Visualizzazione post con etichetta Innovazione. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Innovazione. Mostra tutti i post

Cos'è la bioeconomia? Bio economia e sostenibilità

0 commenti
La definizione di "sviluppo sostenibile" risale al 1987 e fu data nell'ambito della Commissione mondiale sull’ambiente e sullo sviluppo (WCED) nel documento conosciuto come “rapporto Bruntland” - dal nome della coordinatrice della Commissione - in cui si sottolineava che è sostenibile quello “sviluppo che soddisfa i bisogni del presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri bisogni”. 
Con il passare degli anni, questo concetto si è evoluto e arricchito tanto che oggi si parla di molteplici sostenibilità per conciliare, in una sintesi che sia la più armonica possibile, le forti interconnessioni presenti nel mondo globalizzato e che spesso sono in contrasto tra loro: l'aumento di produttività per alimentare dignitosamente tutti gli esseri umani,  il rispetto degli ecosistemi e la salvaguardia della bio-diversità, gli interessi contrapposti delle diverse economie mondiali ed infine il rispetto di regole comuni, quello che potremmo chiamare "sostenibilità giuridica". 
Per realizzare contemporaneamente le molteplici sostenibilità occorre un nuovo modello economico, ed è qui che entra in scena la bioeconomia.


Read more

Le professioni ambientali o green jobs si affermano sempre di più

0 commenti
I nomi con i quali vengono oggi indicate figure professionali che, a vario titolo, si possono occupare di tematiche ambientali, sono ormai moltissimi, e questo disorienta sia chi ricerca tali figure per proprio conto, sia coloro che conducono la ricerca per imprese e clienti terzi, come le agenzie di lavoro.
I motivi sono presto detti: le competenze dei vari "green experts" si stanno formando ora, in tempo reale, sulla base delle necessità all'interno di organizzazioni ed imprese, e molti  sono i professionisti che, in tempi di crisi, si buttano nella mischia dei green jobs attaccando il prefisso "eco" alle loro qualifiche: ed è così che spuntano come funghi eco-ingegneri, eco-avvocati, eco-architetti e quant'altro. 
In questo mare magnum si rischia di perdere l'orientamento: non esistono al momento dei percorsi formativi istituzionalizzati per tali diverse figure professionali e non potrebbero certo esistere perché derivano da un'esigenza troppo recente per essere incanalata in percorsi determinati. Oggi dunque è soltanto il possesso di una formazione ulteriore e specialistica, come per esempio un master post lauream, che può costituire un titolo reale per vantare una specializzazione in campo ambientale.
In altri termini, per scegliere il proprio consulente ambientale (che sia un profilo giuridico, piuttosto che tecnico, o di altro tipo), è quanto mai necessario leggere attentamente i curricula dei candidati: le esperienze professionali pregresse e, soprattutto, la partecipazione a corsi di formazione, master specialistici e la redazione di articoli scientifici nelle diverse materie ambientali (dall'energia, ai rifiuti, alle acque, all'edilizia) sono in grado di indicare il possesso di una reale competenza.
In tempi di crisi, sembra proprio che le professioni ambientali abbiano inoltre "connotati anticiclici", anche per una domanda che ha tratto linfa vitale dagli incentivi alle rinnovabili di questi ultimi anni. Per cui, in antitesi con quanto accade per altri settori, vengono avvantaggiati i più giovani rispetto ai professionisti con attività più consolidate, perché il percorso di arricchimento formativo risale per forza di cose a tempi più recenti. Inoltre, la difficoltà di reperire figure in linea con le proprie esigenze, dovrebbe - teoricamente - aumentare il potere contrattuale dei green experts, ma qui ci avventuriamo in considerazioni difficilmente verificabili.
Comunque, l'improvvisa espansione del corpus normativo connesso con l'energia, la schizofrenia con cui viene periodicamente aggiornato o stravolto, e la parallela velocità dell'innovazione tecnologica, rendono di fatto questo settore più nelle corde di figure giovani. 
Fra le figure professionali sulle quali l'attenzione delle imprese è al momento più concentrata vi sono: l'eco-avvocato o giurista ambientale, l'energy manager, che si occupa di tutto ciò che concerne il risparmio energetico in azienda vista la crescente esigenza di abbattere i costi fissi. e l'environmental manager,  colui che supervisiona al rispetto delle normative ambientali all'interno delle organizzazioni. Sembrerebbe un doppione dell'energy manager. Ma non lo è. Perché si preoccupa anche della formazione continua dello staff. Questa figura, che unisce competenze tecnico-giuridiche, è quanto mai importante in vista del progressivo inasprimento delle sanzioni per le imprese deficitarie in materia di prevenzione dei rischi nei processi produttivi, sicurezza sul lavoro e responsabilità d'impresa.
Non dimentichiamo poi il mobility manager, figura chiave all'interno delle città per la gestione delle arterie del traffico, nell'ottica di uno snellimento del traffico stesso, cui consegue un risparmio in termini di emissioni inquinanti, di tempi per gli spostamenti, per non parlare dei benefici in termini di produttività del lavoro e qualità della vita!
Nell'immediato futuro inoltre saranno quanto mai preziose le competenze degli esperti di reti energetiche, in vista della progressiva integrazione e modernizzazione delle reti energetiche del Paese, processo imprescindibile affinché la quantità crescente di energia da fonte rinnovabile immessa in rete sia realmente fruibile da tutti così come, per lunghi decenni, lo è stata quella prodotta dalle fonti fossili.




