Autorizzazione all’installazione di stazioni radio-base quali divieti

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Un Comune può inibire l’installazione di una stazione radio base per la telefonia cellulare perché il sito prescelto si trova all’interno del perimetro del “territorio urbanizzato”?
Secondo il Consiglio di Stato (sentenza n. 3493 del 3 giugno 2010, che potete scaricare gratis dal sito di Natura Giuridica (sezione dedicata all'inquinamento elettromagnetico: basta una semplice registrazione) il formale utilizzo degli strumenti urbanistico-edilizi, e il dichiarato intento di esercitare competenze in materia di governo del territorio, non possono giustificare l’imposizione di misure che, attraverso divieti generalizzati di installazione delle stazioni radio base, di fatto vengono a costituire indiretta deroga ai limiti di esposizione alle onde elettromagnetiche indicati dalla normativa statale, con la precisazione che l’autorizzazione rilasciata ex art. 87 d.lgs. 1 agosto 2003, n. 259, non costituisce titolo abilitativo aggiuntivo rispetto a quello richiesto dalla disciplina urbanistico-edilizia, ma assorbe in sé e sintetizza ogni relativa valutazione.

Quindi sono illegittime le prescrizioni comunali di piano e di regolamento che si traducono in limiti alla localizzazione e allo sviluppo della rete per intere zone, per di più con scelta generale ed astratta ed in assenza di giustificazioni afferenti alla specifica tipologia dei luoghi o alla presenza di siti che per destinazioni d’uso possano essere qualificati come sensibili.


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Acque reflue industriali e acque di falda sono assimilabili

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Com’è noto, l’art. 137, comma 1, del Testo Unico Ambientale (D.Lgs. n. 152/06) sanziona l’attività di scarico di acque reflue industriali in acque superficiali senza l'apposita autorizzazione.
Questo reato è oggetto della sentenza della Cassazione n. 11494/10 (scaricabile gratutitamente dal sito di NG, previa semplice registrazione visitando la sezione dedicata alla tutela delle acque), che, nel giudicare della colpevolezza dell’imputato condannato nei precedenti gradi di giudizio, ha avuto modo di esprimersi in merito all’assimilabiiltà o meno delle acque reflue industriali alla acque di falda emunte.

L'acqua di falda proveniente dall'attività di escavazione – ha detto la Suprema Corte – non può essere assimilata tout court all'acqua reflua industriale, pur dovendosi richiedere, anche per tale genere di acqua laddove la stessa debba essere scaricata in superficie, un’autorizzazione, la cui mancanza, però, non genera conseguenze di tipo penale previste invece in tutti i casi nei quali lo scarico dell'acqua in superficie provenga da attività produttive genericamente intese.


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Energia eolica e regime intertemporale

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Come ho già avuto modo – ahimè – di sottolineare spesso nella pagine di questo blog, la nostra normativa ambientale si caratterizza per le continue modifiche, deroghe, proroghe, che danno vita alle inevitabili problematiche relative all’applicazione di periodi transitori che, a loro volta si sovrappongono.
Unendo, in questo modo, alla confusione legislativa, quella concernente l’interpretazione relativa al regime intertemporale da applicare.
Con il rischio concreto di far cadere il già fragile castello di carta della nostra legislazione energetico-ambientale.
È questo l’argomento trattato nella sentenza che vi propongo oggi (TAR Palermo n. 8677/10, che possono scaricare gratuitamente tutti gli utenti registrati al sito di Natura Giuridica accedendo alla sezione sulle fonti rinnovabili)
Il Giudice amministrativo siciliano ha ricordato che l’art. 52 del T.U.A. – laddove prevede che “i procedimenti amministrativi in corso alla data di entrata in vigore della parte seconda del presente decreto, nonché i procedimenti per i quali a tale data sia già stata formalmente presentata istanza introduttiva da parte dell'interessato, si concludono in conformità alle disposizioni ed alle attribuzioni di competenza in vigore all'epoca della presentazione di detta istanza” – risponde alla finalità di regolamentare l’ambito di applicazione delle disposizioni contenute nel DPR 12 aprile 1996, rispetto a quelle di cui al D.Lgs n. 152/06, stante l’intervenuta abrogazione del primo ad opera dell’art. 48 del secondo e la conseguente esigenza di individuare il regime intertemporale della normativa in materia di procedure di valutazione di impatto ambientale.


