lunedì, novembre 22, 2010

Il riparto di competenze in materia di energie rinnovabili nel Paese dei C8 (mila) (parte prima)


Quante volte lo abbiamo detto: nelle pagine del blog, in quelle del sito, negli articoli pubblicati per riviste scientifiche del settore del diritto dell’ambiente, nel corso di convegni, nei master….

Orientarsi nei meandri del diritto ambientale è tutt’altro che un mestiere semplice, perché da sempre, fina dalla sua nascita, il diritto dell’ambiente – ma anche quello dell’energia – si è caratterizzato per la sua perenne precarietà.
Non importa se causata dall’emergenza di turno, dall’infantile politica ambientale, dalla difficoltà di dare delle definizioni puntuali, dalle difficoltà tecnologiche, dal fatto che non ci sono più le mezze stagioni, dai giudici comunisti, dalla sinistra (quella c’entra sempre, anche quando, come da noi, non esiste...) o dagli immigrati…
O forse, più probabilmente, perché non siamo in grado di assumerci le responsabilità, così concentrati a trovare una scusa da accampare, o un caprio espiatorio cui addossare le nostre frustate ambizioni di paese del G8

Nel paese dei C8(mila, ovverosia il numero approssimativo dei Comuni nel nostro Belpaese), dove ognuno fa un po’ come gli pare (del resto siamo governati dal popolo delle libertà…), le regioni si sono sempre sentite in dovere di sostituirsi al legislatore nazionale, anche laddove non ne avevano i mezzi, o il potere di farlo…

E così in Puglia, ad esempio, in una botta sola il legislatore regionale ha pensato bene di:
1. prevedere la possibilità, da parte della Giunta regionale, di stipulare e approvare accordi nei quali, a compensazione di riduzioni programmate delle emissioni da parte di operatori industriali, sia previsto il rilascio di autorizzazioni per l’installazione e l’esercizio di impianti da energie rinnovabili;
2. vietare la realizzazione di impianti fotovoltaici per la produzione di energia elettrica in numerose aree, fra le quali, in particolare, le zone agricole considerate di particolare pregio;
3. prevedere la denuncia di inizio attività (DIA) per numerosi tipi di impianto di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, tenendo conto della collocazione e delle caratteristiche di essi.

Inevitabile il ricorso alla Consulta, che, in estrema sintesi, ha risposto così…
(la sentenza 119 del 2010, che vi sto brevemente raccontando, la potete consultare collegandovi al sito di Natura Giuridica, dopo esservi registrati gratuitamente)

Punto primo.
La legge statale vieta tassativamente le misure di compensazione patrimoniale, ovverosia l’imposizione di un corrispettivo quale condizione per il rilascio di titoli abilitativi per l’installazione e l’esercizio di impianti da energie rinnovabili, tenuto anche conto che, secondo l’ordinamento comunitario e quello nazionale, la costruzione e l’esercizio di impianti di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili sono libere attività d’impresa soggette alla sola autorizzazione amministrativa della Regione.
Quello che, invece, è possibile, è stipulare accordi che contemplino misure di compensazione e riequilibrio ambientale, nel senso che il pregiudizio subito dall’ambiente per l’impatto del nuovo impianto, oggetto di autorizzazione, viene “compensato” dall’impegno ad una riduzione delle emissioni inquinanti da parte dell’operatore economico proponente.

Quindi, almeno in questo caso, la Corte di Cassazione ha ritenuto infondata la questione di legittimità costituzionale, sottoposta al suo vaglio.
La legge regionale, infatti, ha sottolineato la Consulta, non consente la fissazione di compensazioni patrimoniali a favore degli enti locali: il sistema complessivo in cui s’inserisce la disposizione convince della inequivoca riferibilità all’ambiente, posto lo stretto collegamento alle riduzioni programmate delle emissioni da parte degli operatori industriali, nel quadro complessivo del riequilibrio ambientale, ed in considerazione della proporzione quantitativa che si vuole instaurare, all’interno degli accordi, tra le riduzioni delle emissioni inquinanti e la potenza degli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili autorizzati, comunque coerenti con gli obiettivi del piano energetico ambientale regionale.

***

Natura Giuridica di Andrea Quaranta: Studio di Consulenza legale Ambientale.

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Foto: “L'assedio // the siege” originally uploaded by sermatimati

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