Un Comune può “tirarsi fuori” dal procedimento autorizzatorio in materia di FER?

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In un’epoca di presenzialismo fine a se stesso, fa rumore il…silenzio rivendicato da un Comune pugliese in materia di fonti di energia rinnovabile.

La cronaca: una società, una volta avviato l’iter volto ad ottenere l’autorizzazione unica per la costruzione e l’esercizio di un parco eolico, si è trovata di fronte al silenzio dell’Amministrazione. 
Il Giudice di primo grado ha accolto tale ricorso, prontamente impugnato dall’Amministrazione stessa, che sosteneva l’inesistenza di qualsivoglia obbligo a suo carico nel procedimento, dal momento che il famoso art. 12 del D.Lgs n.387/2003 prevede che “la costruzione e l’esercizio degli impianti di produzione di energia elettrica alimentata da energie rinnovabili […] sono soggetti ad una autorizzazione unica, rilasciata dalla Regione”

Come a dire, titolare del procedimento per l’autorizzazione unica è solo la Regione, e il Comune può pilatescamente lavarsene le mani…

Non è proprio così….


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MTBE = Molto Trambusto per il Bene Economico… La decontestualizzazione della politica ambientale (2)

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Come abbiamo accennato nel post precedente ("MTBE=Molto Trambusto per il Bene Economico. La decontestualizzazione della politica ambientale"), di recente il TAR del Trentino Alto Adige è intervenuto in relazione al parametro MTBE (sentenza n. 93/2010, consultabile gratuitamente sul sito di natura Giuridica, previa semplice registrazione) cercando di fare ulteriore chiarezza.

In sostanza il Collegio ha affermato che il fatto che l’MTBE non sia una sostanza inclusa nelle tabelle allegate al Testo Unico Ambientale costituisce una lacuna che non potrebbe essere colmata con un’operazione di integrazione svolta dall’amministrazione anziché dal legislatore.

Tuttavia, nel nostro ordinamento esiste il principio di precauzione, che non è uno slogan, né una semplice dichiarazione d’intenti, ma una sorta di “norma materiale”, invocabile ogni volta che, pur a fronte di una carente base normativa – e, dunque, di un possibile ritardo da parte del legislatore nel prendere atto del costante progresso della scienza – sia ragionevolmente ipotizzabile l’esistenza di un rischio non tollerabile.
Ragionevolmente, appunto: il che significa caso per caso, e non sulla base di un parere generalizzato.


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MTBE = Molto Trambusto per il Bene Economico… La decontestualizzazione della politica ambientale

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Verrebbe proprio da metterla in questi termini: identificare con Molto Trambusto per il Bene Economico l’acronimo MTBE, che sta, invece, per Methyl Tertiary Butyl Ether, di cui abbiamo già parlato nelle pagine di Natura Giuridica, linkate in calce a questo doppio post.


Molto trambusto perché, parliamoci chiaro, al momento, si parla di tutela di ambiente in modo ancora troppo decontestualizzato rispetto alla salvaguardia degli interessi economici: si passa da una spropositata tutela astratta a tutti i costi del bene ambiente, difficilmente attuabile, poi, dal punto di vista pratico, a situazioni in cui i “valori economici” la fanno da padrona, relegando la tutela dell’ambiente a mero ed incidentale corollario di politiche nate con un altro scopo.
Come avviene per gli incentivi al fotovoltaico, che di sicuro non inculcano una cultura del sostenibile (il FV infatti è visto solo come una gallina dalle uova d’oro), e sono avulsi da qualsiasi politica industriale di ampio respiro (gli incentivi, per come sono strutturati ora, rischiano di essere “fini a se stessi”, perché una volta finiti non rimarrà nulla di concreto).
Nulla di concreto per l’Italia come Paese, non per color che, per fortuna od opportunità, hanno avuto il privilegio di poter investire nel settore del fotovoltaico.

E come avviene per qualsiasi altra politica energetico-ambientale in generale, applicata – quando è applicabile – a macchia di leopardo nel nostro paese, con interpretazioni spesso fantasiose che sembrano avere un unico, sciagurato scopo: quello di aumentare l’incertezza del diritto, in modo che qualsivoglia interesse lobbistico possa essere fatto valere.
Con buona pace di tutti gli altrio interessi non corporativi (interessi diffusi), della tutela dell’ambiente e della salute dell’uomo e, infine, della certezza del diritto, unico baluardo in grado di regolare correttamente, ed in modo uniforme, interessi solo in astratto inconciliabili, come quello economico ed ambientale, appunto.

MTBE, dunque.