Read more

Auto Elettrica: la rivoluzione lenta

1 commenti

Ho già parlato del futuro delle auto elettriche all'interno della mia rubrica Natura allo Specchio (Auto elettriche: stiamo arrivando?), in occasione del lancio commerciale di alcuni modelli di auto elettrica.
Oggi segnalo un articolo di Mario Cianflone, dal titolo "La rivoluzione lenta delle elettriche", che contiene alcune interessanti considerazioni circa il futuro dei motori elettrici sia su 4 che su 2 ruote: in effetti, tra i prodotti sfornati  dalle case produttrici rientrano gli scooter elettrici, per non parlare di tutta la vasta gamma di veicoli ibridi.

Cianflone non usa mezzi termini e parla di rivoluzione epocale, "che trasformerà radicalmente l'industria più importante del mondo, quella dei motori, avvicinandola a quella strategica della tecnologia e del digitale. Ma non sarà, nonostante i proclami delle case, la propaganda del marketing, una rivoluzione dietro l'angolo".


Read more

Auto elettriche: stiamo arrivando?

0 commenti

Vi sarà capitato, in questi giorni, di vedere in televisione la pubblicità di un'auto a motore ibrido (combustibile fossile + energia elettrica) di una nota casa produttrice giapponese, e lo spot della più grande azienda di energia elettrica in Italia, nel quale il disegno di un'auto da cui parte una spina elettrica è protagonista di una specie di staffetta, tra un bambino nato nel passato, autore del disegno, ed uno del presente, che sembra far parte della generazione che realizzerà la macchinina del disegno. 
Tutto questo non è - come potrebbe sembrare - il frutto di un'improvvisazione (la realizzazione di spot televisivi e più in generale di campagne di comunicazione hanno comunque i loro tempi, che viaggiano nell'ordine di mesi), ma la punta dell'iceberg di una piccola rivoluzione che, a seconda di come verrà interpretata dal mercato, cambierà il nostro modo di spostarci.


Read more

Earth Overshoot Day: l'escalation senza regole e senza freni dei capricci insostenibili dell'uomo

0 commenti
Quando in anticipo sul tuo stupore
verranno a crederti del nostro amore
a quella gente consumata nel farsi dar retta
un amore così lungo
tu non darglielo in fretta

non spalancare le labbra ad un ingorgo di parole
le tue labbra così frenate nelle fantasie dell'amore
dopo l'amore così sicure a rifugiarsi nei "sempre"
nell'ipocrisia dei "mai"


Mentre leggevo il post sull’Earth Overshoot Day sul blog di Beppe Grillo, le immagini che scorrevano nella mia mente erano accompagnate dalle note di questa splendida canzone di Fabrizio De Andrè…"Verranno a chiederti del nostro amore"

Un’associazione di immagini, niente di più, probabilmente legata al fatto che gente consumata a farsi dar retta (l’uomo moderno, volendo generalizzare) sta cedendo l’amore (per la natura) un po’ troppo in fretta, tanto per dirne una.

