venerdì, luglio 16, 2010

Manovra finanziaria: modifiche all’art. 45 sui certificati verdi

Il nuovo testo dell’art.45 della manovra finanziaria reintroduce l’obbligo, per il GSE, di ritiro dei certificati verdi, anche se prevede il taglio del 30% dei sussidi per il 2011.
Finisce l’era delle fonti assimilate e vengono addirittura incentivate la ricerca e l’istruzione!

In due post del 5 e dell’8 luglio 2010 (La manovra finanziaria vuole uccidere le rinnovabili…; La manovra finanziaria e la lotta alle rinnovabili: l'art 45) vi ho parlato dei perversi effetti dell’art 45 del D.L. n 78 del 31 maggio 2010 (manovra finanziaria), che aveva abolito l’obbligo di ritiro dell’eccesso di offerta dei certificati verdi.

Articolo 45 definito dal Ministro dell’Ambiente in persona, Stefania Prestigiacomo, come si legge sulle pagine de “Il Sole 24 ore”, “antistorico” e “assurdo”

Inoltre, sottolineavo che ci sarebbe stata battaglia, a colpi di emendamenti.

Battaglia c’è stata, in effetti, e sono stati presentati ben 85 emendamenti, di cui uno solo approvato (gli altri sono decaduti, dichiarati inammissibili o sono stati ritirati).

Si tratta dell’emendamento 45.2000, con il quale è stato proposto di sostituire l’art. 45 del D.L. n. 78 del 2010, con il seguente testo:
«Art. 45. - (Disposizioni in materia di certificati verdi e di convenzioni CIP6/92).
1. Le risorse derivanti dalle risoluzioni anticipate delle convenzioni CIP6/92 relative alle fonti assimilate alle fonti rinnovabili, disposte con decreti del Ministro dello sviluppo economico ai sensi dell'articolo 30, comma 20, della legge 23 luglio 2009, n. 99, intese come differenza tra gli oneri che si realizzerebbero nei casi in cui non si risolvano le medesime convenzioni e quelli da liquidare ai produttori aderenti alla risoluzione, sono versate all'entrata per essere riassegnate ad apposito fondo istituito presso lo stato di previsione del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca finalizzato ad interventi nel settore della ricerca e dell'università. La ripartizione delle risorse a favore dei predetti interventi è effettuata con decreto del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze all'esito dell'approvazione della riforma organica del settore universitario, escludendo la destinazione per spese continuative di personale ed assicurando comunque l'assenza di effetti sui saldi di finanza pubblica.
2. Con decreto del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, sentita l'Autorità per l'energia elettrica e il gas, da emanare entro novanta giorni dalla entrata in vigore della presente legge, sono stabiliti criteri e modalità per la quantificazione delle risorse derivanti dal comma 1.
3. All'articolo 2 della legge 24 dicembre 2007, n. 244, dopo il comma 149 è inserito il seguente:
''149-bis. Al fine di contenere gli oneri generali di sistema gravanti sulla spesa energetica di famiglie ed imprese e di promuovere le fonti rinnovabili che maggiormente contribuiscono al raggiungimento degli obiettivi europei, coerentemente con l'attuazione della direttiva 2009/28/CE, con decreto del Ministro dello sviluppo economico di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, sentita l'Autorità per l'energia elettrica e il gas, da emanare entro il 31 dicembre 2010, si assicura che l'importo complessivo derivante dal ritiro, da parte del GSE, dei certificati verdi di cui al comma 149, a decorrere dalle competenze dell'anno 2011, sia inferiore del trenta per cento rispetto a quello relativo alle competenze dell'anno 2010, prevedendo che almeno l'ottanta per cento di tale riduzione derivi dal contenimento della quantità di certificati verdi in eccesso''».
Un po’ arzigogolato, come modo di esprimersi, non trovate?
Certo, il giuridichese è anche questo, ma quanta fatica per interpretarlo

Cerchiamo di fare un po’ di luce, anche perché, per arrivare a questo bizantinismo linguistico, ci è voluto un po’ di tempo.

Nella versione precedente, a quella approvata dal Senato, l’art. 45 della manovra finanziaria confermava l'abolizione dell'obbligo di acquisto da parte del GSE dei certificati verdi in eccesso sul mercato, e destinava i proventi (derivanti dal denaro risparmiato dal GSE) per un terzo al parziale sgravio dalle bollette della voce che serve a finanziare il riacquisto degli stessi, e per due terzi al finanziamento della Pubblica istruzione.