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Energie rinnovabili: cosa c'è di nuovo sotto il sole

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In quest'estate che stenta a decollare, ho pensato di far finta di essere sotto l'ombrellone (invece sono in ufficio), di avere il mare di fronte, e di sfogliare le ultime notizie in materia di energie rinnovabili. Le notizie lette sotto l'ombrellone sembrano coinvolgerci meno, protetti come siamo dall'atmosfera vacanziera.

Riusciamo ad essere più distaccati, più disillusi, e magari sotto sotto pensiamo che non siano nemmeno notizie vere: forse le hanno scritte per dare a noi, stravaccati sui lettini da mare, qualcosa di divertente da leggere.
Rinnovabili sotto l'ombrellone: in realtà sono sempre le stesse notizie (perdonate il gioco di parole e anche i criteri di assemblaggio delle notizie, che sono del tutto personali):

il GSE pubblica il nuovo registro grandi impianti, e poi lo ritira perché - ammette - ha commesso errori materiali nel compilarlo. Le rinnovabili sono una maledizione divina, lo pensano a Campoleone (Latina), a Macerata, nella Piana del Fucino, mentre in Sicilia sono diversi anni che la Regione ci sta pensando, ma nel frattempo allunga kafkianamente i tempi burocratici per concedere le autorizzazioni; in Sardegna, non piacciono gli impianti eolici sul mare. In generale piacciono molto gli impianti fotovoltaici sui tetti, tanto che presto, grazie alla costituzione di una società ad hoc, Difesa Servizi, saranno su quelli di 62 caserme italiane; c'è inoltre chi si inventa un nuovo business: dammi il tuo tetto in eternit, io te lo smaltisco e al suo posto metto i miei pannelli. Datemi un capannone industriale o il parcheggio di un supermercato ed io lo coprirò di pannelli! C'è chi gli impianti fotovoltaici su terreni agricoli aveva pensato di bandirli come si fa con le streghe, e qualcuno gli ha detto che non si può fare, c'è chi cerca il compromesso, e studia soluzioni avveniristiche come l'agrofotovoltaico; c'è, infine, chi pensa già al dopo, e si preoccupa dello smaltimento delle pale eoliche in disuso parlando di disastro ambientale.


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Comproprietari di un’area da bonificare quali responsabilità

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Nel post Responsabilità per la bonifica di siti contaminati, ho messo in evidenza che la figura del proprietario di un sito contaminato, ma non colpevole dell’inquinamento, è particolarmente delicata, in un ordinamento in cui si parla a gran voce del principio “chi inquina paga”, ma nel quale si finisce, per semplicità, a volte, per incompetenza, altre, o anche per accidia – o irresponsabilità – per far ricadere la colpa (la responsabilità) sul soggetto più facilmente identificabile: il proprietario del sito contaminato o inquinato che dir si voglia, il quale spesso inconsapevolmente si trova a dover gestire la “patata” bollente".

Ho parlato spesso delle vicende che vedono coinvolto il proprietario non responsabile dell’inquinamento per il semplice fatto che ci sono proprietari e proprietari, regole e regole da rispettare e far rispettare, responsabilità e responsabilità da considerare (o meno…).
Con le relative eccezioni ad personam….
Ad esempio, abbiamo visto quali sono le regole che si devono seguire se il proprietario non colpevole è il Comune o un malcapitato curatore fallimentare o ancora si tratta di un locatore, per un terreno dato in affitto a terzi, per analizzare le varie forme di responsabilità del proprietario…definiamolo tout court:

Questa volta parliamo della responsabilità dei comproprietari di un’area da bonificare.


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Campi elettromagnetici e diritto alla salute

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Cosa possono fare i cittadini che si sentono minacciati dalla decisione, presa dall’autorità comunale, di realizzare una linea elettrica occupando parte dei terreni di proprietà?
È quanto accaduto a due signori dell’albese, che tempo fa hanno impugnato innanzi al TAR di Torino – chiedendo la sospensiva – una determinazione dirigenziale, con la quale la Direzione Patrimonio e Tecnico, Settore Attività Negoziale e Contrattuale della Regione Piemonte aveva autorizzato l’Enel all’occupazione d’urgenza degli immobili di loro proprietà, al fine della costruzione di una linea elettrica, dichiarata di pubblica utilità, indifferibile ed urgente.

Nella zona, sostenevano i due, proprietari di un’azienda agricola, erano preenti già ben quattro condutture elettriche aeree, e avevano ragione di temere che la nuova linea elettrica progettata dall’Enel potesse aggravare la situazione del fondo, già occupato da numerose condutture, con conseguenti maggiori limitazioni per le attività agricole, diminuzione del valore degli immobili e pericolo di danno alla salute delle persone.