Il 23 settembre 2008, infatti, è stato l’Earth Overshoot Day di quest’anno: il giorno, cioè, in cui (una parte de) l’umanità ha finito di consumare tutte le risorse che la natura è in grado di produrre in un anno solare.

Come a dire che da quella data stiamo già consumando le risorse future, con buona pace dello sviluppo sostenibile, e dell’ingorgo di parole che si spendono per ribadire i soliti mai (mai più comportamenti scellerati, mai più politiche insostenibili, mai più …), e rifugiarsi nell’ipocrisia dei sempre (d’ora in poi lotteremo sempre contro gli sprechi, le ingiustizie, bla bla bla…).

In definitiva: siamo sulla "buona strada" per la bancarotta ecologica.

Il 23 settembre 2008 è la data indicata dal Global Footprint Network fondato da Mathis Wackernagel, l'inventore del concetto di impronta ecologica, un indice statistico utilizzato per misurare la richiesta umana nei confronti della natura, mettendo in relazione il consumo umano di risorse naturali con la capacità della Terra di rigenerarle.

Il Global Footprint network ha sintetizzato il concetto di Overshoot.

Dopo aver paragonato la natura ad una società che, come una società, possiede un proprio budget, l’accento viene posto sul fatto che ogni anno possono essere prodotte solo un tot di risorse e solo una certa quantità di rifiuti può essere assorbita.
Il problema è rappresentato dal fatto che la nostra domanda di “servizi naturali” eccede l’offerta…
Nel 2008 (una parte de) l’umanità ha consumato ben il 40 % in più di quello che la natura era in grado di generare.
In definitiva
this problem -- using resources faster than they can regenerate and creating waste faster than it can be absorbed -- is called ecological overshoot.
e loro si stupiranno
che tu non mi bastavi

Sul sito di You Tube è stata inserita l’intervista a Wackernagel, il quale evidenzia, in estrema sintesi, l’escalation senza regole e senza freni che i consumi hanno avuto negli ultimi decenni, cui è corrisposto il progressivo assottigliarsi delle capacità della Terra di rigenerare le risorse tanto insensatamente delapidate

Sono tre le aree nelle quali – sottolinea Wackernagel – ci dobbiamo concentrare:
La prima è che, come per l'economia, dobbiamo essere coscienti di quanto spendiamo e quanto utilizziamo. Una buona contabilità non salva dalla bancarotta, ma aiuta a capire quanto ci siamo vicini.
La seconda: se si guarda alle infrastrutture costruite oggi o nel passato... le infrastrutture rimangono per decenni. Pensate a come sono costruite le vostre città: questo determina come vivete in queste città, determina per decenni quanto le case consumano.
La terza, è orientare l'innovazione nella giusta direzione. L'innovazione è il miglior strumento per risolvere i problemi, ma se non è concentrata sui problemi giusti questi non verranno risolti. Se abbiamo chiare le questioni da risolvere possiamo raggiungere gli obiettivi dell'innovazione più facilmente e iniziare a investire in questi obiettivi.
L’intervista prosegue ponendo l’accento sull’importanza di riconsiderare i rifiuti non solo dal punto di vista culturale (i rifiuti sono l’inizio, e non la fine, del ciclo), ma anche da quello economico (i rifiuti sono una risorsa) e organizzativo (fondamentale è il recupero attraverso un’adeguata separazione.

L’era dell’Overshoot è cominciata nel 1986, anche se allora ci siamo salvati in zona Cesarini (31 dicembre 1986): di lì in avanti ogni anno la situazione è andata via via peggiorando…

Solamente dopo 9 anni, nel 1995, già a partire dal 21 novembre, la quantità di risorse andava oltre la capacità degli ecosistemi di rigenerarsi.
Nel 2005 l’Earth Overshoot Day è caduto il 2 ottobre.
Quest’anno, come anticipato, la data è stata anticipata al 23 settembre.
Secondo le proiezioni delle Nazioni Unite, di questo passo nel 2050 si arriverà alla scadenza anticipata del 1° Luglio, ovvero si avrà bisogno di un secondo pianeta per soddisfare i capricci insostenibili degli esseri umani.

I responsabili di questo scempio ecologico sono, naturalmente, i paesi più industrializzati.

