Dai post al podcast - Sherazade - Il groove ambientale

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Dai post al podcast

Sherazade - Il groove ambientale

Il nuovo podcast Sherazade - Il groove ambientale nasce dalla necessità di restituire senso e profondità a un dibattito sull’ambiente troppo spesso bloccato tra slogan vuoti, tecnicismi incomprensibili o contrapposizioni sterili.

Ci chiedevamo da un po' di tempo a questa parte come far evolvere il progetto del blog in chiave più moderna e attuale, ed abbiamo pensato che parlare a voce, con la voce, di tematiche ambientali attuali sia la modalità giusta. 

Ecco il link per ascoltare il diritto ambientale secondo Andrea Quaranta; al centro delle puntate ci sono i temi dell’ambiente, della sostenibilità, della transizione ecologica, della rendicontazione di sostenibilità ESG, della CSRD, e più in generale di tutto ciò che riguarda il nostro rapporto con le risorse, i territori, i modelli economici e culturali. 

Cerco di trattare gli argomenti mettendo a frutto la conoscenza del mondo del diritto ambientale e della consulenza che ho maturato negli ultimi 25 anni. 

Non mi resta che augurarvi Buon ascolto!!

Image by Simone_ph from Pixabay



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Come misurare la sostenibilità aziendale? La guida per la scelta dello strumento giusto

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Sul portale Teknoring ho recentemente commentato uno studio di ISPRA,  QUINN e SNPA che propone linee guida per una scelta consapevole dei metodi di misurazione della sostenibilità in ambito aziendale.

Il documento dal titolo “Scegliere come misurare la sostenibilità. Linee guida ad una scelta consapevole dei metodi per misurare la sostenibilità aziendale” “intende essere un nuovo tassello dell’insieme di strumenti messi a punto per supportare le imprese, in particolare le PMI, nel percorso di miglioramento della propria competitività e accrescimento della loro capacità di essere attore attivo del cambiamento” e potrebbe contribuire in modo decisivo ad un cambio di paradigma. 
Nell'articolo affronto i seguenti argomenti: 
  • Il percorso lineare e sequenziale (l’adattamento al contesto) - Lo scopo finale del report è far acquisire al lettore gli strumenti conoscitivi per elaborare la scelta del modello di misurazione della sostenibilità più adeguato alle caratteristiche della sua organizzazione.

  • La concretezza e la non-retorica: il concetto di co-evoluzione - Il documento ripercorre il progressivo crescere dell’interesse verso la CSR (Corporate Social Responsability), che ha dato sempre più spazio (e valore) al dialogo con gli stakeholder.

  • Il contesto e la molteplicità di strumenti: come scegliere? - Focus sulla crisi in atto che è economica, sociale e ambientale al contempo.

  • Misurare la sostenibilità e modelli di rating - I tratti comuni ai vari modelli di rating e le principali differenze tra i principali modelli, come il rating ESG, il Carbon Disclosure Project o l'Ecolabel UE.

  • La raccolta digitale dei dati: l’esempio del “Waste Management” - La sostenibilità aziendale inizia con una gestione ottimale delle risorse: consumare meno e meglio, e la digitalizzazione del waste management è un passaggio fondamentale per almeno 5 motivi. 

  • L’analisi comparata per una scelta ponderata - Soltanto attraverso un’analisi comparata degli elementi fondanti dei diversi modelli è possibile avere una fotografia chiara e completa del grado di sviluppo attualmente raggiunto per quanto riguarda la misurazione della sostenibilità d’impresa e scegliere il modello più conveniente da adottare all'interno della propria impresa.

  • Le raccomandazioni per una scelta ponderata - I possibili vincoli alla scelta di una certo modello e le tre azioni su cui concentrarsi per implementare il modello prescelto.

  • L’evoluzionismo consapevole - Ossia fondato sulla capacità di comprendere le sfide dell’ambiente esterno, accettare la responsabilità rispetto all’ecosistema di riferimento, comprenderne le necessità per anticipare i bisogni e cogliere le opportunità. 
Per approfondire, si rimanda al portale Teknoring per la lettura completa dell'articolo Come misurare la sostenibilità nelle aziende.



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Un sistema alimentare sostenibile dal punto di vista ambientale, sociale ed economico è possibile.

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Sul portale Teknoring sono tornato ad affrontare il tema del sistema alimentare: un sistema alimentare sostenibile dal punto di vista ambientale, sociale ed economico è fondamentale per attuare pienamente la transizione ecologica, perché il sistema agro alimentare così com'è inquina parecchio; non solo: è fortemente iniquo dal punto di vista sociale ed ha, in alcuni contesti, effetti negativi sulla salute umana. Infine, a seguito di eventi quali la pandemia da Covid 19, l'invasione dell'Ucraina e la crisi energetica, che in parte ha preceduto la guerra, hanno accresciuto le difficoltà economiche del settore. 

Eppure, come potrete leggere negli articoli che ho dedicato al sistema del cibo, qualcosa si sta facendo, sotto molteplici punti di vista. Il primo passo per risolvere i problemi, anche quelli ad elevato tasso di complessità ed interconnessione quali le criticità del sistema alimentare globale, è sempre conoscere le cose sotto tutti i punti di vista, per capire da una parte come orientare le politiche pubbliche e dall'altra diventare consapevoli di cosa possiamo fare non consumatori. 

L'obiettivo è un sistema agro-alimentare più efficiente, equo, sicuro, sostenibile

Articoli sul tema che potrete leggere sul portale Teknoring: 

Foto di Agata da Pixabay



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Quali sono le strategie che Governi e Consumatori possono mettere in campo per far fronte al caro-bollette e attuare la transizione ecologica?

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Gli ultimi articoli che ho pubblicato riguardano il delicato tema energetico: l'aumento e la volatilità dei prezzi del mercato sta impattando sui prezzi delle bollette ed a cascata sui beni di ogni genere. Un inverno rigido potrebbe peraltro comportare una carenza negli stoccaggi, ossia la riserva di gas che ogni anno il nostro Paese mette da parte per far fronte all'inverno. 

Ecco gli ultimi articoli che ho scritto sul tema energetico pubblicati su Teknoring.com

Sul portale Teknoring, ho parlato di risparmio energetico: l'articolo presenta brevemente i dati emersi da ricerche sul livello di consapevolezza degli Italiani sul tema dell’efficienza energetica. Quanto siamo consapevoli di quali potrebbero essere le misure concrete da attuare individualmente per ridurre i costi in bolletta e risparmiare così miliardi di metri cubi di gas? Non dobbiamo dimenticare inoltre che le misure di risparmio ed efficienza energetica attuate da ognuno di noi possono avere un ruolo decisivo nel processo di transizione ecologica, in particolare nel raggiungimento degli obiettivi sottoscritti in ambito Comunitario. 