Tutti d’accordo sulla necessità di finanziare la ricerca e l’istruzione: ma è questo, davvero, il modo corretto e logico di farlo?
Gli operatori del settore, alla vista di questo incedere privo di senso, sono nuovamente insorti, e così è uscita una nuova versione dell’art 45, riveduta e corretta.
Una correzione del tiro, per cercare di tener fede alle promesse fatte alle categorie economiche interessate.

Oltre ad una riformulazione del comma 1 (quello, per intenderci, “dedicato” all’istruzione e alla ricerca…), la novità risiede nel comma 3, con il quale si è cercato di “dare un colpo al cerchio e uno alla botte”.

La necessità di ricavare i fondi dalla risoluzione anticipata delle convenzioni Cip6 rende, infatti, necessario rendere più efficiente il meccanismo dei sussidi.

Quindi, è stato previsto che il contenimento degli «oneri generali di sistema gravanti sulla spesa energetica di famiglie ed imprese» debba essere realizzato promuovendo solo le autentiche fonti rinnovabili: per questo motivo saranno destinate a cadere quelle produzioni di elettricità che uno spregiudicato utilizzo dell’italiano aveva considerato rinnovabili: le così dette fonti “assimilate”, che una volta introdotte nel sistema lo hanno appesantito, fino a renderlo ingestibile (dal punto di vista logico ed economico).

In sostanza, è confermato l'obbligo del ritiro dei certificati verdi, ma con una variante chiamiamola così, “elastica”, che dovrebbe consentire di tagliare l'importo previsto per i sussidi riferiti al 2011 del 30% rispetto a quelli erogati quest'anno (taglio dovrà avvenire in massima parte – l’80% – riducendo la quantità dei certificati verdi in eccesso che il Gse è ora chiamato a ritirare).

Con quali strumenti ridurre la quantità dei certificati verdi in eccesso?

Ci sono solo due modi per “contenere” i certificati verdi in eccesso: aumentare la “base imponibile” (il numero di produttori da fonti fossili che sono tenuti a dotarsi di certificati. Molte sono, però le “ovvie” resistenze delle lobbies interessate), oppure aumentare la percentuale dell’imposizione.
Un vero rompicapo.

Sta di fatto che dietro la vicenda relativa ai certificati verdi esiste un “mondo parallelo”, di cui la vicenda innescata con l’art. 45  della manovra finanziaria rappresenta solo la punta del’’iceberg.

Come sottolineavo nel primo post (“La manovra finanziaria vuole uccidere le rinnovabili…") i certificati verdi costituiscono un sistema complesso di incentivazione delle fonti di energia rinnovabile basato su prezzi di mercato, il quale, per legge, deve essere finanziato dai produttori di energia da fonte fossile.

Un sistema complesso, dicevo, perché, oltre alle “fisiologiche resistenze dei “settori energetici tradizionali”, il finanziamento che viene dai produttori di energia da fonte fossile risulta essere insufficiente: motivo, quest’ultimo, che ha indotto il nostro legislatore ad introdurre l’obbligo di ritiro da parte del GSE, che con l’art. 45 si voleva “sopprimere”.

Un sistema complesso ma anche problematico, perché il GSE, da un lato, acquista, sì, questo è vero, l’eccesso di offerta di certificati verdi ed evita, così, il collasso del meccanismo ma, dall’altro, si rifà sulle bollette elettriche del famoso “Pantalone” – cittadini ed imprese – che finanzia così le fonti rinnovabili E, finora, anche le “assimilate”…

Quindi, giusto, in una certa misura, con determinate tempistiche e precise modalità operative, intervenire su questo complesso meccanismo, per renderlo un po’ più trasparente ed equo.

Giusto, soprattutto, non passare da un eccesso all’altro, attraverso una semplice soppressione del meccanismo: partire da ciò che mai sarebbe dovuto essere stato oggetto di incentivi (le fonti “assimilate” cui facevo riferimento prima) mi sembra un buon inizio, sia pure tardivo e frutto di aspre battaglie parlamentari.

Ma il modo ancor m’offende, direbbe Dante…

Non è credibile, né autorevole, il modo di procedere a tentoni, del Governo, frutto di delicati equilibrismi fra i diversi interessi del settore, certo, ma anche della più totale ed assoluta mancanza di una lungimirante politica (non solo) energetica.

Il problema è che – per rimanere a Dante – non possiamo neanche prenderci il lusso di non curarci di loro, di guardare e di passare: ne va di mezzo il nostro futuro.
Che, detto per inciso, vorremmo fosse improntato alle molteplici sostenibilità.

***

Natura Giuridica di Andrea Quaranta: Studio di Consulenza legale Ambientale.

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