Dai dati emerge che se tutto il mondo avesse lo stile di vita Stati Uniti ci vorrebbero 5,4 terre, mentre con quelli del Regno Unito e Germania si scenderebbe rispettivamente a 3,1 e 2,5 terre.
Il dato per L’Italia è di 2,2 pianeti, ci servirebbe cioè Marte e un quinto di Venere per continuare a portare avanti le nostre scellerate abitudini.
Trasferimento su Marte?
Il panorama è desolante.
Tuttavia voglio concludere il post con una bella notizia: una delle tante campagne di sensibilizzazione ad un uso più sostenibile delle risorse.
Si chiama “Sing before the shower”…


Foto n. 1 originally uploaded by willc2



Read more

Dai bulloni alla teoria dei sistemi aperti

0 commenti
Finora gli scarti dei processi industriali sono stati considerati come qualcosa di scarso valore rispetto al prodotto, o di fortemente inquinato, di cui liberarsi nel modo più rapido e meno dispendioso possibile.

Oggi invece il modo di rapportarsi all’ambiente e ai processi produttivi cambia radicalmente: se nel passato recente si è cercato di ridurre l’impatto delle attività umane sull’ecosistema ponendo come obiettivo l’impatto zero (non peggiorare lo status quo già gravemente compromesso), è possibile, oggi, ripensare le produzioni, in modo da rispecchiare i principi di metabolizzazione della natura, da non produrre scarti e tendere, anzi, a migliorare la salute del pianeta.

Nella società moderna il livello di stress è giunto a livelli tali che per fermarci a pensare non sono più sufficienti le vacanze estive: occorre associarle ad un malanno “interrompi–vacanze”.

Ci hanno “insegnato” che sotto l’ombrellone il cellulare non va spento, e che il massimo che ci si può concedere è un rotocalco, un libro giallo o una granita.

L’infermità, invece, ci costringe a mettere in moto il cervello…


E così, in un noiosissimo pomeriggio estivo, in cui mi è proibito godere del sole e del mare, mi imbatto in un articolo interessante: “L’ecologia del processo”.

L’inizio è duro da digerire, mi sembra di tornare indietro negli anni a quando leggevo i periodi, spesso incomprensibilmente tradotti, del signor Luhman, insigne esponente della teoria dei sistemi.

Tuttavia, il linguaggio chiaro e, soprattutto, il ricorso agli esempi, mi facilita la lettura.

La teoria dei sistemi aperti trova una rivoluzionaria applicazione nei processi industriali: una frase criptica, da manuale di educazione tecnica, uno di quei libri di testo da cui tutti scappavamo non appena suonata l’ultima campanella di giugno.

In realtà, la frase sintetizza un passaggio direi epocale del processo di bilanciamento tra esigenze economiche e sociali e tutela dell’ambiente che può essere spiegato con un semplice esempio: oggi, per produrre dei bulloni in modo intelligente – risparmiando sui costi di produzione e guadagnando con la commercializzazione degli scarti – occorre ripensare al processo di approvvigionamento delle materie prime e alla produzione degli scarti di lavorazione.

Apportando alcuni correttivi alla filiera di produzione (ad esempio, utilizzando materiali organici in alcune fasi della lavorazione) si fa in modo che gli scarti prodotti siano a loro volta scomponibili ed utilizzabili come materie prime per altre produzioni.

E così, a chi produce bulloni conviene espandere la propria conoscenza ad altri processi produttivi (come la realizzazione di componenti per l’industria ottica…) se non vuole perdere una ghiotta occasione di guadagno.

Naide Della Pelle

L’ecologia del processo
: Come ripensare le produzioni in modo che gli scarti della lavorazione diventino materie per altri articoli


Foto



Read more

La centrale fotovoltaica più grande del Piemonte

0 commenti
A Boves sorge la più grande centrale fotovoltaica del Piemonte: sto parlando della centrale fotovoltaica che il gruppo Cavallo ha costruito sui tetti delle proprie officine ed uffici: l’energia prodotta non solo garantisce l’autosufficienza energetica al gruppo, ma consente anche di vendere all’ENEL il surplus di energia non utilizzato.

Il progetto – spiega il responsabile Luciano Cavallo sulla pagine de La Guida – serve per rispondere al problema del costo dell’energia, che in Italia, più che in altri paesi, è particolarmente elevato.