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Le operazioni di bonifica possono essere qualificate come “servizio pubblico”?

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La storia che vede protagonista la società consortile alla quale è affidata la gestione di un impianto biologico di depurazione nel quale sono convogliati, attraverso un unico collettore tutti i reflui, civili ed industriali, provenienti dai comuni e dagli insediamenti industriali produttivi insediati , potete approfondirla scaricando gratuitamente dal sito di Natura Giuridica, previa semplice registrazione, la sentenza n. 1266/10 del Consiglio di Giustizia amministrativa per la regione Sicilia.

Ciò che, in questa sede, merita mettere in evidenza sono le conclusioni del Giudice amministrativo siciliano.


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Film sottile solare di seconda generazione

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Pochi giorni fa, rimbalzavano le voci di un ritocchino al sistema di incentivi sulle rinnovabili contenuto nella manovra finanziaria presentata al Quirinale, segnando un'altra puntata di questa telenovela infinita, che tiene nell'incertezza investitori, imprese, lavoratori e utenti finali.
Nel frattempo, tuttavia, le cose sono andate avanti ugualmente e a Catania si inaugura un  grande impianto con pannelli solari di seconda generazione, denominati "a film sottile".
La produzione industriale di questa tipologia di pannello, costituita da sottilissime pellicole di silicio disposte a strati su una base in vetro, è iniziata in aprile presso lo stabilimento Sharp, nei pressi di Osaka in Giappone, ed è il frutto di una collaborazione tra Enel, StMicroelectrics e Sharp. 
Ma perché si parla di seconda generazione? Cosa hanno di diverso i pannelli sottili da quelli oggi utilizzati? La novità principale sta nel fatto che i pannelli a film sottile sono cosparsi da una quantità molto più piccola di silicio, e questo fa si che costino meno e sia più facile produrli. 


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Bonifica dei siti contaminati: i margini di manovra della Pubblica amministrazione

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Per quanto concerne il ruolo della pubblica amministrazione nei procedimenti di bonifica dei siti contaminati, il TAR Toscana (2376/10), con paziente opera certosina, ricorda che nei procedimenti in materia di bonifica ambientale, è necessario che la Pubblica Amministrazione consenta ai destinatari delle prescrizioni stabilite dalla stessa P.A. di partecipare al relativo procedimento, articolato in una o più Conferenze di Servizi istruttorie e decisorie, quantomeno con riferimento alle fasi procedimentali in cui emerge l’esistenza di una contaminazione del terreno e della falda acquifera nell’area interessata e che poi sfociano nelle determinazioni assunte dalla Conferenza di Servizi decisoria.


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Bonifica dei siti contaminati: competenze ripartite nel Ministero dell’Ambiente

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In materia di bonifica dei siti contaminati, come del resto in tutto il settore del diritto dell’ambiente (e dell’energia) regnano (quasi) sovrane la confusione e la sovrapposizione di precetti e sanzioni, che finiscono con il confondere gli operatori del settore (e molto spesso anche i giudici…).

Quali sono, ad esempio, gli atti di competenza del Ministero dell’Ambiente e quali del solo Ministro?
Come si deve comportare la Pubblica amministrazione nei procedimenti di bonifica dei siti contaminati? Di fronte a scelte alternative (barriera fisica o idraulica), è vincolata nella sua scelta, o può decidere liberamente”? Può “prendersela” con il proprietario incolpevole dell’inquinamento?


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Omessa bonifica: disciplina barzelletta

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Ci sono:
• una società produttrice di rifiuti
• una società trasportatrice degli stessi rifiuti
• il responsabile di una discarica
che vengono incriminati per la realizzazione di una discarica non autorizzata di rifiuti pericolosi e per non aver provveduto alla bonifica secondo procedimento di legge…

No, non è una delle barzellette che il premier puntualmente racconta in ogni dove…
Anche se a pensarci bene, a giudicare dal solito claudicante incedere della normativa, e della susseguente, ed inevitabile, interpretazione, forse quella relativa all’omessa bonifica sembra proprio una barzelletta…come raccontato nell’articolo “Orienteering politico-normativo in materia di omessa bonifica”…
Ad ogni modo, quella citata all’inizio di questo post è la parte in fatto della sentenza che vi propongo oggi (Cassazione penale, n. 699 del 2010, gratuitamente scaricabile dal sito di Natura Giuridica, previa semplice registrazione) in materia di omessa bonifica, argomento assai spinoso e delicato, già altre volte affrontato nelle pagine di Natura Giuridica (alla fine di questo post troverete i collegamenti).


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