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Ecomondo 2010: convegno sul Decommissioning

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A Rimini, nell'ambito della fiera dedicata all'energia e all'ambiente Ecomondo ediz. 2010 , si terranno due appuntamenti convegnistici dedicati al decomissioning, ossia alla demolizione e riqualificazione di aree dismesse.
Ospiti dei convegni saranno esponenti di associazioni di categoria e manager di aziende nel settore del recupero aree dismesse.
Tutte le informazioni sulla sede dei convegni, il programma e le schede di partecipazione possono essere consultate nella pagina Ecomondo dedicata al decomissioning.
Il primo appuntamento si terrà giovedì 4 novembre dalle 10.00 alle 13.00 e tratterà dei mercati emergenti e strategici nel decommissioning. I lavori saranno moderati da Massimo Viarenghi, direttore della rivista ECO - bonifiche, rifiuti, demolizioni.
Il secondo convegno si svolgerà venerdì 5 novembre dalle 10.00 alle 13.00 e tratterà del delicato passaggio denominato "brown to green", ossia il processo di riqualificazione  delle aree dismesse. Modera i lavori Andrea Quaranta, consulente legale ambientale e membro del comitato scientifico della rivista ECO. 

In un'epoca come la nostra, la domanda sempre crescente di nuovi spazi per costruire passa anche, e soprattuttuo, attraverso il riutilizzo di quelli già esistenti. Si tratta di  aree industriali dismesse, quartieri degradati ed abbandonati, vuoti urbani, passività urbanistiche, ovvero i "Brownfields", il cui risanamento e riutilizzo rappresenta oggi una sfida importantissima anche in Italia.
Da una parte un'opportunità di business, dall'altra la possibilità di mutare il destino di un'area degradata, con benefici notevoli per il territorio ed i cittadini.

Potete scaricare il testo dell'intervento introduttivo collegandovi a questo link


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SCIA: segnalazione certificata di inizio attività? Io sento puzza di qualcos’altro…

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A parole non ci batte nessuno: siamo i Prìncipi dei prîncipi, come ho sottolineato, anche recentemente, nelle pagine del blog.

I nostri politici declamano, infarciscono i discorsi politici (rectius: le perenni e personali propagande) di “melodie giuridiche”, e si scoprono essere dei moralizzatori del diritto – diretti discendenti di quel diritto romano così lineare, di quel latino così semplicemente efficace – dei moderni Catone, dei novelli Virgilio.

Se bastassero le belle parole, dopo di noi non ci sarebbe spazio neanche per la medaglia d’argento: esisterebbe, potrebbe esistere solo un abisso popolato da aspiranti imitatori giuridici.

Ma nel momento in cui si apprestano a tradurre il politichese di certi voli pindarici in realtà quotidiana, in atti e fatti concretamente applicabili, i nostri politici scoprono che certe affermazioni da censore forse sono un po’ troppo – come dire? – eccessive, e che la luce del loro presunto lume è piuttosto fioca, e del tutto inadeguata a farsi strada nella selva oscura del nostrano diritto.

Prendete il diritto dell’energia, per esempio.
Precario, emergenziale, confuso, disorganico, pesante, burocratico, scoordinato, derogatorio, di deroga, derogato, sovrapposto: insostenibile.

L’ultima novità in ordine cronologico è rappresentata dalla S.C.I.A.: non quella che lascia svanire dietro di sé, nel mare, una barca a vela ma, molto più prosaicamente, nel Paese in cui il latino è stato soppiantato dal linguaggio da sms, uno dei tanti moderni acronimi, che indica la segnalazione certificata di inizio attività.

I meco……mplimenti che, a questo punto, sono dovuti (con tanto di standing ovation), si inseriscono in questo quadretto idilliaco di millantata semplificazione normativa.


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Che colpa ne ho!?

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Non è a Nicola di Bari, che mi riferisco, ma molto più prosaicamente al più che giustificato interrogativo che molti proprietari di terreni si pongono, quando si vedono notificare ordinanze di rimozione dei rifiuti che altri hanno gettato sulle loro proprietà, a loro totale insaputa…


Cosa succede se ignoti gettano rifiuti in un terreno altrui?

Di chi è la responsabilità? 

Il proprietario o il titolare in uso di fatto del terreno può essere chiamato a rispondere della fattispecie di abbandono o deposito incontrollato di rifiuti sulla propria area, a prescindere da qualsiasi altra considerazione?

Sul blog di Natura Giuridica abbiamo affrontato il tema della responsabilità del proprietario incolpevole in diverse occasioni.

Oggi torniamo sull’argomento, visto che, nonostante tutto, le ordinanze di bonifica e di rimozione rifiuti (spesso confuse e sovrapposte. Occorre ribadire e sottolineare con forza che si tratta di due cose ben distinte: “La rimozione dei rifiuti è qualcosa di ben diverso dalla bonifica…”) contro i proprietari incolpevoli dell’inquinamento e dell’abbandono dei rifiuti “pullulano”, e continuano a rappresentare una sorta di scappatoia per le PP.AA. incapaci di rivolgersi ai reali responsabili di tali atti ambientalmente e socialmente insostenibili…


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Sanatoria Dia L. 129 2010

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Domanda: "Se voglio realizzare un impianto per la produzione di energia da fonte rinnovabile, e dunque compilo la mia bella DIA, in ottemperanza a quanto Comune e Leggi Regionali stabiliscono, posso dormire sonni tranquilli, ed avviare di conseguenza tutte le altre altre pratiche necessarie, come per esempio la richiesta di allacciamento alla rete elettrica"?

