giovedì, aprile 21, 2011

Mi girano le pale: normative ambientali discutibili

..ed è sempre stato facile fare delle ingiustizie!
Prendere, manipolare, fare credere!
Ma adesso state più attenti,
perché ogni cosa è scritta!
E se si girano gli eserciti e spariscono gli eroi
se la guerra poi adesso cominciamo a farla noi
Non sorridete, gli spari sopra, sono per voi…

Mentre una buona parte del mondo – neanche troppo lontano – va in fiamme, qui in Italia si pensa al miglior modo per (continuare a) litigare, a rinfacciarsi qualsiasi studipidaggine, con politici (sedicenti statisti) la cui unica capacità è quella di urlare volgari slogan da curva (nord o sud che sia…), e la cui unica vocazione è quella di mantenere il più possibile – ed ad ogni costo – la poltrona sotto il sedere.

I fatti
Qualche settimana fa, ho pubblicato, su una rivista con la quale collaboro, un editoriale-intervista, in cui criticavo, con tanto di argomentazioni, l’incedere confuso di un legislatore che sono anni che (non solo…) in campo ambientale ci propina una normativa confusa, incoerente, stratificata, di difficile interpretazione, perennemente emergenziale, tanto da svuotare di significato il concetto stesso di emergenza, fino a farla diventare qualcosa che, per definizione, non può essere: cronica.
Naturalmente, il termine legislatore aveva – ed ha – una connotazione a-partitica, trasversale e non contingente (non era una filippica antiberlusconi, tanto per capirci, ma contro il sistema), perché normative ambientalmente discutibili sono state emanate anche sono i governi di centrosinistra (quando al capo del dicastero di via Cristoforo Colombo c’erano i Verdi), e perché, ahimè, il Parlamento – il luogo dove si fanno (ehm, si dovrebbero fare) le leggi – con il tempo sta diventando, a suon di colpi di decreti legge e di leggi più o meno “ad personam” (o “ad notabiles), un luogo più adatto a disinvolti pianisti senza ritegno che a uomini con il senso dello Stato (e non a cui lo Stato fa senso…).

In seguito alla pubblicazione di questo articolo-intervista, ho saputo che la redazione della rivista ha ricevuto una telefonata di un anonimo funzionario del ministero, nel corso della quale sono state avanzate delle lamentele generiche e non propriamente garbate per il contenuto “non consono” dell’articolo-intervista.

Ecco perché il “mi girano le pale”, e chissà se uno dei tanti benpensanti (politico di carriera o funzionario che sia…) che affollano il nostro Bel Paese si sentirà offeso anche da questa arguta ironia, così in tema con l’argomento trattato nelle pagine di questo blog…il diritto dell’ambiente (e all’ambiente) e dell’energia.

E "mi girano le pale" anche perché, nel suo “piccolo”, addirittura Natura Giuridica è stata oggetto di quella sorta di pruriginosa manifestazione da “lei non sa chi sono io” che le persone che non hanno argomenti (e che, di conseguenza, non sono in grado di argomentare…) sono solite propinare a chi è costretto a sentirli, come una liturgia del vuoto che blaterano.

Ritengo che se qualcuno si sente “offeso” da quanto qualcun altro afferma, innanzitutto si  qualifica e, successivamente, espone le proprie “contro-ragioni” – che devono essere motivate, se no è troppo facile.
Troppo facile, troppo comodo strepitare inneggiando al mancato senso (della misura, in questo caso: la mia) di responsabilità, senza suffragare le proprie affermazioni con uno straccio di motivazione.
Siamo tutti bravi a sentirci offesi, un po’ meno a comprendere il disagio di chi – e sono tanti, sono solo silenziosi per sfinimento e sfiducia – non riesce (perché non può!) neanche immaginarselo un futuro all’insegna delle molteplici sostenibilità, figuriamoci a cercare di crearlo….

Troppo facile, poi, non prendersela con il diretto interessato – l’autore di quelle affermazioni considerate “non consone” – ma scagliare la propria frustrata – oltre che anonima e non motivata, è bene ricordarlo – suscettibilità addosso a chi di quelle affermazioni non è il diretto “responsabile”, ossia lo staff della rivista.

Non ci si deve limitare, in sostanza, a generiche invettive, ma  si taglia la parte offesa e si comincia a dialogare, a discutere, magari a capire le ragioni dell’altro e a far capire (perché no?!) le proprie.

Il diritto dell’ambiente e quello dell’energia rivestono un ruolo fondamentale e strategico per il futuro del nostro Paese, e la loro regolamentazione ha molteplici e non indifferenti risvolti anche in altri settori, quello economico-lavorativo in primis: per questo occorre una politica seria, autorevole, lungimirante, dissuasiva (contro i crimini ambientali) ma nello stesso tempo incentivante (a favore delle politiche di sostenibilità), che faccia ricorso agli strumenti ordinari e non (quasi) sempre a quelli d’emergenza, inidonei, in quanto tali, a risolvere il problema alla radice.
Una politica emergenziale è velleitaria, va bene per slogan da campagna elettorale, ma non è in grado di risolvere i problemi, e neanche di tamponarli…
Occorre una politica all’insegna delle molteplici sostenibilità: ambientale, economica, finanziaria, sociale, fiscale, culturale…

Questo, dopo aver fatto le pulci ad una parte delle “novità” introdotte nell’ultimo (ennesimo) correttivo al “testone” unico ambientale, mi sono limitato a dire.
Ma se a qualcuno piace giocare a fare l’offeso o il risentito, e si prende la briga di fare le proprie anonime rimostranze a terzi, senza decidersi a contribuire, pro quota, a cercare di rendere il sistema più semplice e funzionale alle molteplici esigenze del mondo moderno beh, allora c’è da chiedersi, ritornando alla canzone citata all’inizio di questo post, dove hanno perso la dignità, lor signori…

E soprattutto come pensano di risolvere i seri problemi che – non da ieri, e neanche da ieri l’altro – affliggono il nostro Paese, che nell’anno dei festeggiamenti del 150° anniversario della sua nascita, più che programmare il proprio futuro sostenibile, viaggia a vista, un piccolo cabotaggio che non serve a niente e a nessuno?

Ma come fare a non indignarsi di fronte allo scempio che quotidianamente viene distillato da politici imbrillantinati – che minimizzano i loro reati disposti a mandare tutto a puttana pur di salvarsi la dignità mondana (come cantava Rino Gaetano) – come non reclamare ad alta voce che fare bene il proprio mestiere – qualunque esso sia – costituisce il primo, indispensabile, passo per costruire un futuro migliore e sostenibile?
E perché – e da quando – esprimere le proprie opinioni, avanzare le proprie critiche motivate è diventato oggetto di tutte le più sottili e viscide forme di censura, spacciate per tutela dell’onore, dell’onorabilità di non si sa poi che cosa?

A te che leggi il mio post forse sorridendo, giuro che la stessa rabbia sto vivendo. Stiamo sulla stessa barca io e te…

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