Nell'articolo "La dipendenza energetica dell’Italia e le speranze di indipendenza: cosa fare ?" si parla degli errori compiuti nel passato riguardo alla strategia energetica nazionale: le non scelte che oggi ci fanno trovare in difficoltà di fronte alla possibilità di carenza di gas e alla volatilità del mercato energetico. Sempre con l'ausilio dei dati, si spiega come è attualmente composto il nostro mix energetico (da dove proviene l'energia che utilizziamo) e quali sono le strategie da mettere in atto per ridurre i consumi energetici e la dipendenza dal gas russo e degli altri Paesi. 
I dati mostrano anche come il rimbalzo dell'economia nel post pandemia abbia comportato un maggiore utilizzo dell'energia nel nostro Paese: non dobbiamo mai dimenticare infatti che l'energia è uno dei motori dell'economia. 

Gli articoli sul tema energetico pubblicati su Ambiente & Sviluppo e QuotidianoPIU

Come accennato prima, il tema del caro bollette e del risparmio energetico si lega a quello più generale e di medio - lungo periodo della transizione ecologica. Ho toccato queste tematiche anche sulla rivista Ambiente & Sviluppo "Il Piano per la Transizione Ecologica e gli aspetti tecnici e culturali della svolta che dobbiamo imprimere al nostro Paese" e "Waste to energy: il ruolo dell’energia da rifiuti nella transizione ecologica" usciti tra maggio e luglio 2021.

Infine, segnalo anche gli articoli che ho pubblicato sul portale QuotidianoPIU.it  Il primo riguarda il provvedimento del MiTE che amplia il campo di applicazione della procedura semplificata per gli impianti fotovoltaici fino a 200 kw: il Modello Unico si applicherà ad impianti (realizzazione, modifica, potenziamento, connessione, esercizio) con specifiche caratteristiche.
Il secondo riguarda invece le misure previste dal PNRR per l'efficientamento energetico, in particolare per ottenere le agevolazioni per finanziare la realizzazione di sistemi di teleriscaldamento e teleraffrescamento efficiente: nell’avviso pubblico del MiTE tutte le informazioni necessarie per presentare la domanda, entro il 06 ottobre 2022, ed accedere alle agevolazioni rientranti negli investimenti M2-C3 del PNRR.


Foto di Gerd Altmann da Pixabay



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Il Programma Life compie trent'anni e intanto l'Earth Overshoot Day 2022...

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Il Programma Life, lo strumento di finanziamento dell'UE per tutelare e ripristinare la biodiversità e contrastare il cambiamento climatico compie 30 anni. Al momento è in corso il programma LIFE 2021/27 ed a metà maggio 2022 è stata aperta la "call for proposal 2022" che consentirà di presentare progetti tra settembre e marzo prossimo. Il trentennale è un anniversario importante, induce a tracciare un bilancio di efficacia senza sconti di questo programma, che nel tempo ha permesso di recuperare molte aree dei Paesi UE  salvaguardando specie animali e vegetali, interi habitat insomma. Tuttavia, occorre migliorare - aumento dei progetti finanziabili, maggiore presenza di progetti per l'Italia e tutela della biodiversità marina sono solo tre punti su cui occorre lavorare ancora - anche alla luce di un altro appuntamento annuale, quello dell'Earth Overshoot Day, sempre più in anticipo, anno dopo anno dopo anno. 

Ricordiamo che l'Earth Overshoot Day è il giorno, in cui (una parte de) l’umanità ha finito di consumare tutte le risorse che la natura è in grado di produrre in un anno solare. L'Earth Overshoot Day 2022 internazionale è caduto ieri 28 luglio, mentre quello italiano è stato raggiunto il 15 maggio. A partire dagli anni 70, la data cade in progressivo anticipo rispetto al 31 dicembre, e soltanto nel 2020, anno di diffusione su scala globale della pandemia da Covid-19, l'Overshoot day ha avuto un sensibile arretramento attestandosi al 22 agosto; nel 2021, con il progressivo ritorno alle normali attività quotidiane, l'orologio ha ripreso la sua corsa. 
Quindi continuiamo a vivere al di sopra delle nostre possibilità, consumando più risorse naturali di quelle che dovremmo, senza lasciare il tempo al Pianeta per rigenerarle. Ecco che cosa scrivevamo su questo blog nel "lontano" 2008: 

"Solamente dopo 9 anni, nel 1995, già a partire dal 21 novembre, la quantità di risorse andava oltre la capacità degli ecosistemi di rigenerarsi.
Nel 2005 l’Earth Overshoot Day è caduto il 2 ottobre.
Quest’anno, come anticipato, la data è stata anticipata al 23 settembre.
Secondo le proiezioni delle Nazioni Unite, di questo passo nel 2050 si arriverà alla scadenza anticipata del 1° Luglio, ovvero si avrà bisogno di un secondo pianeta per soddisfare i capricci insostenibili degli esseri umani".

Anche la battaglia che si combatte per contrastare questo pericoloso trend è ormai di lungo corso, e il progetto Life ne è oggi soltanto un tassello, per fortuna! Come dicevamo, lo scorso 17 maggio la Commissione europea ha effettuato le “Calls for proposals”, gli “inviti a presentare proposte” per progetti/azioni LIFE per l’anno 2022, stanziando 598 milioni di euro per progetti/azioni di conservazione della natura, protezione dell’ambiente, azione per il clima e transizione verso l’energia pulita. Il budget inizialmente preannunciato è stato aumentato.

Gli “Inviti a presentare proposte” per il 2022 co-finanzieranno progetti/azioni nell’ambito dei 4 sottoprogrammi previsti da LIFE:
  • natura e biodiversità (per un totale di 242 milioni di €);
  • economia circolare e qualità della vita (per un totale di 158 milioni di €);
  • mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici (per un totale di 99 milioni di €);
  • transizione all’energia pulita (per un totale di 98 milioni di €).
E' evidente però che occorre fare di più: i modelli e le strategie per contrastare il cambiamento climatico devono orientare la pianificazione politica e industriale: un ambientalismo pragmatico, attuato da tutti anche se comporta sacrifici o rinunce, perché non c'è più tempo. 

Foto di Yolanda Díaz Tarragó da Pixabay


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Il lato green dell'HSE management, il nuovo e-book di Andrea Quaranta

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E' disponibile da pochi giorni sul portale shop.wiki.it il nuovo e-book di Andrea Quaranta 
"Il lato green dell'HSE management - Come creare un business duraturo adottando la sostenibilità come modello gestionale"

Partendo dalla propria esperienza personale: "...con il tempo il mio raggio di azione come giurista ambientale si è notevolmente ampliato, soprattutto dal punto di vista gestionale: oggi progetto, implemento e coordino sistemi di gestione integrati ambiente e sicurezza: sono diventato, quello che oggi si definisce un HSE manager freelance", l'autore pone un raffronto tra le professioni del consulente ambientale e dell'RSPP, lungo la strada che porta all'HSE management. E lo fa partendo da alcune qualifiche più o meno altisonanti ed originali che si sentono in giro, come QEHS/QEEHS, QEEHSS managers, service delivery manager ecc. 

Sulla base dell'esperienza dell'autore Andrea Quaranta, "emerge un quadro sconcertante sull’approccio alle tematiche ambientali, dal punto di vista della compliance, in senso lato, e delle sue componenti: scarsa consapevolezza, scarsa conoscenza del contesto e del dato normativo, incapacità di cogliere gli intrecci con il “settore” della sicurezza”, considerazione delle sostenibilità come un orpello, del digitale come un’esagerazione, delle competenze come qualcosa di meramente nozionistico, didattico. Solo per fare alcuni esempi". Insomma, i mondi “HS”, da un lato, e quello della “E”, dall’altro, sembra che fatichino molto a parlarsi e di conseguenza non riescono a lavorare in modo integrato, e quindi efficiente ed efficace.