Siamo in Italia, e la risposta è: "No".

Se, per esempio, come è successo in Puglia, emerge che la Legge Regionale - che mi autorizzava a servirmi della DIA, denuncia inizio attività, e non di una procedura autorizzatoria più complessa e dispendiosa -  è incostituzionale, e se le sentenze della Corte Costituzionale hanno effetti "ex tunc", cioè sono retroattive, che fine fa la mia attività imprenditoriale, divenuta da legale ad abusiva in seguito alla pronuncia della Corte?


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L’Agenzia delle Entrate fa luce sulla c.d. “tariffa onnicomprensiva”

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Il 25 agosto 2010 l’Agenzia delle Entrate ha emanato la Risoluzione 88/E del 2010, con la quale è stato precisato il regime fiscale delle tariffe che incentivano gli impianti a fonti rinnovabili non fotovoltaici (tariffa onnicomprensiva).
La necessità del chiarimento è sorta da un quesito con il quale il GSE – che ritira a “Tariffa Fissa Omnicomprensiva” l’energia elettrica incentivata prodotta e immessa in rete da impianti eolici di potenza nominale non inferiore a 1 Kw e non superiore a 200 Kw; da impianti alimentati dalle altre fonti rinnovabili, con esclusione della fonte solare, di potenza nominale non inferiore a 1 Kw e non superiore a 1 Mw, entrati in esercizio in data successiva al 31 dicembre 2007 – ha chiesto di verificare se è possibile estendere la linea interpretativa di cui alla circolare 46/E, e la conseguente disciplina fiscale, anche alla tariffa onnicomprensiva.


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Boom di disposizioni nel settore delle energie rinnovabili: a quando, però, un’autorevole politica energetico-ambientale?

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Nell’editoriale del mese di settembre, sul sito di Natura Giuridica ho fatto cenno alle estive in materia di energie rinnovabili.

Nel periodo estivo, notoriamente adatto per inserire – fra polemiche politiche, lunghe ferie degli onorevoli e dei deputati, rissose e risibili campagne mediatiche volte a demonizzare tutto ciò che (non dico deraglia, ma semplicemente) dissente dai binari prefissati dal padre-padrone – in piccoli commi, nascosti in leggi che nulla hanno a che fare con l’ambiente, frammenti di lemma, in grado però di stravolgere, a volte, il significato di intere normative, quest’anno il nostro legislatore si è sbizzarrito, in un settore, come quello del diritto dell’energia, strategico per il futuro sostenibile del nostro Paese.

Il diritto dell’energia, infatti, è il ramo del diritto ambientale più “attivo”, attuale, strategico: dopo anni di sprechi (anche) energetici, i rapidi cambiamenti climatici, la progressiva diminuzione dei combustibili fossili e i recenti – e sempre più frequenti – disastri ambientali connessi all’estrazione degli idrocarburi hanno imposto un drastico cambiamento di rotta, che solo ultimamente sembra essere stato recepito non solo dai cittadini, sempre più consapevoli dell’importanza del loro comportamento in campo energetico-ambientale, ma anche dai governi, di solito particolarmente riottosi a riformare, ad innovare, a progredire…

E così, anche nel nostro Paese il legislatore sembra essersi dato una mossa, come si suol dire, anche se – ad onor del vero – non sempre questo entusiasmo normativo si è accompagnato ad una autorevole, lungimirante politica ambientale.

Andando in rigoroso ordine cronologico, nelle pagine del blog voglio riepilogare quanto di più rilavante è stato prodotto dalla recente normativa estiva in campo energetico:
Natura Giuridica ha già ampiamente parlato, nelle pagine del suo blog:
  1. della legge 4 giugno 2010, n. 96, Comunitaria 2009, nel post intitolato “I Principi dei princìpi. Ma poi finisce lì, al principio”, in cui è stata sottolineata l’importanza, e la necessità, di usare meno parole, meno “politically correct”, meno enfatiche, e più fatti, e di smettere di giocare a fare i Principi dei princìpi, il perverso gioco di parole (perché a questo è ridotta, al giorno d’oggi, la nostra politica) che ci fa rimanere immobili, al principio, appunto….
  2. del decreto 6 agosto 2010, (il nuovo conto energia), con ben cinque puntate dedicate ad un provvedimento che, se non altro, ha il pregio di aver indicato una via più sostenibile, nell’incentivare gli impianti fotovoltaici).


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