Grazie ai contributi statali per la produzione di energia pulita, il gruppo Cavallo ha installato ben 1936 pannelli solari.
Gli impianti, con una struttura in acciaio inox, sono stati progettati per durare a lungo: quando sarà ora di sostituire i pannelli divenuti obsoleti, la struttura portante e la rete sotterranea potranno continuare ad essere utilizzati.

Nel frattempo continuano le ricerche nel settore: un gruppo di ricercatori olandesi ha scoperto che utilizzando nano cristalli come semiconduttori, la capacità di produzione di energia delle celle solari viene triplicata.





Read more

Nucleare di quarta generazione: InFormazione, sicurezza ed indipendenza

0 commenti
Sul Sole 24 ore di martedì 17 giugno 2008 sono usciti due interessanti articoli che parlano di, ma soprattutto cercano di spiegare il (riuscendoci, a mio avviso), nucleare.
Lasciando per una volta da parte gli isterismi di chi, per un motivo o per l’altro, per una bandiera piuttosto che per un’altra, si pone pro o contro tale opzione energetica, senza peraltro conoscere, almeno in parte, le problematiche sottostanti.

Il punto focale, secondo me, è proprio questo: al di là delle convinzioni di ognuno di noi, indiscutibili dal punto di vista della loro legittimità, sarebbe opportuno che le stesse fossero ("tuttavia"...) suffragate da un minimo di conoscenza, di informazione, a riguardo.

I sordi isterismi, cui facevo riferimento prima, non servono, in ogni caso, a fare il punto della situazione, né ad aiutare un dialogo costruttivo fra posizioni contrapposte: informarsi, prima di parlare (e immolare e immolarsi a questa soluzione piuttosto che a quella), è indispensabile per capire e poter essere più consapevoli delle proprie scelte, in totale indipendenza.
Altrimenti tutto si riduce a tifo da stadio...

Per questo motivo ho trovato i due articoli interessanti: cercano di delineare un quadro delle futuribili scelte energetico-ambientali scevro da fronzoli…

Ognuno, come è giusto che sia, abbia le proprie idee e opinioni in merito: purchè siano consapevoli, frutto, cioè, di un’informazione accurata ed indipendente dai preconcetti (spesso pretestuosi) che sono disseminati sul “percorso”…

Di seguito riporto stralci di uno dei due articoli, a firma di Enrico Lorenzini, Ordinario di Gestione dell’energia dell’Università di Bologna.


“È terribile: da parte di molti si vuole raccogliere la coda di questo nucleare morente, ma poi gli stessi si confondono tra terza e quarta generazione, e già poiché è necessario dire quale "terza" o quale "quarta", perché si ha a che fare con termini non univoci.

Molti di noi lavorarono direttamente o indirettamente per la realizzazione della centrale a neutroni veloci Superphénix di Creys-Melville, enorme passo in avanti per lo sviluppo del nucleare, ma la sicurezza dell'impianto ahimè non offriva e non offre reali garanzie o certezze.
[…]

Si sta ora accendendo un dibattito sul nucleare, caratterizzato da grande confusione tecnica.

- Ermete Realacci sul Sole 24 Ore del 23 maggio dice che questo nuovo indirizzo è una scelta ideologica. Purtroppo non credo sia nel vero, queste scelte non sono mai ideologiche, ma economiche, purtroppo senza una base, a mio avviso, di reale studio scientifico - tecnico e di conoscenza.

- Addirittura Alfonso Urso dice (Il Sole 24 Ore del 25 maggio) che «i tempi sono maturi per la scelta responsabile del nucleare, come dimostrano le reazioni positive delle forze produttive e sociali e della stessa Chiesa cattolica (!)». Non sapevo che l'undicesimo comandamento o l'ultima enciclica, fosse "fare il nucleare"!, ma rimaniamo seri. (mi permetto di sottolineare la lucida ironia delle parole di Lorenzini...)

- E Casini tuona: «Ritorno immediato al nucleare».

Che cosa significa ciò? Semplicemente che si vuole il nucleare, comunque e qualunque.

Afferma Scajola: il primo impegno è il rilancio (??) del nucleare di IV generazione, ed entro il 2013 (Il Sole 24 Ore del 23 maggio).