Ripercorrendo la c.d. storia giuridica della figura dell'RSPP a partire dagli anni '80, l'autore illustra il rapporto di tale figura sia con le diverse professionalità che rientrano nelle consulenze ambientali sia con l'HSE management. Nel 2018, la norma UNI 11720:2018 ha finalmente definito i requisiti relativi all’attività professionale del Manager HSE, un professionista che ha delle conoscenze, abilità e competenze che dovrebbero garantire la gestione complessiva e integrata dei processi e sotto processi in ambito HSE.

Segue un focus volto a spiegare le differenze tra il ruolo di RSPP e quello di HSE manager sottolineando come la crescente necessità di integrazione, all'interno di sempre più aziende, della compliance normativa negli ambiti salute, sicurezza e ambiente, rappresenti un’importante sfida per l’HSE Manager, che al di là delle conoscenze, delle abilità e delle competenze che la norma disciplina con dovizia di particolari, ha un ruolo - che è qualcosa che va ben oltre queste ultime - fondamentale non solo all’interno della realtà nella quale opera, ma anche all’esterno.




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La scuola che verrà: migliore qualità dell'aria nelle aule e mobility manager scolastico, forse...

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Due articoli pubblicati sul portale Teknoring hanno per argomento la scuola che verrà, che sarà (si spera!) diversa da quella attuale, negli ultimi tempi assai spesso messa sotto i riflettori; riflettori che durante la pandemia da Covid-19 ne hanno evidenziato sia le carenze strutturali, dovute all'endemica mancanza di  politiche di investimento, sia l'energia e la voglia di fare per superare la pandemia ed andare avanti migliorando.

Qualità dell'aria nelle scuole

Il primo articolo riguarda il tema dibattuto della qualità dell'aria negli edifici scolastici: in molti ritengono che migliorando la qualità dell'aria vi sarebbe una riduzione significativa della circolazione del Covid-19 con conseguente abbassamento dei contagi soprattutto in fasce d'età a rischio, sia perché non è possibile mantenere la mascherina (scuola dell'infanzia), sia perché la campagna vaccinale procede a rilento (scuola primaria). 

Un tassello importante da introdurre nel dibattito è costituito dalla nuova Prassi di riferimento (UNI/PdR 122:2022) sul monitoraggio della qualità dell’aria negli edifici scolastici e sugli strumenti e strategie di campionamento ed interpretazione delle misure.

"La UNI/PdR presenta obiettivi diversificati:
  • definire una procedura operativa semplificata per il monitoraggio e il controllo della qualità dell’aria attraverso il monitoraggio di alcuni parametri indicatori (la procedura è applicabile in autonomia dai gestori degli edifici, senza l’appoggio di un laboratorio di prova);
  • definire le procedure, che il gestore può seguire, in caso di affidamento di monitoraggio a un laboratorio di prova: comprensione della problematica, come affidare l’incarico, quali parametri misurare, valutare e interpretare i risultati delle prove commissionate".
La prassi è stata sviluppata nell’ambito del Programma di Cooperazione Interreg V-A Italia-Svizzera, QAES (Sviluppo di nuovi standard per il miglioramento della qualità dell’aria e dell’ambiente interno delle scuole), che "affronta il problema della scarsa qualità dell’aria e dell’ambiente interno negli edifici scolastici e delle relative ricadute in termini di salute e capacità di apprendimento”.

Mobility manager scolastico

Il secondo articolo concerne la figura e le competenze del mobility manager scolastico: anche in questo caso, si può dire che negli ultimi mesi il trasporto scolastico sia stato sotto i riflettori per le ricadute che indubbiamente ha sulla necessità di calmierare il trasporto locale nelle fasi più difficili della pandemia.

La notizia in questo caso è data dal fatto che il Ministero dell’istruzione ha emanato le Linee Guida per favorire l’istituzione del mobility manager in tutti gli istituti scolastici, linee guida attese da circa sei anni!

Ricordiamo in proposito che questa figura è stata introdotta dalla legge n. 221/2015 (art. 5, comma 6), con il compito di “organizzare e coordinare gli spostamenti casa-scuola-casa del personale scolastico e degli alunni; mantenere i collegamenti con le strutture comunali e le aziende di trasporto; coordinarsi con gli altri istituti scolastici presenti nel medesimo comune; verificare soluzioni, con il supporto delle aziende che gestiscono i servizi di trasporto locale, su gomma e su ferro, per il miglioramento dei servizi e l’integrazione degli stessi; garantire l’intermodalità e l’interscambio; favorire l’utilizzo della bicicletta e di servizi di noleggio di veicoli elettrici o a basso impatto ambientale; segnalare all’ufficio scolastico regionale eventuali problemi legati al trasporto dei disabili”.

Il Ministero dell’istruzione avrebbe dovuto approvare, entro 60 gg dall'entrata in vigore della L 221, specifiche linee guida per favorire l’istituzione in tutti gli istituti scolastici di ogni ordine e grado, della figura del mobility manager scolastico, “scelto su base volontaria e senza riduzione del carico didattico, in coerenza con il piano dell’offerta formativa, con l’ordinamento scolastico e tenuto conto dell’organizzazione didattica esistente”

Tuttavia, nella seduta del 23 novembre 2021 il CSPI (Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione) ha rilevato come: “sarebbe necessaria la previsione di una figura esterna (o interna, se disponibile, sul modello del Responsabile del Servizio Prevenzione e Protezione) che fornisca una specifica collaborazione a supporto della scuola, dotata delle suddette competenze, formata e adeguatamente retribuita”.

Foto di riza april da Pixabay


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Arredi urbani green: come cambia il volto delle smart cities?

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Come cambia il volto dei centri urbani in epoca di transizione ecologica? Cosa sono gli arredi / elementi urbani green e come cambiano il volto delle smart cities?

La transizione ecologica porta con sé una serie di cambiamenti epocali, la maggior parte dei quali sta avendo un impatto diretto sui nostri stili di vita: dalle modalità di lavoro, a quelle con cui acquistiamo le merci ed i servizi, o con cui ci spostiamo. A questi, occorre aggiungere delle innovazioni che riguardano il volto delle nostre città: la presenza crescente di soluzioni di arredo green che hanno un impatto misurabile dal punto di vista energetico.

Le città hanno bisogno di ridurre le emissioni inquinanti, prodotte per esempio dagli impianti di riscaldamento e dai veicoli circolanti; hanno inoltre bisogno di ridurre l'inquinamento acustico, il rumore, che ha più effetti dannosi sulla salute di quanto la maggior parte di noi sospetti. Hanno inoltre necessità di aumentare e rendere attraenti e funzionali gli spazi verdi, per permettere a tutti di respirare un'aria più pulita ed al tempo stesso di spostarsi con mezzi alternativi all'automobile. 

