giovedì, giugno 21, 2012

Quanto amianto c'è ancora in Italia?

Quanto amianto c'è ancora in Italia?
La sentenza del processo Eternit, scaricabile sul sito di Natura Giuridica ("Vicenda Eternit: le motivazioni della sentenza di condanna per Schimdheiny e De Cartier", documento premium) rappresenta una tappa importante, ma appunto solo una tappa, nella lunga battaglia contro l'eternit in Italia perché, a due decenni dalla legge che, nel nostro Paese, ha vietato l’uso dell’amianto, la situazione è ancora allarmante: "non si contano" i metri quadri di eternit ancora presenti in Italia, e ogni anno muoiono circa 3.000 persone per patologie legate all'esposizione all'amianto.
In sostanza, non vi sono esclusivamente vittime da esposizione diretta, perché per esempio lavoravano in settori produttivi come edilizia, metalmeccanica, cantieristica navale ferroviaria, ma nel 15% dei casi si parla di “esposizione ignota”. 
Alessandro Marinaccio, ricercatore Inail e responsabile del Registro Nazionale dei Mesoteliomi, avverte che  questo trend «si ripeterà ancora per qualche anno, con un picco di vittime fino al 2015, quando la curva epidemiologica comincerà a ridursi». 
Non c'è da meravigliarsi di queste cifre, perché in Italia i metri quadri ricoperti di amianto sono il doppio della superficie del comune di Roma: secondo una stima del Cnr, in Italia esistono ancora 2,5 miliardi di metri quadrati di coperture realizzate con materiali contenenti amianto, pari a circa 32 milioni di tonnellate.
Oltre alla Eternit vi sono altri casi aperti: dalla Fibronit a Bari e Broni (Pavia) alla Sacelit in provincia di Messina.
Qualche dato: solo a Casale Monferrato ci sono un milione di metri quadrati di amianto sotto forma di coperture di edifici privati.
Intorno alla miniera di Balangero (Torino), riposano 45 milioni di metri cubi di pietrisco di scarto contaminato, mentre nello stabilimento barese si contano 90.000 metri cubi di fibra, fino ad arrivare ai 40.000 sacconi contenenti rifiuti d’amianto prodotti fino ad oggi con la bonifica di Bagnoli a Napoli. I siti di interesse nazionale - SIN- da bonificare da sostanze inquinanti, amianto compreso, sono in tutto 57. 
Su una ventina di grandi siti il Ministero dell’Ambiente ha concluso la sua parte di attività, ma l'azione non è finita poiché, a partire dal decreto 152 del 2006, la competenza è passata a Province e Arpa. E la frammentazione di competenze è un altro punto critico della questione, anche perché manca un piano di monitoraggio e coordinamento per un corretto smaltimento che sia di livello nazionale.
A livello nazionale, in effetti, vi è il quadro normativo sancito con il Quarto Conto Energia, che di fatto favorisce la rimozione dell'amianto dai tetti su cui installare pannelli fotovoltaici. Perché, ricordiamolo, smaltire l'amianto costituisce ancora oggi un onere non da poco conto, soprattutto per i privati proprietari di fabbricati con tetti in amianto.
Vi sono tuttavia delle iniziative di tipo privato, come quella di AzzeroCO2 e Legambiente che hanno lanciato nel 2010 la campagna Eternit free, con l’obiettivo di promuovere la sostituzione di tetti in eternit con impianti fotovoltaici. All’iniziativa hanno aderito ad oggi 740 tra aziende e privati, per un totale di 1,7 milioni di metri quadrati di coperture da bonificare e riqualificare. Progetti in gran parte ancora in fase di valutazione, spesso a causa di tempi burocratici abbastanza lunghi, mentre per 243.413 metri quadrati di capannoni è già stato avviato l’iter autorizzativo. 
Inoltre, esiste un ambizioso piano di dismissione delle coperture in amianto della regione Lombardia, di cui ho recentemente parlato ("Lombardia: stop alle coperture di amianto entro il 2015"): la Regione Lombardia, attraverso il Piano Regionale Amianto (PRAL) approvato con delibera 8/1526 del 22 dicembre 2005,  individua come uno degli obiettivi strategici il censimento e la mappatura dei siti con amianto presenti nella Regione al fine di definire l’entità del rischio da amianto friabile e compatto e sviluppare programmi di maggiore tutela sanitaria. Lo stesso documento fissa il termine del 2015 per effettuare la rimozione ed il conferimento in discarica di tutto l’amianto presente sul territorio regionale lombardo.
Ancora, nel febbraio scorso è stato presentato dalla Regione Emilia Romagna un bando da tredici milioni di euro per coniugare il risanamento ambientale dei luoghi di lavoro con lo sviluppo delle energie rinnovabili. Risorse che la Regione Emilia-Romagna ha stanziato per sostenere il bando per incentivare la rimozione dell’amianto, la coibentazione e l’installazione di pannelli fotovoltaici nelle aziende dell’Emilia-Romagna.
Vale la pena di ricordare che se vi sono superfici di eternit più o meno sotto gli occhi di tutti, più insidiosa è l’esposizione “nascosta”, causata da fonti insospettabili, come le vecchie assi dei ferri da stiro, i freni delle auto, le tubature e i cassoni dell'acqua nei sottotetti. Tutti oggetti fabbricati prima del 1992 e ancora in uso. A cui si aggiungono i tantissimi altri fabbricati in Paesi, tra cui la Cina, in cui l’amianto ad oggi non è vietato, e poi importati in Italia.

Fonti:
http://www3.lastampa.it/ambiente/sezioni/greenews/articolo/lstp/442762/
24/02/2012
http://www.lavoripubblici.it/news/2012/02/energia/regione-emilia-romagna-amianto-e-fotovoltaico-13-milioni-dalla-regione-a-piccole-e-medie-imprese_9483.html

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