mercoledì, aprile 23, 2008

Report, 13 aprile 2008: buon appetito! (IV)

(segue da)

Prosegue l’analisi dell’approfondita puntata di Report di domenica 13 aprile 2008, intitolata “Buon appetito!

Il
post precedente si
concludeva con una domanda: il modello di consumo…imposto dalla Grande distribuzione ci fa effettivamente risparmiare?

Milena Gabanelli
riassume, con il suo solito stile, conciso e denso, quanto detto fin qui:
“Abbiamo visto che le carote, per esempio, al produttore vengono pagate 7 centesimi al c
hilo (tra parentesi poi ci chiediamo perché chi raccoglie frutta e verdura viene pagato una miseria e in nero), e poi le carote arrivano al negozio ad un prezzo 20 volte superiore.
Ma chi lo stabilisce il prezzo?

Dovrebbe essere il mercato, ma quale mercato non si è capito, perché al mercato tutti dicono "il prezzo lo fa la Grande Distribuzione", che controlla il 70% del venduto...
Quindi dovrebbero essere prezzi bassi, invece l’indagine conoscitiva dell’autorità garante per la concorrenza e il mercato dice " i prezzi al consumo nei supermercati, comparti
ortofrutticolo, risultano sensibilmente superiori a quelli del mercati di quartiere".

LA CREAZIONE DI ASPETTATIVE (E DI PREZZI)
Paolo Barberini, presidente di Federdistribuzione, pone l’accento sul “problema culturale”, legato al fatto che, dopo aver creato delle aspettative nei clienti, “loro” si propongono di assecondarli:
“il non voler mangiare per forza o consumare le fragole a Natale non è un discorso che può essere imputato alla Grande Distribuzione – ultimo anello della catena – che vende le fragole”.
È un problema che riguarda il desiderio delle fragole che vengono prodotte o in serra o in altri paese europeo oppure mondiale quindi noi diamo il prodotto al nostro cliente […]
Noi lo facciamo perché è nel nostro dna, il nostro oggetto sociale, noi facciamo i commercianti, per cui, d’altra parte non è che possiamo disciplinare per legge quelli che sono i desideri….”

Discorso culturale a parte, e ritornando ai prezzi, Pietro Riccardi fa notare al suo interlocutore che “queste carote costano 8 e 76 al chilo, siamo andati qui vicino a Latina e le carote al produttore vengono pagate 7 centesimi. Come fa ad aumentare così tanto da 7 centesimi alla produzione a 8 e 70 al chilo”?

La risposta, laconica, tende a sottolineare l’importanza del servizio insito nel prodotto stesso, assolutamente enorme, e va dalla “quantità di tempo che non fa spendere alla massaia nell’acquisto, alla quantità di tempo c
he non fa spendere alla massaia nel lavaggio, nel tagliarle e nel fare tutti quelli che sono gli atti quotidiani. Adesso purtroppo il tempo è tiranno per cui si preferisce, in alcuni casi, spendere più in servizio che non nel prodotto”.

La differenza in un gesto: “a noi il gesto di grattugiare ci prende qualche istante.
Quello che c’è dietro la scatola di carote grattugiate invece sono trasporti, plastica, energia e infine pure lo smaltimento della confezione nel termovalorizzatore.

Qual è la logica economica di tutto questo?”

LA “LOGICA” DIETRO L’INCREDIBILE SPRECO
Della logica che sta dietro a questo incredibile spreco abbiamo già parlato nel primo di questa serie doi post….
Paolo Barberini, parlando di "logica", "tira fuori" il consumo intelligente, evidenziando che “non è vietando il consumo che si da la possibilità al pianeta di sostenersi, secondo me è incentivando i consumi intelligenti che abbiamo la possibilità di sostenerci”.
Tuttavia, incalzato da domande sempre più stringenti, ammette che, nel palcoscenico nel quale tutti recitiamo un copione “assolutamente dettato”, lui “questo” (si riferisce al fatto che utilizza la passata di pomodoro, in inverno, anziché mangiare i pomodori d’inverno) non glielo posso dire, se no ammazzo il mercato!”

LA PRECARIA DISINFORMAZIONE
"Le riviste che ci danno indicazioni sulle proprietà di questo o quello per mantenerci sani, o per ritardare i segni dell’età – riassume la Gabanelli vendono parecchio, quindi la salute ci è cara.
Le carote
fanno bene alla pelle, i pomodori contengono il licopene che combatte i radicali liberi.
E noi giù a comprare
carote e pomodori.
Quello che non si scrive mai è in quali condizioni il prodotto mantiene le sue
caratteristiche.
Le carote grattugiate vendute nella vaschetta di plastica o l’insalata già lavata e in busta hanno perso le loro proprietà, è quasi come mangiare niente.

Presso il centro di scienze dell’invecchiamento dell’Università di Chieti è stata fatta una ricerca per quantificare la presenza in frutta e ortaggi di polifenoli e flavonoidi, quegli antiossidanti dalle proprietà antitumorali per i quali bisogna mangiare frutta e verdura.
Cosa hanno fatto? Sono andati al mercato e hanno fatto la spesa, cioè hanno analizzato gli stessi prodotti che poi finiscono sulla nostra tavola, per vedere che cosa c’è dentro.

Per esempio hanno preso i pomodori, dalla catena corta, cioè quelli raccol
ti oggi maturi, e venduti domani o dopodomani nei mercati rionale, e i pomodori verdi”.
Qual è il risultato della ricerca?


(continua)

0 commenti: