lunedì, novembre 23, 2009

La (dis)connessione di tutte le cose

Dunque, eccomi qua.
Sono ritornato da un paio di giorni dal viaggio di nozze, con tanto di appendice lavorativa, e già mi ritrovo sommerso da una marea di e-mails, non solo di amici che chiedono dettagliati resoconti delle due settimane in terra lusitana…


Gli argomenti più gettonati nelle richieste di pareri ambientali, manco a farlo apposta, sono quelli relativi alla gestione dei rifiuti e alla qualifica di sottoprodotto, da una parte, e quelli concernenti la delicata questione della burocrazia che ruota attorno alle fonti di energia rinnovabile (in particolare, fotovoltaico, eolico e mini-eolico).

Parecchi visitatori-utenti di Natura Giuridica, inoltre, mi hanno chiesto, a vario titolo, di entrare a fare parte della squadra: risponderò a tutti, sistemate le urgenze.

Nel frattempo, leggetevi ciò che ho scritto sul guest posting, un sistema che consente il verificarsi di quella situazione che gli americani sintetizzano con la formula “Win Win Win”: uno strumento vincente non solo per chi scrive il post (che, in questo modo, ha l’opportunità di farsi conoscere, pubblicando su una piattaforma che nel corso degli anni ha acquisito progressivamente maggiore autorevolezza nel settore ambientale), ma anche per il blog che lo ospita (che è in grado di offrire agli utenti un servizio qualitativamente e quantitativamente sempre migliore e più completo) e per il lettore, più e meglio informato.

Molte sono le considerazioni fatte durante questo viaggio, come sempre accade quando ci si confronta con culture diverse: considerazioni di ordine sociale, economico, culturale, ambientale, che hanno condito, a volte, i lunghi spostamenti in automobile, o le chiacchierate fatte con gli amici portoghesi (e anche un gruppetto di romani…) incontrati lungo il nostro cammino.

Ovviamente non è questa la sede per riportare analisi di questo tipo, ma ci sono due aspetti, entrambi collegati alla mia professione di consulente ambientale 2.0, che mi hanno fatto riflettere, e continuano a farmi riflettere, ora che mi trovo a ri-confrontarmi (dopo due settimane di volontario, e salutare, esilio dalle urla e dalla volgarità che trionfano nella nostra televisione, così diversa da quella portoghese, che all’“ora dei pacchi” manda in onda servizi decisamente interessanti e tutt’altro che “parrucconi” sulle più importanti questioni sociali europee) con l’italico, compiaciuto “immobilismo tuttofare”: una frenetica ricerca di presunte innovazioni in campo politico-economico-sociale (gira e rigira, sempre quelle, condite con salse sempre più insipide), che come unico risultato hanno quello di condurci…nel posto in cui già siamo.
Quando va bene.

Siamo un paese – ne ero già consapevole, ma il viaggio, e il contatto con culture diverse ha amplificato questa sensazione – che con “un non so che” di autoreferenziale, e uno schizzinoso senso di superiorità, distoglie lo sguardo dalla realtà che incombe, nell’assurda convinzione che sia sufficiente non vedere le cose, per “far sì” che non esistano…
Ingannando il tempo con l'esasperata ricerca di "iniziative" incredibilmente becere...

Leggetevi, a proposito “La connessione di tutte le cose”, un ottimo romanzo che – al di là del pretesto scelto: un viaggio nel tempo – racconta di come certe ottusità mentali (nel caso, asburgiche) abbiano condotto un impero all’inesorabile disfacimento, mentre nei salotti della Vienna perbene e perbenista dell’epocna si cinguettava – sorseggiando un caffè con panna – di walzer e delle nuove e “confortanti” idee figlie dell’antisemitismo nascente.
Figuriamoci cosa può attendere un Paese come il nostro, che invece di affrontare di petto il futuro, si intorta sulle solite questioni “ad berlusconem”: tempestiva, a proposito, la trovata sul processo breve, spacciato come panacea delle lentezze della nostra (in)giustizia…


Accennavo a due aspetti, collegati alla mia professione di consulente ambientale 2.0: l’importanza strategica dell’eolico (e del mini-eolico), e l’utilizzo di internet, che fanno del Portogallo – dove il ricordo, e gli strascichi, della dittatura, non si sono ancora del tutto cicatrizzati – un paese all’avanguardia, sotto questi punti di vista.

Di energia eolica si parla in tutte le riviste e su tutti i quotidiani, con parole diverse a seconda dei diversi “bacini di utenza”: si passa dall’educazione energetica e ambientale alla descrizione del funzionamento e dei vantaggi dell’energia così prodotta, per arrivare a vere e proprie disquisizioni tecnico-scientifico-giuridiche sulle modalità di insediamenti dei parchi eolici (191 in tutto, per il momento, con un forte trend di crescita previsto per il prossimo triennio). Tutti inseriti armoniosamente nel paesaggio.
Ma, soprattutto, di energia eolica usufruisce l’intero Portogallo, con una quota che - rispetto al totale di energia elettrica consumata – è del tutto ragguardevole…

Un po’ come da noi, dove – fra isteriche contrapposizioni ideologiche (a volte solo di facciata: il solito gioco delle parti…), e magniloquenti e pompose disquisizioni architettoniche-paesaggistiche, in cui si lamenta, a volte anche con espressioni colorite (usate per il solito semplice gusto della provocazione a tutti i costi, fine a se stessa), l’insopportabile scempio che la pale eoliche portano con sé (tralasciando, però, oculatamente di parlare di altri, e molto più reali, scempi paesaggistici…) – si guarda con orgoglio al passato, e lo si mette davanti a noi….e via con il nucleare!

Per ciò che concerne internet, invece, bisogna sottolineare che ovunque, in Portogallo, nella grande metropoli, come nel paesino sperduto nell’Alentejo, il Comune, oltre a dotare di Wi-fi gratuito molte zone sottoposte alla sua amministrazione, ospita, in una sala dedicata, un congruo numero di postazioni internet, che consente a chiunque, a spese dell’amministrazione, di navigare nella rete.
Che rappresenta sempre più il futuro non solo dell’informazione, ma anche di molte attività professionali, tra le quali la mia di consulente ambientale.


Un po’ come da noi: mentre vi scrivo off-line, internet – che si paga profumatamente, in relazione al servizio che (non) viene offerto – sonnecchia, come al solito, beatamente, e i numerosi solleciti all’azienda fornitrice solleva, quando va bene, un sospiro di rassegnata inevitabilità.
Sono già pronto al fatto che, da un giorno all’altro, l’operatore, di fronte alle mie continue lamentele per i continui disservizi, mi dica che è tutta colpa dei giudici comunisti…

Nei prossimi post, oltre a riprendere a parlare di tematiche giuridico-ambientali, e a presentarvi nuovi collaboratori, vi voglio parlare di “business blog”…


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