L'AD confermato di Enel Conti (Il Sole del 25 maggio) gli fa eco: «quattro anni per quattro centrali di terza generazione evoluta che potrebbero entrare in funzione già intorno al 2016 per fornire almeno il 10% dell'elettricità necessaria all'Italia».
Se almeno Conti che è un tecnico ci dicesse a che cosa si riferisce il 10% sarebbe bello (cioè energia di picco, media, minima).
Poi aggiunge sempre Conti: «bollette elettriche più tenui del 20%...».
Con quattro centrali dal 2016? Basta fare delle percentuali e l'affermazione si commenta da sé.

In realtà le centrali di terza generazione sono superate e bisogna prevederne la sostituzione e ringraziamo Dio che non ci troviamo anche tutti i problemi di questo nucleare.

Ciò lo dice il nuclearista Garwin, padre assieme a Teller della bomba a idrogeno.
Infatti il problema è la gestione delle scorie, il decommissing e il ciclo del combustibile tutto, che noi in Italia non siamo in grado di gestire.
Tutti costi che non vengono seriamente considerati e valutati.

È questo il nucleare che si vuole?
O si vuole il nucleare di quarta generazione?
Ma che cosa è?”

Lorenzini conclude elencando sinteticamente i punti fondamentali che deve soddisfare un reattore nucleare di quarta generazione:
1. nessuna emissione inquinante in atmosfera;
2. vita media a lungo termine (20 anni di funzionamento ininterrotto);
3. elevata efficienza di consumo del combustibile;
4. minimizzazione delle scorie nucleari radioattive;
5. eliminazione della necessità di prevedere un piano di emergenza in caso di incidente e quindi una intrinseca sicurezza nucleare. Ciò riguarda sia la sede del reattore, sia il trasporto del materiale nucleare, il suo uso e immagazzinamento.
6. Non venga dato luogo alla proliferazione nucleare di uso militare.
7. Essere economicamente vantaggioso rispetto alle altre fonti di energia elettrica.

In conclusione il processo è tutto da riavviare, ma senza fabulatori, bensì con esperti veri e indipendenti.

Per leggere l’articolo completo, clicca qui

Foto








Read more

Generazione distribuita: produrre localmente, da fonti rinnovabili, per un futuro e uno sviluppo sostenibile

0 commenti
Ho letto un interessante articolo di Daniele Pulcini sul sito “Rinnovabili" che parla della c.d. “generazione distribuita”: in sostanza, si tratta di produrre energia a livello locale da fonti rinnovabili, per contribuire ad uno sviluppo sostenibile e un futuro migliore.

Ecco alcuni stralci

Per generazione distribuita si intende in genere la generazione di energia elettrica in unità localizzate in più punti del territorio.
Non ci sono definizioni precise per quanto riguarda la taglia o la tipologia degli impianti in rete, che possono essere motori termici, aereomotori, moduli fotovoltaici, con taglie dai pochi kW ai pochi MW.

Una caratterizzazione più precisa può essere fatta dal punto di vista della connessione di questi generatori alla rete elettrica: essendo localizzati in località remote (campi eolici) o in prossimità dell’utente finale (cogenerazione), questi impianti sono collegati alla rete di distribuzione a basso voltaggio.


Ciò è in aperta contrapposizione con la gestione tradizionale della rete elettrica, con poche grandi centrali collegate alla rete di distribuzione a altissima tensione. È proprio in contrapposizione a questa architettura che deve essere inteso il termine “generazione distribuita”.

Un aspetto centrale della Generazione Distribuita è rappresentato dalla “convergenza” di due mondi: quello dell’energia e quello dei sistemi informativi o ICT, che offre gli strumenti di governo e di controllo delle reti delocalizzate in territori vasti […]

Un elemento di rilievo delle reti in generazione distribuita è l’introduzione dell’idrogeno quale “normalizzatore” in grado di gestire i contraccolpi delle discontinuità che sono naturalmente parte delle fonti rinnovabili […]

La scelta di una politica responsabile della sostenibilità deve stabilire in modo assoluto che le fonti cui attingere devono essere quelle rinnovabili, in particolare l’energia solare diretta ed indiretta (il vento, il ciclo delle acque, la formazione di biomasse) […]

I dati provenienti dal sistema distribuito nel quale l’idrogeno trova la sua collocazione, sono convogliati verso banche dedicate che ospitano anche gli strumenti di calcolo necessari al’elaborazione delle simulazioni di carico e l’ottimizzazione delle prestazioni dell’intera rete che deve garantire affidabilità e solidità.