Inoltre, è molto importante ricreare il senso di comunità, messo a durissima prova negli ultimi anni, a causa della pandemia da Covid19 e prima ancora dalla crisi economica. I nuovi arredi urbani spesso coniugano soluzioni green & digitali, che si possono connettere ad i nostri dispositivi, dandoci per esempio la possibilità di ricaricare il pc, il telefono o la nostra bici elettrica mentre sostiamo su una panchina a leggere un libro.

Perché una città sia una smart city è importante non soltanto una connettività estesa e la presenza di collegamenti efficienti di superficie e non, ma è fondamentale che riduca le proprie emissioni inquinanti, garantendo al tempo stesso soluzioni gradevoli per l'occhio oltre che funzionali.


Facciamo qualche esempio: una start up con sede in Germania ha ideato i City Trees (v. immagine accanto), pannelli verticali alti 4 metri e larghi 3, di muschi e piante vascolari, con 2 panchine integrate, che servono per ridurre l'inquinamento atmosferico nelle città in spazi ridotti. Non hanno bisogno di collegamento alla rete elettrica e le piante sono dotate di serbatoi per l'acqua. 

Flo è invece un fiore fotovoltaico (v. immagine iniziale), ideato da un'azienda del bolognese, che può essere utilizzato nelle piazze, nei parchi, sui lidi balneari per fornire diversi servizi ai cittadini: fare la doccia calda dopo una giornata di mare oppure ricaricare biciclette elettriche o ancora per fare esercizio fisico all'aria aperta. Questi arredi sono capaci di generare energia pulita, a partire da fonti rinnovabili, senza inquinare l’ambiente. Non richiedono rete elettrica e connessione dati: l’energia necessaria al funzionamento viene prodotta da pannelli fotovoltaici costruiti e progettati ad hoc per la struttura.

Arredi simili sono le Foglie fotovoltaiche, fatte di pannelli solari, pensate come sculture che si integrano nell'ambiente dove sono inserite. Un altro prodotto è Gastone, una panchina ad anello che può fornire illuminazione notturna, ricarica di smartphone, collegamento WiFi, diffusione sonora, e che può anche essere usata come ufficio urbano e punto di raccolta rifiuti. 

In qualche caso, impianti simili possono essere installati anche in abitazioni private.

Lo spunto per questo post ci è stato ispirato da qui: https://www.prontobolletta.it/news/city-trees/




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Smart working: una miniguida se si sta pensando di richiederlo o di sceglierlo

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Questo articolo è una miniguida sullo smart working o lavoro agile, scritta non solo sulla base della mia esperienza personale ma attingendo anche alle esperienze di amici e colleghi smart worker come me. Certo non pretende di essere esaustiva, ma potrebbe essere utile per chi sta pensando di optare per questa scelta.

L'ultimo post scritto su questo blog, a maggio scorso, parlava del destino dello smart working, ed oggi ricomincio a scrivere sul naturagiuridica.blogspot.com parlandovi proprio di smart working.
Il motivo è che domani entra in vigore la disciplina che regolerà il lavoro agile per i dipendenti pubblici, sia fin tanto che vige lo stato di emergenza (recentemente prorogato al 31 dicembre 2021), sia nella normalità futura.

In questi mesi di pandemia da Covid19, il lavoro agile è stato lo strumento che ha permesso a molte persone di continuare a lavorare, mandando avanti "da remoto" le più svariate attività. 
Nel mio caso personale, durante il primo ed il secondo lockdown, la percentuale di ore lavoro in smart working ha raggiunto il 100% perché non potevo più spostarmi per raggiungere i clienti, specialmente se fuori regione. 
Prima della pandemia, lo smart working era praticato da un ristretto numero di persone, e prima ancora da pochissime persone, ed una di queste ero io: sono uno smart worker da oltre 15 anni


Ma che cosa vuol dire esattamente essere uno smart worker? 

Innanzi tutto, vuol dire ritagliare uno spazio dedicato al lavoro all'interno del proprio domicilio; durante l'orario di lavoro dobbiamo evitare che quello spazio sia invaso da qualsiasi distrazione come figli da accudire o amici che bussano alla porta e, soprattutto in previsione di "call" e riunioni varie, occorre presentarsi davanti al video con un aspetto ordinato, come se fossimo nella nostra sede di lavoro. 

Significa anche però sdoganare le ciabatte sotto la scrivania, la pausa caffè un pochino più calma e dolce, circondati dalle proprie mura domestiche. Vuol dire anche avere a disposizione una giornata più lunga, per lavorare e non solo, poiché restano a disposizione anche le ore normalmente dedicate agli spostamenti casa - lavoro; come conseguenza di ciò, potremo vedere drasticamente diminuire le spese dedicate al carburante ed alla manutenzione della macchina (anche se la batteria dell'auto potrebbe riservarci qualche scherzo se la teniamo troppo ferma...). 
E la produttività? I primi dati sono stati recentemente pubblicati, ma sono ancora controversi: si parla di un aumento della produttività fino al 13%, ma persiste una certa opinione che vede di malocchio il dipendente pubblico in smart working, perché si pensa che non lavori quanto dovrebbe.
Per essere uno smart worker non troppo stressato d'altronde occorre acquisire una certa auto-disciplina: vi deve essere una scansione delle attività durante la giornata, una separazione tra ore di lavoro ed ore di svago o dedicate alla vita familiare: quando i bimbi e il coniuge tornano a casa, sarebbe importante dedicarsi completamente a loro, e non avere un occhio e un orecchio protesi verso il proprio dispositivo.


Smart Cities?

Con la diffusione capillare dello smart working dovuta ai lockdown, le città sono diventate più  silenziose, gli spostamenti in auto sono diventati più agili ed il cielo è ritornato un pochino più limpido, ma coloro che gestiscono le attività di ristorazione veloce, bar e simili, o altri servizi, come per esempio i parcheggi, hanno perso di colpo la propria clientela. 

Inoltre, a chi non è mai capitato di fare un giro di shopping appena usciti dall'ufficio, o incontrare gli amici per l'aperitivo! Ecco, un fattore che spesso viene citato poco quando si parla di smart working è il senso di solitudine: dopo gli scambi di mail, chat e telefonate con i colleghi ed i capi, a fine giornata ci si ritrova soli davanti al dispositivo spento. Lavorando in smart warking è fondamentale ritagliarsi nuovi momenti di socialità, che siano per esempio il ritorno fra le mura dell'ufficio per un paio di giorni alla settimana, o una capatina al bar sotto casa, tanto per praticare "relazioni sociali vere", off line. 


Cos'è per me essere smart worker?

Ho scelto di essere uno smart worker per vivere e lavorare nello stesso luogo, un luogo che ho scelto insieme alla mia famiglia per soddisfare le nostre esigenze (abitare in un posto piccolo, non congestionato da traffico e rumore, con tanto verde), e per ottenere più tempo da dedicare a "vivere", senza l'incubo di passare ore e ore imbottigliato nel traffico.

Con la pandemia, a me è capitato di veder aumentare molto il mio lavoro perché mi è stato chiesto di scrivere moltissimi articoli sui cambiamenti che la pandemia ha prodotto nell'ambito, per esempio, della normativa in materia di salute e sicurezza sul lavoro, per non parlare di ciò che è seguìto alla crisi pandemica: il varo del PNRR e la transizione ecologica... e ciò ha determinato anche la mia latitanza come blogger!

