tassi di riutilizzo e di riciclaggio più elevati e come sfruttare al meglio tale potenziale energetico. A tal fine la Commissione adotterà un'iniziativa sulla termovalorizzazione nell'ambito dell'Unione dell'energia”. 

Si tratta, in sostanza, di una questione di numeri. Già in quella bozza i conti non tornavano, anche soltanto considerando "il trend decrescente della produzione di rifiuti: a ciò si deve aggiungere che non vi è nessuna revisione dei calcoli per le Regioni con nuove programmazioni in corso di preparazione e che anche la terminologia utilizzata – non ulteriormente specificata – lascia ampi margini di movimento, sia in relazione ai presupposti localizzativi, sia con riguardo alla vera e propria realizzazione “di un sistema moderno ed integrato di gestione dei rifiuti urbani ed assimilati”. 

La normativa, specie quella ambientale, non ha bisogno di continui ritocchi di facciata, ma di essere emanata sulla base di dati precisi e di scelte strategiche. 


Di seguito, per i più curiosi, alcuni link ai post sull'incenerimento all'interno di questo stesso blog e poi:

Il nuovo incenerimento dei rifiuti alla luce delle modifiche introdotte dallo #SbloccaItalia: aguzzate la vista ... (Ambiente & sviluppo n. 1/2015)
Sblocca Italia e news ambientali: novità all’insegna di cosa? (Ambiente & sviluppo n. 11/2014) 
Emergenza rifiuti e diritti dell'uomo: quale tutela? (nota a TAR Campania n. 676/2012 e a CEDU 10 maggio 2012) (Ambiente & sviluppo n. 7/2012)
Ambiente, concorrenza e spedizioni di rifiuti destinati al recupero (Ambiente & sviluppo n. 4/2005) 
La Corte di Giustizia su incenerimento di rifiuti e recupero energetico (Ambiente & sviluppo n. 8/2003) 
Incenerimento con recupero di energia: procedimenti davanti alla Corte di Giustizia CE (Ambiente & sviluppo n. 2/2003) 




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