giovedì, febbraio 05, 2009

Strategia rifiuti zero, inceneritori e cementifici



Dopo l’intervento del Prof. Paul Connett, è interventuto il responsabile rifiuti di Legambiente Piemonte, Michele Bertolino, che ha illustrato il contesto generale sulla gestione dei rifiuti in Provincia e in Piemonte (facendo riferimento anche alla situazione dei quattro consorzi della provincia – CEC – ACEM – COASBER e CSEA) e, per quanto riguarda l’incenerimento di rifiuti nei cementifici – forse il tema più caldo della serata – ha affermato che
“l’utilizzo in co-combustione serve a ridurre gli impatti ambientali degli impianti esistenti”.
A prescindere, in questa sede,
  • dall’aspetto tecnico (non sono in grado di dire se effettivamente i cementifici hanno dei sistemi di filtrazione meno efficienti di quelli di un inceneritore…) e
  • da quello economico (faccio riferimento anche a quanto, con dovizia di riferimenti normativi, ha brillantemente spiegato l’Ing. Bosco, durante il suo lungo intervento, in relazione al duplice “incentivo” di natura economica per quegli impianti che si vogliono considerare centri di profitto e non di costo)
che pure sono importanti in una considerazione globale e di strategia a medio–lungo termine, vorrei soffermarmi proprio su quanto affermato da Bertolino.E affrontare le problematiche connesse all’incenerimento dei rifiuti da un punto di vista logico-giuridico-strategico.

Il responsabile rifiuti di Legambiente Piemonte è stato duramente (rectius: politicamente…) attaccato dall’assessore provinciale all’ambiente (proprio per questo “ripreso” dal pubblico, attento, partecipe e non disposto a farsi prendere in giro dal politichese), che si è preso “la briga e di certo il gusto” di affermare che le parole di Bertolino sono il segno più evidente della sua militanza nel “partito dell’incenerimento”, in totale contraddizione con lo spirito della strategia rifiuti zero…

Non si tratta di prendere le difese di Bertolino, o di volersi schierare aprioristicamente (sempre e comunque, a prescindere dalla bontà delle “offerte politiche” – ammesso e non concesso che al momento attuale ci siano – di volta in volta proposte…) da una parte o dall’altra della barricata che sembra impedire, nel nostro diviso paese, un dialogo effettivo, e non solo di facciata.

Le parole di Connett sulla responsabilità che ognuno di noi deve avere – che necessariamente si deve rapportare con quella di tutti gli altri – anche come antidoto alla noiosità della classe dirigente, e come strumento di promozione e sensibilizzazione verso un nuovo modo di intendere la società, dovrebbero farci riflettere…

Credo che, specie nella delicata fase attuale, si debba procedere risoluti nel perseguimento dell’obiettivo, ma anche con una certa cautela nella metodologia…e (cercare di) cogliere tutte le sfumature e le implicazioni della questione ambientale e della complessa strategia che vorremmo ci portasse ai rifiuti zero.
In altre parole: occorre gestire il cambiamento, e domandarsi quale sia, medio tempore, la soluzione meno indolore possibile per raggiungerlo.

Certo, l’incenerimento è antitetico alla raccolta differenziata: considerazione peraltro alquanto ovvia, ma che non può essere perennemente decontestualizzata (cioè parlare di incenerimento senza ulteriori specificazioni, quantomeno opportune e doverose).

Personalmente sono contrario non solo alla costruzione di nuovi inceneritori, ma anche al mantenimento, ampiamente sovvenzionato, di quelli attuali, finanziati attraverso la perversa applicazione del sistema CIP6, nato come un giusto e importante incentivo, funzionale ad una specifica politica energetica (favorire le fonti di energia rinnovabili), trasformato, di fatto, in un’iniqua sovvenzione ai “soliti noti”.