Appartengo cioè a quella platea di lavoratori, molto fortunati, che con l'avvento della pandemia hanno visto incrementata la propria attività, ma sappiamo che molti sono stati assai meno fortunati, perché ricoprono ruoli e mansioni che sono incompatibili con lo smart working ed anche per questo durante i lock down hanno dovuto fermarsi, con gravi danni economici.

Lo smart working del dopo-pandemia

Lo smart working del futuro sarà probabilmente regolamentato da un contratto di lavoro ad hoc, dove saranno concordate da lavoratore e datore di lavoro le modalità del suo svolgimento (le tecnologie, i tempi di lavoro al desk, di reperibilità, ecc) , gli obiettivi da raggiungere, i livelli di produttività ed i progetti che dovranno essere realizzati nel periodo di smart working. 
Lo smart working diventerà una scelta di vita certo, non verrà imposto nell'ambito di misure anti-contagio, ma è comunque una scelta che va attentamente ponderata: sia se va fatta presente e concordata con il proprio datore di lavoro, sia se si vuole svolgere da casa un'attività autonoma, perché non tutti siamo uguali, non tutti lavoriamo nella stessa maniera, non a tutti si addice lo smart working!




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Il destino dello smart working

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Quale sarà il destino dello smart working dopo l'estate? Il ricorso allo smart working è fortemente condizionato all'andamento della pandemia sotto un duplice punto di vista: nella fase emergenziale è stato esteso il più possibile laddove la tipologia di lavoro lo consentiva; nella fase post emergenza entrerà a far parte in modo più stabile e regolato della vita lavorativa di molte persone, perché non ritorneremo alla vita com'era prima del Covid19 in un batter d'ali: ci vorrà del tempo ed in questo tempo alcune abitudini dovranno necessariamente cambiare. 

A fine luglio terminerà la fase di emergenza dello smart working in cui è di fatto sospesa l’applicazione della legge sul lavoro agile, la n. 81 del 2017. Ciò significa che dal 1° agosto sarebbe necessario stipulare un accordo individuale che regoli lo smart working per ciascun dipendente, anche nel caso in cui sindacato e impresa siglino un accordo aziendale a fare da cornice.
La proroga è arrivata a fine aprile, dopo il tavolo che il ministro del Lavoro ha tenuto con le Parti sociali, e permette alle aziende di far ricorso allo smart working senza dover sottoscrivere un accordo individuale, come invece previsto dalla legge n. 81 del 2017 (Misure per la tutela del lavoro autonomo non imprenditoriale e misure volte a favorire l’articolazione flessibile nei tempi e nei luoghi del lavoro subordinato). 
Tuttavia, la possibilità concreta di estendere la proroga oltre l’estate e fino al 30 settembre non nasce solo per rendere possibile l’allineamento al possibile raggiungimento dell’immunità di gregge, in seguito all’attuazione del piano vaccinazioni, ma anche per dare alle imprese un tempo adeguato per disciplinare il lavoro agile post emergenza, quando per continuare lo smart working sarà necessario disciplinare il lavoro agile con i dipendenti, senza l’«ombrello» della normativa emergenziale.


E arrivano i mobility manager...

Di certo però a regolare l’uso dello smart working nelle grandi città, con l'obieettivo di gestire il traffico ed evitare assembramenti, ci saranno molti mobility manager, che avranno il compito di rendere le città più vivibili almeno per quanto riguarda i tempi di vita e di lavoro: nei prossimi giorni — ha annunciato il ministro delle Infrastrutture e della Mobilità sostenibile — sarà approvato un decreto insieme al ministro della Transizione Ecologica che introduce l’obbligo del mobility manager anche per le città con più di 50 mila abitanti, per le aziende con oltre 100 dipendenti e per la pubblica amministrazione.


L'incognita della regolamentazione

Nel frattempo, al tavolo con le Parti Sociali, il Governo ha preso l’impegno di verificare la possibilità di introdurre strumenti di incentivazione e di estendere la proroga allo smart working fino al 30 settembre.
Nel decreto sulle riaperture dello scorso 26 aprile è contenuta la proroga dello stato di emergenza fino al 31 luglio, decisione che ha conseguenze anche sulla durata dello smart working. La normativa sul lavoro agile emergenziale è stata già prorogata da fine aprile a fine luglio e con ogni probabilità verrà prorogata al 30 settembre.

Come molti hanno sottolineato in questi giorni, difficilmente a ottobre avremo l’immunità di gregge, per cui il rientro al lavoro dovrà tenere ancora conto di una situazione in cui in ufficio potrebbero entrare persone non vaccinate. In alcune aziende americane si sta introducendo una premialità in busta paga per chi si vaccina, un modo per incentivare una sorta di «immunità di gregge aziendale». È in questo contesto sanitario che anche le aziende italiane stanno facendo le loro valutazioni. 

Sul tavolo resta anche un’incognita legata alla regolamentazione. Le parti sociali non ritengono necessaria una revisione della legge sul lavoro agile oggi in vigore, ma soprattutto i sindacati ritengono che dovrebbe essere incentivata la contrattazione aziendale e di categoria. Un’ipotesi in campo è la definizione di un protocollo nazionale sullo smart working firmato dalle parti sociali, sul modello di quello sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Ma al momento il confronto non è nemmeno iniziato.


Come si orientano i diversi settori del mondo del lavoro che hanno dovuto fare ricorso allo smart working?

Le telecomunicazioni sono per propensione naturale il settore dove lo smart working strutturale si sta diffondendo con maggiore velocità. Le principali compagnie telefoniche continueranno a fare ricorso in maniera sistematica allo smart working (p.e. Ericsson che ha prorogato fino a ottobre 2023 lo smart working per il 100% della popolazione aziendale, incluso i tre centri di ricerca in Italia e le organizzazioni di mercato, impegnate nell’implementazione delle reti 5G su scala nazionale. Tutti potranno lavorare da casa per 12 giorni al mese). Sono già stati stipulati diversi accordi accordi aziendali e per quanto riguarda i call center si sta lavorando a un accordo quadro di settore tra Asstel e i sindacati che introduca un modello ibrido.

Un caso particolare resta quello delle banche, dove appare imprescindibile il rapporto di consulenza alla clientela tutto centrato sulla relazione personale. In vista di ottobre bisognerà negoziare un nuovo equilibrio tra lavoro in sede e lavoro da casa, ma potrebbe non essere un’operazione semplice: il sindacato maggioritario della categoria non è favorevole allo smart working di massa perché può diventare l’anticamera dell’esternalizzazione di alcune funzioni. 


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Pubblicato il bando del Ministero dell'Ambiente per il contributo straordinario alle imprese nelle ZEA che abbiano subito perdite di fatturato a causa del Covid19

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Ieri primo febbraio 2021 è stato pubblicato sul sito del Min-Ambiente il bando per il contributo straordinario per PMI in zone ZEA. Il bando è aperto a partire dal 15 febbraio e le domande possono essere inoltrate fino al 15 marzo 2021.

