martedì, ottobre 18, 2011

Quarto conto energia (DM 5maggio 2011 sul fotovoltaico): una panoramica a sei mesi dall'entrata in vigore

Introdotto con il decreto ministeriale del 5 maggio 2011 il Quarto Conto Energia è entrato in vigore il primo giugno 2011, sulla scia di numerose polemiche, dovute all'incertezza normativa che ha frenato investitori e operatori del settore.

Il decreto 5 maggio 2011, emanato in seguito al criticato Decreto Romani, avrà effetti fino al 2016 e si fonda su un netto cambio nella filosofia che sta alla base del sistema di incentivazione.
La riduzione degli incentivi infatti non penalizzerà tanto i piccoli impianti, ma avrà ripercussioni maggiori su quelli di grandi dimensioni (in particolare, quelli realizzati a terra) che hanno consentito, finora, grandi speculazioni:  per famiglie, condomini e PMI, che decideranno di produrre energia installando pannelli fotovoltaici sul proprio tetto, gli aiuti previsti continuano ad essere piuttosto consistenti.

Con riferimento alle installazioni realizzate entro il 2012, ad esempio, gli incentivi vanno dai 34 centesimi per chilowattora (impianti sugli edifici, di potenza fra 1 e 3 kW)  e 30 centesimi per kW/h (altri impianti fotovoltaici, stessa dimensione) di ottobre 2011, ai 25 centesimi (impianti sugli edifici) e ai 22 (altri impianti fotovoltaici, stessa dimensione) del secondo semestre 2012.
Vi è la possibilità di rivendere al GSE l'energia che si è prodotta ma non auto-consumata, energia che, ai prezzi correnti di mercato, vale all’incirca 10 centesimi a chilowattora; si otterrebbe, quindi, una rendita che va dai 44 ai 31 centesimi per ogni chilowattora immesso nella rete elettrica. In caso di autoconsumo, poi, il risparmio per l’energia non acquistata si aggira intorno ai 20 centesimi a chilowattora, che, unito al valore dell’incentivo, porterebbe ad una remunerazione superiore a mezzo euro. Il fattore tempo influisce poi sulla portata della tariffa incentivante, che decresce col passare degli anni: dal 2013 la quota si abbasserà di circa 20 centesimi rispetto al mezzo euro attuale, pur rimanendo una fra le più alte in Europa.

In altri termini, è stato introdotto il decalage delle tariffe incentivanti, al fine di diminuire gradualmente il peso degli incentivi, in vista della c.d. grid parity. A ciò si aggiunge la misura dell’innalzamento dell’obiettivo indicativo di potenza installata a livello nazionale, che balza dagli 8.000 mw entro il 2020 ai circa 23.000 mw al 31 dicembre 2016: dunque una stima maggiormente realistica, che tiene conto delle reali dimensioni  del mercato fotovoltaico.

Una delle novità più interessanti del D.M. 5 maggio 2011 è  l'introduzione di premi aggiuntivi, non cumulabili tra loro: 
  • incrementi pari a 5 centesimi al chilowattora per gli impianti fotovoltaici installati su tetti in sostituzione di coperture in eternit o comunque contenenti amianto;
  • incrementi del 10% per gli impianti il cui costo di investimento (per quanto riguarda i componenti diversi dal lavoro, quindi pannelli, inverter…) sia per non meno del 60% riconducibile a una produzione realizzata nell'Unione europea; 
  • incrementi dal 5% al 30% in presenza di un nuovo attestato di certificazione energetica dell'edificio su cui è ubicato l'impianto. 

Per quanto riguarda, invece, gli incentivi previsti per i grandi impianti – tutti quelli esclusi dalla definizione di piccolo impianto, di cui all’articolo 2, comma 1, lettera u) del DM 5 maggio 2011 (impianti fotovoltaici realizzati su edificici che hanno una potenza non superiore a 1000 kW, gli altri impianti fotovoltaici con potenza non superiore a 200 kW operanti in regime di scambio sul posto, nonché gli impianti  fotovoltaici di potenza qualsiasi realizzati su edifici ed aree delle Amministrazioni pubbliche di cui all’art. 1, comma 2, del decreto legislativo n. 165 del 2001) – ad uscire quasi indenni dai tagli e dalla burocratizzazione sono le ampie metrature di tetti, che possono continuare ad essere utilizzate per realizzare in proprio, o affidare a terzi, la realizzazione di installazioni. 
Rimane, inoltre, conveniente per aziende, centri commerciali e utility aprire impianti di potenza superiore ai 200 kw, ma entro il limite dei 1000 kw soprattutto in luoghi da recuperare, come discariche e cave esaurite.

A rimetterci di più sono i grandi parchi fotovoltaici a terra che, come accennato, sono quelli sui quali c'è stata la maggiore speculazione finanziaria.
Per i grandi impianti collocati a terra in zone agricole, in particolare, l’accesso agli incentivi statali è consentito solo a condizione che, oltre i normali requisiti tecnici, la potenza nominale di ciascun impianto non sia superiore a un megawatt (con eccezioni), l’installazione degli impianti non occupi più del 10% della superficie di terreno agricolo disponibile all’operatore (serve, dunque, più terreno per aprire un parco fotovoltaico), e, nel caso di terreni appartenenti allo stesso proprietario, gli impianti siano collocati ad una distanza non inferiore a 2 km. 

Fino a fine 2012 è entrato in vigore, infine, un nuovo strumento, il registro grandi impianti, con il quale si prevede l'iscrizione in un elenco curato dal Gse; tale strumento, tuttavia, scomparirà nel 2013, data a partire dalla quale tutti gli impianti che entreranno in esercizio saranno ammessi agli incentivi, ma con un sistema di riduzione tariffaria percentuale.

La direzione impressa dal Governo al settore dell'energia fotovoltaica è molto chiara: da una parte il contenimento e l'arresto della bolla speculativa che ha caratterizzato il settore fino a tutto il 2010, e che ha interessato soprattutto i grandi parchi fotovoltaici a terra, dall'altro il legame dell'incentivo con la "finalità sociale" dell'impianto (il recupero di un'area dismessa piuttosto che lo smantellamento dei tantissimi tetti in eternit sparsi nel territorio italiano).
A partire dal settembre 2013, infine, le tariffe per il fotovoltaico assumeranno valore onnicomprensivo....

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