martedì, novembre 11, 2008

Verdi neanche per caso (II)


“la maggior evidenza del fondamentalismo ambientalista che sta imperversando su Bruxelles in questi giorni – in cui si sta disegnando il futuro percorso della politica climatica ed energetica europea – è che mentre da un lato Parlamento e Commissione s’interrogano sull’intensità dell’inevitabile impatto che la crisi finanziaria avrà sull’economia reale, dall’altro lato continuano testardamente a ritenere che la questione ambientale debba rimanere una “variabile indipendente” dal quadro macroeconomico entro cui dovrebbe valutarsi la sostenibilità degli impegni che si vorrebbero adottare.
Una posizione illogica: perchè dovrebbe essere bene evidente come senza crescita, con cadute verticali della domanda, e una rarefazione del credito, le imprese siano nell’impossibilità materiale d’investire in innovazione tali da ridurre di oltre il 20% le loro emissioni”.

E con quella corrente (di pensiero? filosofica?) che si nasconde dietro all’ovvia constatazione che politiche ambientali disancorate dal contesto macroeconomico rischiano di accentuare gli effetti depressivi della cattiva congiuntura, di ridurre gli aggiustamenti di carattere strutturale, di accrescere la propensione degli stati membri ad adottare comportamenti opportunistici”….

Senza spiegarci, però, per filo e per segno, COME si è arrivati a questo punto, a questa crisi finanziario-economico-sociale-ambientale…

Senza raccontare, ad esempio, che – mentre quasi tutti i Paesi europei, nell’ambito del perseguimento degli obiettivi di Kyoto, hanno diminuito le emissioni rispetto al 1990 – l’Italia le ha aumentate notevolemente, allontanandosi sempre più dal suo obiettivo (-6,5% come media del quinquennio 2008-2012).
Rendendo, in questo modo, gravoso il raggiungimento degli obiettivi che con il pacchetto clima si vogliono raggiungere…

O senza spiegarci perché la mano invisibile Smithiana non abbia impedito, con la sua proverbiale saggezza e imparzialità, al mercato (e alla sua appendice finanziaria) di andare verso una crisi che molti paragonano a quella del ’29…

O, ancora, senza farci capire perché, oggi, “progettiamo” di investire su una tecnologia già vecchia da qualche tempo (e destinata a scomparire progressivamente durante i lunghi tempi per la realizzazione concreta dei suoi corollari…), invece di puntare su tecnologie veramente sostenibili ed innovative, che ci permettano, domani, di primeggiare in campo tecnologico-ambientale (con i conseguenti, appetibili riscontri economici…)?

Perché, ancora, non si parla in modo analitico delle “componenti” della nostra "competitività"?
O dei requisiti che la crescita dovrebbe possedere?
O del modello di sviluppo che si vuole perseguire e di consumo che si vuole adottare?

Insomma: perché la crisi economica e finanziaria, figlia anche e soprattutto di scelte irresponsabili di moderni “chicago-boysdovrebbe diventare una scusa per trascurare la difesa dell’ambiente?

E perché decisioni ambientalmente discutibili dovrebbero, oggi, porsi come giustificazione per un ulteriore rinvio del perseguimento di obiettivi che da molte parti si ritengono improcrastinabili?

Ma è così che va l’Italia…un Paese che rivendica con orgoglio l’appartenenza ai “grandi” della terra ma che, di fatto, alla resa dei conti, non esita ad allearsi – come ha fatto in questa circostanza specifica – con paesi almeno sulla carta decisamente meno “competitivi”, anche dal punto di vista ambientale, per mascherare il fatto che quell’appartenenza, oggi, sembra (essere) trasformarsi in uno sbiadito ricordo...

Un Paese talmente conservatore al punto da voler conservare ciò che fino a ieri gli pareva rivoluzionario e da considerare rivoluzionaria persino la restaurazione.

E talmente poco ambientalista culturalmente al punto che a volte mi domando se i verdi che abbiamo possano aspirare a diventare, un giorno, credibili, o se siano verdi (solo? neanche?) per caso

Un Paese, parafrasando i fratelli Cohen, per vecchi (e decadenti)…


Tutto questo, mentre in altri paesi, siano o no alla nostra “altezza”, si intraprendono scelte coraggiose e in tutt’altra direzione…(per un primo approfondimento, cui seguiranno altri, v. quanto avviene in Francia, in Svezia o in Portogallo…)...

...e vengono eletti Presidenti che – li aspettiamo alla resa dei conti, ovvio, ma i presupposti ci sono, e sono "niente male"... – promettono un futuro e un mondo migliori

Foto: “Ombra della mano” originally uploaded by Io burattino
Foto: “Foggy day” originally uploaded by namolio

1 commenti:

Ciao ho scritto una e-mail all'autore ( lunghina......) per una collaborazione con ARCANA INTELLEGO