A chi è destinato il provvedimento? 

Il Ministero dell'Ambiente, tramite il Decreto 27/11/2020 (in GU del 15/01/2021) ha stanziato un fondo di 40 mln di euro per attuare un regime di sostegno (Art.2 Soggetti beneficiari e requisiti) dedicato alla micro e piccole imprese, alle attività di guida escursionistica ambientale e alle guide del parco, 

  • attivi alla data del 31/12/2019,
  • con sede operativa all'interno di una zona economica ambientale o ZEA, o che operino all'interno di un'area marina protetta,
  • iscritti all’assicurazione generale obbligatoria o alle forme esclusive e sostitutive della medesima oppure alla gestione separata di cui all’articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335 e
  • che abbiano subito una riduzione di fatturato (comparazione tra fatturato 2019 e 2020) in conseguenza della pandemia da Covid19. 

Oltre a tali requisiti i soggetti sopra individuati devono svolgere attività economica ecocompatibile.

Cosa si intende per attività ecocompatibile?

Il provvedimento specifica cosa si intende per attività economiche eco-compatibili (Art.4 del decreto attuativo): ossia alla data di presentazione della domanda i candidati dovranno possedere una certificazione tra quelle elencate (per esempio: sistemi di gestione ambientale ai sensi della norma internazionale UNI EN ISO 14001;  sistemi di gestione dell'energia ai sensi della norma internazionale UNI CEI EN ISO 50001). 

Modalità di presentazione della domanda

Quanto alle modalità di presentazione delle domande, all'articolo 6 del bando si legge: "La domanda deve essere compilata in via telematica accedendo, mediante le credenziali fornite dall’Agenzia delle Entrate, al portale https://www.contributozea.it (...). "L’istanza per il riconoscimento del contributo straordinario dovrà essere compilata seguendo le indicazioni riportate nel manuale “Istruzioni per la compilazione” pubblicato sul portale https://www.contributozea.it. (...) "Le istanze dovranno essere trasmesse con le suddette modalità a partire dal giorno 15 febbraio 2021 e non oltre il giorno 15 marzo 2021". 

Caratteristiche del contributo straordinario

Inoltre, "Il contributo straordinario è cumulabile, nel tetto massimo della perdita subita, con le indennità e le agevolazioni, anche finanziarie, emanate a livello nazionale per fronteggiare la crisi economico-finanziaria causata dall’emergenza sanitaria COVID-19". L'importo non può in ogni caso risultare superiore alla perdita di fatturato subita, e viene stabilito in proporzione alla differenza tra il fatturato registrato nel periodo tra gennaio e giugno 2019 e quello registrato nello stesso periodo del 2020.    

          



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Le conseguenze della pandemia sul sistema energetico: i dati ISPRED

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Nell'articolo ISPRED: le conseguenze della pandemia sul sistema energetico sul portale Teknoring, Andrea Quaranta presenta le ultime variazioni dell'indice ISPRED, ossia il forte impatto che la pandemia ha avuto sul sistema energetico italiano.

L'indice sintetico ISPRED viene pubblicato periodicamente da ENEA  (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile) ed esprime in valori numerici, quindi comparabili nel tempo, l’evoluzione del sistema energetico lungo le tre tradizionali dimensioni della politica energetica (il c.d. trilemma energetico, ossia le tre dimensioni di una transizione “bilanciata”: Decarbonizzazione, Sicurezza dell’approvvigionamento e Prezzi dell’energia), cogliendone ed evidenziandone la complessità e le interdipendenze. 

L’epidemia da Covid19 e le misure di contenimento messe in atto dal Governo hanno avuto forti ripercussioni anche sulle attività produttive, che nei mesi di lockdown hanno subito una brusca e prolungata caduta, che ha comportato a sua volta il calo dei consumi di energia. La variazione dell’indice ISPRED “racconta” tutte le conseguenze eccezionali prodottesi sul sistema energetico del nostro Paese.

Nell'articolo vengono affrontati i seguenti argomenti:

Cos’è l’indice ISPRED e quali sono le variabili che lo compongono 

Cosa succedeva soltanto un anno fa: l’ISPRED calava 

Il 2020 e la variabile pandemia: cos’è successo nel settore energetico? 

La pandemia e la sicurezza energetica 

La componente “prezzi” 

La volatilità del mercato ETS

La “competitività” italiana 

Leggere i numeri 



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Inquinamento indoor e Covid-19: prevenzione a casa e al lavoro

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Sul portale Teknoring è recentemente uscito un articolo  sul tema inquinamento indoor e Covid-19: prevenzioni utili a casa e al lavoro 

L’inquinamento dell’aria non è solo quello prodotto dalle industrie e dagli autoveicoli: c’è un’altra forma di inquinamento – quello dell’aria indoor – che merita attenzione, e deve essere affrontato in modo corretto, tempestivo, costante ed efficace. Vediamo come. 

“Di fronte all’attuale situazione nazionale che ha comportato l’introduzione di provvedimenti di sanità pubblica (tra cui le misure di riduzione dei contatti, la limitazione della circolazione delle persone e di allontanamento dalla propria residenza, domicilio) necessarie per prevenire, impedire e ritardare la diffusione dell’epidemia da SARS-CoV-2, il virus che causa la COVID-19, la qualità dell’aria indoor assume una rilevante importanza nella protezione, tutela e prevenzione della salute dei cittadini e dei lavoratori”. 

Di seguito, il sommario dell'articolo scritto da Andrea Quaranta per il portale Teknoring:

  1. 1. Le “indicazione ad interim” dell’ISS
  2. 2. Inquinamento indoor: che cos’è?
  3. 3. La qualità dell’aria indoor negli ambienti domestici
  4. 4. Le misure generali per gli ambienti lavorativi
  5. 5. Focus: gli impianti di condizionamento e il COVID-19



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Semplificazione delle regole per i piccoli produttori da fonti rinnovabili

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L’Agenzia per la Regolamentazione (ARERA) ha varato un provvedimento che introduce nuove modalità di connessione semplificate per i piccoli produttori con impianti di potenza sino a 800 W. Disciplina inoltre i "plug & play".

L’Agenzia per la Regolamentazione dell’Energia, delle Reti e dell’Ambiente (ARERA) ha semplificato in una deliberazione del 4 agosto 2020 le regole per le modalità di connessione di impianti di produzione da fonti rinnovabili con potenza inferiore o uguale a 800 watt. Rivolgendosi in particolare all’autoproduzione e all’autoconsumo, questa semplificazione rende più rapide, dirette, chiare ed economiche le procedure di connessione per i piccoli impianti di produzione. Includendo anche i cosiddetti plug & play con potenza fino a 350 W, il provvedimento impone un modulo unico per la richiesta di connessione e la rende gratuita, elimina i contratti di dispacciamento, chiarisce e facilita il ruolo dell’impresa distributrice, e stabilisce un censimento degli impianti. 