L’affermarsi della Generazione distribuita rende infatti potenzialmente debole il sistema se lasciato privo di controllo.

L’eventuale estensione della generazione distribuita alle singole utenze:
  • offre un sistema di monitoraggio, in tempo reale, dei consumi energetici, correlandoli ai criteri di esercizio e di produzione e fornendo la possibilità di spostarli in fasce orarie a prezzi più vantaggiosi;
  • consente l’individuazione di eventuali malfunzionamenti di macchinari e di sprechi (fattore di potenza, ecc.);
  • garantisce il preavviso, con opportuni allarmi, se si dovesse verificare il rischio picchi anomali di potenza;
  • permette l’ottimizzazione della manutenzione degli impianti per minimizzare le perdite di produzione;
  • garantisce la conoscenza in tempo reale del costo energetico, cumulando dati provenienti da siti diversi e per consumi diversi: energia elettrica, gas, acqua;
  • attua la gestione della spesa energetica per centri di costo e permette selezione del miglior fornitore confrontando offerte diverse attraverso simulazioni con le curve di carico dell’utente.
[…]

Per leggere tutto l'articolo, clicca qui.

Sul punto vedi anche
Natura Giuridica
Wikipedia
Ricerca di sistema



Read more

Ecopunto Informativo di Recoplastica. Raccolta differenziata e recupero dei rifiuti al servizio dell'informazione ambientale

0 commenti
Era il 2008, e questo articolo iniziava così: 
"Oggi voglio cominciare con una bella notizia, che fa parte di un circuito virtuoso che, per fortuna, esiste - il concetto e l’abitudine della spesa alla spina, di cui ho già parlato in questo blog in articoli dedicati alla spesa alla spina, ne costituisce un esempio - e che tuttavia non viene per niente pubblicizzato, né fatto oggetto di propaganda…se non nei pochi blog che si occupano, pro quota, di tematiche ambientali…"
Natura Giuridica, prefiggendosi di trovare il necessario dialogo fra il mondo della natura, dell’ambiente, dell’ecologia, da un lato, e quello del suo utilizzo da parte dell’uomo e delle sue leggi, dall’altro (oltre che di InFormare sul – e comunicare il – diritto ambientale), ha voluto anche lei diffondere la notizia relativa ad una innovativa idea di green - business: quella di una rete di negozi dove portare i propri rifiuti in cambio di denaro.
L'idea era stata attuata da un'azienda torinese, la Recoplastica, che aveva cominciato con l'aprire un ecopunto informativo, questo il nome dato al primo negozio che acquista rifiuti: "qui si possono vendere alcune tipologie di rifiuti, che verranno pagate a seconda del loro valore sul mercato.
Lattine, bottiglie di plastica e carta saranno acquistate dal negozio".

Doveva essere un modo per diffondere la cultura della raccolta differenziata dei rifiuti, dando a chi si impegna in questa campagna un riscontro economico effettivo e tangibile.

