Esempi di rifiuti e non rifiuti

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Ecco alcuni esempi di rifiuti e non rifiuti (sottoprodotti), non esaustivi ma indicativi.

Scorie e polveri derivanti dalla produzione siderurgica

Le scorie di altoforno sono prodotte contemporaneamente alla ghisa liquida.
Il processo di produzione siderurgico è adattato per conferire alle scorie le caratteristiche tecniche richieste, in b
ase a una scelta tecnica operata all'inizio del processo di produzione, che determina il tipo di scorie da produrre.
L'utilizzo delle scorie, molto richieste, è certo per una serie di impieghi finali ben determinati: possono essere utilizzate direttamente al termine del processo di produzione, senza doverle sottoporre ad alcuna trasformazione che sia parte integrante del processo di produzione in corso (ad esempio, la frantumazione, per ridurle alle dimensioni richieste).
Si può quindi ritenere che la definizione di rifiuto non si applica a questo materiale.

Al contrario, la produzione delle scorie di desolforazione avviene a causa della necessità di desolforare il ferro prima di trasformarlo in acciaio: dal momento
che sono ricche di zolfo, queste scorie non possono essere utilizzate o riciclate nel circuito metallurgico (vengono smaltite in discarica).
Quindi sono da considerarsi rifiuti, come la polvere estratta durante il processo di produzione dell'acciaio, quando si depura l'aria all'interno dello stabilimento: la polvere – attraverso un processo di estrazione – viene trattenuta da speciali filtri, che quali possono essere puliti e il cui contenuto metallico riciclato e reintegrato nel ciclo economico.

Sottoprodotti della combustione - gessi da impianti di desolforazione di fumi
Gli impianti di desolforazione di fumi hanno la funzione di eliminare lo zolfo dai fumi generati dall'impiego di combustibili fossili solforosi nelle centrali elettriche, al fine di impedire che queste emissioni contribuiscano all'inquinamento dell'aria e alle piogge acide.
Il materiale che ne deriva (gesso da impianti di desolforazione di fumi), trova le stesse applicazioni del gesso naturale e, in particolare, viene utilizzato nella produzi
one di pannelli.
Il processo viene modificato e controllato, per conferire al suddetto gesso le caratteristiche richieste. L'utilizzo di questo materiale è inoltre certo, non richiede trasformazione previa ed è parte integrante di un processo di produzione.


Vi sono molti altri prodotti ottenuti dalla combustione del carbone che possono anch'essi essere riutilizzati direttamente o dopo trasformazione minima, sebbene nella pratica alcuni vengano sistematicamente smaltiti in discarica, come le ceneri leggere da combustione di lignite.
Poiché il loro utilizzo non è certo su scala comunitaria, questi materiali non soddisfano i criteri della Corte in tutto il territorio dell'Unione europea e pertanto costituiscono spesso dei rifiuti, sebbene in talune situazioni locali possano trovare applicazioni che rendono certo il loro utilizzo.

Sottoprodotti dell'industria agroalimentare - mangimi
I sottoprodotti dell'industria agroalimentare sono spesso utilizzati nei mangimi.

Ad esempio, i processi di produzione in numerosi settori (produzione di zucchero, amido e malto, frangitura di oleaginosi) generano sostanze che sono utilizzate come materie prime per mangimi, direttamente dagli agricoltori o dai fabbricanti di alimenti composti per animali.

Queste sostanze sono prodotte deliberatamente nell'ambito di processi di produzione adattati a tal fine e, qualora non siano prodotte deliberatamente, spesso soddisfano i criteri cumulativi per i sottoprodotti definiti dalla Corte, dato che il loro riutilizzo nei mangimi è certo e non necessitano di trasformazione previa al di fuori del processo di produz
ione.

Tuttavia, non tutti i residui di produzione destinati all'alimentazione animale si possono automaticamente considerare come non rifiuti.


Con questo si chiude la serie dei post dedicati alle linee guida della Commissione europea, volte a tratteggiare la sottile, e finora confusa, linea di demarcazione fra la nozione di rifiuto e quella di sottoprodotto (primo post del 13 giugno 2008)


È importante concludere laddove avevo cominciato, sottolineando, cioè, quanto già detto all’inizio di questa serie di post: la Corte di Giustizia delle Comunità europee ha più volte ribadito che sono le circostanze specifiche a fare di un materiale un rifiuto o meno e che pertanto le autorità competenti devono decidere caso per caso […]
Pur tuttavia, per applicare la normativa ambientale occorre tracciare, caso per caso, una linea chiara tra le due situazioni giuridiche, stabilendo se il materiale di cui si tratta costituisce rifiuto o meno