La semplificazione ha lo scopo di snellire le procedure burocratiche favorendo l’ingresso nel mercato delle nuove tecnologie sostenibili ai piccoli e piccolissimi produttori di energia da fonti rinnovabili per lo più destinati all’autoconsumo e all’autoproduzione. Come si legge nel provvedimento stesso, "gli impianti di produzione di potenza inferiore a 800 W hanno costi ridotti e impatti sulle reti elettriche e sulle attività di connessione per lo più trascurabili. Pertanto, iter e corrispettivi di connessione pensati per impianti di taglia decisamente maggiore rischiano di rappresentare una barriera all’ingresso nel mercato per le predette tecnologie".

 Per maggiori approfondimenti puoi leggere qui.

Come si è (finalmente) arrivati alla semplificazione delle regole per i piccoli produttori di fonti rinnovabili

Il provvedimento arriva dopo un lungo processo di consultazione volto alla semplificazione dell'iter di connessione degli impianti di produzione di piccola e piccolissima taglia, avviatosi nel 2016, anche a seguito di segnalazioni da parte di produttori di energia elettrica e di costruttori di impianti di produzione di piccola taglia, e che ha visto il coinvolgimento di ARERA e del ministero dello Sviluppo Economico. 
Per arrivare al provvedimento in parola è stato peraltro necessario richiedere alla CEI (Comitato Elettrotecnico Italiano) una semplificazione della Norma CEI 0-21 per gli impianti di produzione di piccolissima taglia anche considerando il quadro tecnico europeo. 

Come si legge nel provvedimento di ARERA, che in premessa ricostruisce tutto il laborioso iter che ha portato alla semplificazione delle regole per i piccoli produttori di fonti rinnovabili, "il CEI, al termine di un proprio ulteriore processo di consultazione con inchiesta pubblica, ha modificato, nel mese di aprile 2019, la Norma CEI 0-21, pubblicando la nuova edizione denominata “Norma CEI 0-21:2019-04”. Tale Norma CEI 0-21, tra l’altro, ha introdotto alcune prescrizioni e/o ulteriori semplificazioni specifiche per gli impianti “Plug & Play”, ferme restando le semplificazioni già introdotte nel caso degli impianti di produzione di potenza inferiore a 800 W e precedentemente richiamate". La nuova norma definisce accuratamente cosa si intende per impianto Plug & Play (li considera sostanzialmente come un sottoinsieme degli impianti di produzione di potenza inferiore a 800 W) prevedendo per questa specifica categoria di impianti prescrizioni ed un esplicito esonero da parte del produttore dal fornire al gestore di rete alcune specifiche documentazioni tecniche.

Dopo aver specificato cosa si intende per impianti plug & play e comunicazione unica, il provvedimento di ARERA introduce il nuovo articolo 6ter "Richieste di connessione tramite Comunicazione Unica nel caso di impianti di produzione di potenza inferiore a 800 W", ed il nuovo articolo 13ter "Condizioni procedurali per gli impianti di produzione di potenza inferiore a 800 W che si avvalgono della Comunicazione Unica".


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La business continuity ai tempi del Covid-19: ne parlerà Andrea Quaranta

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Business continuity e gestione dei rischi (non solo) in tempi di Covid19, come ragionare in termini strategici per fare la differenza anche in momenti di emergenza. Ne parlerà Andrea Quaranta nel corso di un webinar gratuito mercoledì 20 maggio.

10 luglio 2020, aggiornamento:
lasciamo qui il link per scaricare le slides del webinar sulla business continuity, dove sono riassunti in maniera sintetica i concetti su cui Andrea Quaranta si è soffermato durante l'evento. 

Al webinar del 20 maggio, a cui hanno partecipato numerosi, è seguita la pubblicazione, per la casa editrice WKI, Milano, di un e-book dal titolo Business continuity, gestione del rischio, resilienza – Come costruire un nuovo modello di business sostenibile e fare la differenza anche in momenti di emergenza, all'interno del quale sono espressi molti dei ragionamenti (e dei consigli) dati durante il webinar. 
  

Qual è il rapporto tra l’emergenza sanitaria del Covid-19 e la business continuity? 

E’ questa un’occasione per elaborare una nuova strategia della prevenzione e della sostenibilità? Queste le domande su cui si incentrerà il webinar live in cui sarà relatore Andrea Quaranta e che si terrà mercoledì 20 maggio dalle 16.00 alle 17.00. ISCRIVITI AL WEBINAR 

 Business continuity VS discontinuità del Covid-19: si può fare la differenza anche in momenti di emergenza.
La crisi generata dall’emergenza sanitaria ha portato alla luce i limiti e le contraddizioni di un modello di business che non ha mai preso in seria considerazione gli aspetti della prevenzione, e per questo troppo fragile e impreparato ad affrontare i rischi derivanti da politiche aziendali poco lungimiranti. 

È adesso, durante la gestione dell’emergenza a cui non eravamo preparati, che occorre mettere le basi per progettare un futuro all’insegna delle molteplici sostenibilità. 


E' un webinar firmato da WKI editore e Teknoring

Il webinar fa parte di un ciclo di incontri gratuiti in aula virtuale organizzati da Wolters Kluwer e Teknoring; si tratta del quarto appuntamento del ciclo formativo rivolto ai professionisti dell’HSE e RSPP, con l’obiettivo di illustrare percorsi di risk management e strategie utili in tempi di emergenza e nelle nuove fasi che ci stiamo preparando a vivere. 

Sponsor dell’iniziativa è la nuova soluzione integrata pensata per la compliance HSE in azienda: Legal Inventory & SIMPLEDO (scopri di più). 

Data e temi del webinar

Il webinar live gratuito “Come ragionare in termini strategici di business continuity per fare la differenza anche in momenti di emergenza” si terrà mercoledì 20 maggio 2020 dalle 15.00 alle 16.00. 
Il programma dell’incontro: Cos’è la continuità operativa? Quali sono le differenze con concetti “satellite” (risk management; change management; disaster recovery, gestione della complessità; resilienza operativa) Come ragionare in termini di business continuity e implementare un sistema che consenta la continuità operativa?   ISCRIVITI AL WEBINAR 









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MinGiustizia: Direttiva 4 marzo 2020: adozione di modalità di lavoro agile

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Ministero della Giustizia, Direttiva 4 marzo 2020 - Direttiva recante misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica attraverso l’adozione di modalità di lavoro agile meglio noto come smart working.


Quali categorie di dipendenti pubblici possono essere autorizzati allo smart working? 

La direttiva contiene, al punto 1, l’autorizzazione al lavoro agile per alcune categorie di dipendenti pubblici (i dipendenti rientranti nel Comparto Funzioni Centrali del Dipartimento dell’Organizzazione giudiziaria, Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità e dell’Amministrazione degli Archivi Notarili, in servizio presso gli Uffici e servizi centrali e territoriali delle citate Amministrazioni).

Quali sono le attività e i processi lavorativi delocalizzabili?

Inoltre, si precisa che l’esecuzione del rapporto di lavoro in modalità di smart working è possibile per tutte le attività e i processi lavorativi almeno in parte delocalizzabili (tali cioè da non postulare la costante presenza fisica nella sede di lavoro del dipendente addetto), senza ulteriore distinzione di categoria di inquadramento e di tipologia di rapporto di lavoro. 

Al punto 2 si precisa che durante le giornate di smart working, la prestazione lavorativa potrà essere svolta dalla propria residenza o da altro domicilio, previo accordo con la direzione dell’Ufficio o servizio di appartenenza e che il dipendente gode di autonomia. I risultati dell’attività lavorativa sono sottoposti a monitoraggio e valutazione da parte del direttore dell’Ufficio o del Servizio. 

Chi individua le tipologie di attività delocalizzabili?

Sono i direttori degli Uffici a individuare le tipologie di attività ritenute delocalizzabili in tutto o in parte: si possono considerare come delocalizzabili le attività che, in tutto o in parte, risultino compatibili con una prestazione lavorativa resa a distanza che non comporti disagio alla funzionalità delle strutture o servizi. La direttiva a questo proposito cita diversi esempi di attività delocalizzabile. 

Come si richiede l'autorizzazione al lavoro agile?

Al punto 4 si precisa che l’accesso del rapporto di lavoro in modalità di smart working è disposto su base volontaria mediante compilazione e presentazione di istanza. L’istanza dovrà essere corredata dalla proposta di progetto individuale di lavoro agile utilizzando la modulistica allegata. I direttori degli Uffici e dei Servizi raccolgono le manifestazioni di disponibilità dei lavoratori nel più breve tempo possibile. I dipendenti, nel manifestare la propria disponibilità, devono indicare i propri contatti nonché gli strumenti informatico – elettronici di cui sono dotati. Successivamente, la direttiva specifica quali informazioni deve riportare il progetto di lavoro individuale del lavoratore che sceglie la modalità smart working. 

Il progetto individuale

Al punto 5 si specifica che il progetto assegnato al dipendente contiene le prescrizioni in materia di riservatezza dei dati ed inoltre vengono specificati gli impegni che il dipendente assume nell’ambito del lavoro agile. Tra questi vi è l’impegno a rispettare le norme in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro e sull’utilizzo delle strumentazioni tecniche (utilizzare le dotazioni informatiche eventualmente consegnategli esclusivamente per ragioni di servizio, senza alterare la configurazione del sistema o installare software in difetto di preventiva autorizzazione); nonché le specifiche norme sulla salute e sicurezza nel lavoro agile di cui all’articolo 22, comma 1, della legge 22 maggio 2017, n. 81.

Viene stabilito che il trattamento economico, sia fondamentale che accessorio, non subisce alcuna modifica, non derivando dalla prestazione di smart working alcun diritto all’acquisizione di incrementi retributivi. Si specifica che non sono configurabili prestazioni straordinarie né la corresponsione di buoni pasto e sono a carico del dipendente le spese riguardanti i consumi elettrici, di connessione alla rete Internet e le comunicazioni telefoniche con l’Ufficio o Servizio

Quale percentuale massima di lavoratori può essere autorizzata allo smart working?

Non sussistono, nell’applicazione di tale misura di contenimento del rischio di contagio da COVID-19, limiti numerici o percentuali alle unità di lavoratori che possono svolgere la propria prestazione in modalità smart working. La direttiva specifica che nell’esercizio del potere datoriale, l’accesso in modalità smart working dovrà favorire il personale rientrante in alcune categorie elencate tra cui ad esempio i lavoratori con figli in condizioni di disabilità. 

Il punto 7 tratta invece dell’assolvimento degli obblighi INAIL.



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Aste verdi, come finanzieranno il Green New Deal?

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Aste verdi, come finanzieranno il Green New Deal? E' questo il titolo dell'articolo di Andrea Quaranta che potete leggere sul portale Teknoring.

L'articolo chiarisce in cosa consistono le aste verdi e come funziona il meccanismo dell’Emission Trading System, o Sistema Europeo di Scambio di Quote di Emissione, attraverso una tabella che ne elenca gli aspetti salienti. L'articolo prosegue con un focus sulle aste verdi (come funzionano, chi può partecipare alle aste verdi) e spiega il ruolo del GSE.

Perché parliamo di aste verdi 

L'occasione per parlare delle aste verdi è data dal Decreto Clima, che contiene una serie di incentivi per promuovere il Green New Deal come:
  • il “buono mobilità”,
  • un fondo per finanziare progetti di creazione, prolungamento, ammodernamento di corsie preferenziali di trasporto pubblico locale e
  • un programma sperimentale di messa a dimora di alberi, di reimpianto e di silvicoltura a favore delle città metropolitane. 
Il Decreto Clima è in Gazzetta ufficiale n. 241 del 14 ottobre 2019. Il decreto-legge 14 ottobre 2019, n. 111 reca “Misure urgenti per il rispetto degli obblighi previsti dalla direttiva 2008/50/CE sulla qualità dell’aria e proroga del termine di cui all’articolo 48, commi 11 e 13, del decreto legge 17 ottobre 2016, n. 189, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 dicembre 2016, n. 229”.

Tutte e tre le misure sopra citate saranno finanziate con una quota parte dei proventi delle aste delle quote di emissione di CO2, versata dal GSE ad apposito capitolo del bilancio dello Stato. 


L'articolo di Andrea Quaranta tratta questi argomenti:

  • L’Emission Trading System: cos’è e come funziona
  • Focus sulle aste aste verdi
  • Settori e gas interessati
  • Il ruolo del GSE nelle aste verdi.


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Rischi Ambientali - Come riconoscerli e gestirli garantendo la business continuity: pubblicati gli atti del convegno

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Sono stati pubblicati gli atti del convegno, che si è tenuto durante i lavori di Safety Expo 2019, Rischi Ambientali - Come riconoscerli e come gestirli garantendo la business continuity coordinato da Andrea Quaranta.

Il dossier di oltre 15 pagine è inserito sul numero di dicembre 2019 della rivista Ambiente & Sicurezza sul Lavoro di EPC periodici (sul numero precedente, quello di novembre, sono inseriti invece altri dossier sempre relativi a eventi di Safety Expo). 

L’incontro, svoltosi lo scorso 19 settembre, si è articolato in una vera e propria narrazione - coordinata dai due interventi di Andrea Quaranta, ad apertura e chiusura del convegno, nonché dagli interventi di raccordo  - in cui sono intervenuti:
Stefano Di Nauta che ha parlato di cosa bisogna fare appena un evento con potenziale impatto sulle matrici ambientali si è verificato (i tempi e le norme da rispettare, i soggetti coinvolti); successivamente, 
Maurizio Melino che ha spiegato cosa occorre fare affinché quel tipo di accadimento non si verifichi. Occorre progettare, realizzare, implementare e aggiornare un sistema di gestione ambientale, ancora meglio se integrato con la sicurezza, visto che spesso gli episodi inquinanti hanno conseguenze pesanti sui lavoratori coinvolti. 
Ultimo punto, ma non meno importante, è capire quali sono gli strumenti per trasferire parte del rischio ambientale e poter usufruire di un aiuto ulteriore nei delicati momenti che seguono il verificarsi dell’evento. Questo aspetto è stato al centro dell’intervento di Lisa Casali.

Per conosce più in dettaglio i relatori e una breve scheda per ciascun intervento, consigliamo la lettura del post Rischi ambientali: come riconoscerli e gestirli garantendo la business continuity pubblicato sul sito di Natura Giuridica.


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