L'dea di business ha avuto, da un certo momento in poi, una vasta risonanza, per lo meno sul web, anche grazie a diversi blog, come Verdenero, che titolava: Rifiuti, fare i soldi con le emergenze. L’idea della canavese Recoplastica – si evidenzia nel blog – intende rivolgersi soprattutto alle fasce deboli (pensionati in primis).
"Ci rivolgiamo" dicono i responsabili "soprattutto ai pensionati, i più penalizzati. Abbiamo scelto questa collocazione pensando a un'offerta di carattere sociale, per aiutare le fasce deboli a risparmiare denaro smaltendo intelligentemente l'immondizia domestica". 
Sul sito web della ditta piemontese (sito che oggi non esiste più) era scritto che “a distanza di una settimana dall'inaugurazione sono già più di 100 le città italiane da cui alcune persone ci hanno dimostrato il loro interesse richiedendoci informazioni sull'apertura di un negozio”.
A seguito di un tale successo, ecco la decisione del Consiglio di Amministrazione di Recoplastica di realizzare una rete di franchising.
Andrea Quaranta, titolare del blog e del sito Natura Giuridica, scriveva: "E, personalmente, sono convinto che il riutilizzo, prima ancora del recupero, sia la strada da perseguire: ma penso che iniziative come questa debbano essere seguite e incoraggiate, proprio perché, inserite in un contesto integrato, rappresentano il contributo che ci si aspetta da ognuno di noi, e perché concorrono a diffondere una cultura ambientale, indispensabile base per costruire, giorno dopo giorno, un mondo migliore".
Ma la storia, iniziata bene, ha poi seguito un suo strano - e poco trasparente - percorso che mostra come una buona idea di business, quando mancano le persone e le istituzioni giuste a supportarla, non riesce a concretizzarsi in un beneficio né in termini economici, né in termini di tutela dell'ambiente e né in  termini di diffusione della cultura per il rispetto dell'ambiente stesso ...
Articoli correlati:
franchising di Recoplastica.
critica a certi atteggiamenti di occulta propaganda politica
Recoplastica e la strumentalizzazione politica

4 novembre 2011


Read more

"Tornado Like": innovazioni nel campo dell'energia eolica

0 commenti
Il Presidente del Parco Nazionale dei Monti Sibillini, Massimo Marcaccio, ha presentato, nei giorni scorsi, il “Tornado Like”, un impianto energetico a vortice, alimentato dal vento, basato su principi altamente innovativi rispetto ai tradizionali aerogeneratori eolici.

"In base alla legge quadro sulle aree protette e alle finalità statutarie del Parco – ha sottolineato il Presidente nella conferenza stampa – abbiamo voluto lanciare in anteprima, nel nostro territorio, questo innovativo progetto. Con questo piccolo gesto vogliamo che il parco e il mondo ambientalista si comincino a muovere in positivo, proponendo modelli di sviluppo innovativi, anche nel campo della produzione energetica, come quello che stiamo presentando oggi".

Il Tornado Like, in sostanza, è un impianto di microgenerazione eolica, di circa 5 metri di altezza e circa 2,5 metri di diametro di base, che può essere addirittura interrato, riducendo ulteriormente l'impatto ambientale.

Il principio fondamentale di questa tecnologia innovativa, si legge sulle pagine di Ambientenergia, “sta nella sua composizione interna a vortice: questo permette di sfruttare la forza del vento anche minima, dal momento che i getti a vortice riescono a loro volta a formare una nuova classe di correnti in maniera continua consentendo dunque il funzionamento anche in assenza di vento. Questo comporta una serie di vantaggi non trascurabili, a partire dalla collocazione dell'impianto che non dovrebbe più essere posto su posizione di crinale, come invece avviene per gli aerogeneratori tradizionali”.

I vantaggi fondamentali del sistema Tornado Like, oltre ad una maggiore efficienza, possono identificarsi:
- nei minori costi d'impianto e d'installazione a parità di potenza,
- nelle dimensioni ridotte a parità di potenza,
- nella maggiore producibilità a parità di regime eolico e producibilità anche in regimi eolici che precludono l'impiego di apparati tradizionali,
- nel minore impatto paesaggistico in virtù sia delle minori dimensioni, sia dell'applicabilità in regimi eolici caratteristici di siti non di crinale (per un approfondimento, clicca qui)

“Tornado like” sarà installato entro la fine del 2008, con un monitoraggio del suo funzionamento, che coinvolgerà le università di Pisa e Camerino.

Giovanni Cimini, legale rappresentante della Western Co, azienda di San Benedetto che sperimenterà il generatore, sottolinea l’obiettivo di “produrre energia da consumare sul posto a costi contenuti, riducendo l’attuale di 3500 euro per 1 Kw prodotto di energia eolica.
L’invenzione proposta è finalizzata alla soluzione di questo problema tecnico, consentendo di raggiungere il risultato desiderato aumentando l’efficienza energetica dell’impianto a vento vorticoso e permettendo il suo funzionamento a partire da venti deboli e da sorgenti di flussi termici”.

Per approfondimenti:
AWEA
ANEV
British wind energy
EWEA
GWEC
Risoe
Rinnovabili





Read more