Ammesso e non concesso che l’incenerimento dei rifiuti sia una soluzione sostenibile, se gli imprenditori del fuoco vogliono bruciare rifiuti, che ce la facciano con i loro mezzi (il sacro fuoco della libera e sfrenata concorrenza, del resto, non fa parte della mentalità liberista?), senza alimentare con soldi pubblici un circolo vizioso (più rifiuti, più brucio, più guadagno…), anziché quello virtuoso proposto da Connett, che condivido.

Ad ogni buon conto, gli inceneritori bruciano rifiuti e basta, e costituiscono una pura e semplice operazione di smaltimento, anche se incidentalmente avviene un recupero di energia (cosa che “autorizza” i fautori di questa soluzione a utilizzare pomposi termini quali termovalorizzazione, per creare quella confusione semantica – cui facevo riferimento nel post di ieri – sulla base della quale cercare di creare consenso).

L’incenerimento dei rifiuti nei cementifici, invece – per quanto l’operazione possa non essere condivisibile (si tratta pur sempre di bruciare rifiuti, ovvio) – costituisce un’operazione di recupero energetico – per usare i termini del Giurista ambientale, quale sono – e, allo stato attuale, consente di “ridurre gli impatti ambientali degli impianti esistenti”, i quali, se non bruciassero rifiuti, brucerebbero comunque qualcos’altro (petrolio, olio combustibile, pet-coke, ….)

Si tratta di una differenza di non poco conto – dettagliatamente spiegata in due importanti sentenze del 2003 dalla Corte di Giustizia delle comunità europee.

Ritengo questa precisazione doverosa, sia per contraddire quanto affermato dall’assessore provinciale, sia per rispondere a quanti fra il pubblico (rappresentante VAS) – nel bailamme creatosi in seguito alle giuste contestazioni… “economiche” mosse nei confronti dei cementifici – deviando in parte dall’argomento principale della serata (strategia rifiuti zero) hanno considerato che, a questo punto, è comunque meglio l’incenerimento in un impianto dedicato (controlli pubblici) rispetto a quello in un cementificio (denuncia e controlli meno “continui e pregnanti”).

Non è questa la sede per unalteriore approfondimento della materia: quello che appare evidente è la confusione intrinseca della problematica, alimentata da virutosismi linguistici, da considerazioni emotive e da pregiudizi ideologici.
La soluzione, dunque, non appare semplice, e se non si pongono le basi per creare un sostrato culturale con il quale affrontare un dialogo effettivo e sensato (un linguaggio che permetta di capirsi, senza fraintendimenti), la semplice responsabilità personale (indispensabile al pari delle altre forme di responsabilità, e delle loro interazioni, fondate anche sul confronto e sul dialogo), non sarà sufficiente per arrivare alla società dei rifiuti zero, che rischia di rimanere solo uno sbiadito sogno…

Come il rappresentante di Legambiente, non sono a favore degli inceneritori ma, essendo un ambientalista con i piedi per terra e senza paraocchi preconfezionati (da qualcun altro), ritengo che, medio tempore, nella fase della necessaria pianificazione della strategia rifuti zero, quella dell’incenerimento dei rifiuti nei cementifici (con le dovute cautele tecniche e senza alcun tipo di incentivazione economica) sia la soluzione temporanea meno invasiva per ridurre gli impatti ambientali degli impianti esistenti (che comunque brucerebbero altro, in aggiunta a quanto brucerebbero gli inceneritori tout court), e per tamponare il problema connesso alla gestione dei rifiuti (che adesso, che non siamo la società dei rifiuti zero, esistono, e costituiscono un problema che va affrontato).

Solo in questo modo, credo, si può aspirare a costruire, se non proprio la società rifiuti zero (che, forse, in quanto assoluta non è realisticamente immaginabile), almeno una società che tenda il più possibile verso questo obiettivo: mi sembrerebbe già un ottimo risultato.

1 commenti:

complimenti per la chiarezza... non frequente.
Roberto CAVALLO