Biomasse forestali della Regione Piemonte: la relazione del WWF

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Ha fatto parecchio discutere una relazione del WWF Italia dal titolo "Il grande inganno del progetto energetico da biomasse forestali della Regione Piemonte: sperpero di denaro pubblico ed enorme danno ambiantale", a cura della Sezione Regionale Piemonte e Valle d'Aosta, che risale al 2010, Anno Internazionale della Biodiversità.
Il dossier è tornato al centro della ribalta perché, a pochi giorni dallo svolgimento del Consiglio Comunale a Paesana - durante il quale si è a lungo discusso a proposito della possibilità di localizzare o meno nel Comune una centrale a biomasse - una copia cartacea del documento è stata collocata nella buca delle lettere della redazione di TargatoCN

Il documento, scaricabile dal sito del WWF Italia colpisce per la veemenza con la quale vengono esposte le argomentazioni, fin dalla pagina 4: "Una propaganda fraudolenta sta spacciando lo sfruttamento forestale addirittura come utile o necessario all’ambiente e considera il legno come risorsa abbondante, abbandonata e gratuita. Il legno è invece materiale prezioso, limitato e di enorme valore bio-ecologico e, secondo il criterio della sostenibilità, tale patrimonio dovrebbe essere trasmesso alle generazioni future. La Regione Piemonte vuole raggiungere l’ambizioso traguardo di produrre il 20% del proprio fabbisogno energetico da fonti rinnovabili. Obiettivo condivisibile, ma che purtroppo verrà raggiunto nei modi sbagliati, ovvero bruciando biomasse legnose in modo da contribuire al 60% di quel 20%. Per produrre energia si prevede di utilizzare ogni anno 2,2 milioni di metri cubi di legname, tagliato secondo le anacronistiche e discutibili norme della nuova Legge forestale regionale (L.R. 4/2009), in conflitto con le disposizioni in materia di sostenibilità contenute nelle Risoluzioni approvate nelle Conferenze Ministeriali sulla protezione delle foreste in Europa (Helsinki 2003 e successive)".

Nei paragrafi successivi si passa a contestare il basso rendimento delle centrali a biomasse legnose (se paragonate ad altri combustibili fossili) e la necessità - imposta dalla scarsa densità della materia prima, il legno da bruciare - di raccogliere legname nel raggio di decine e decine di km dal luogo della centrale: questo implica considerevoli costi per il trasporto della materia prima sia in termini economici (il carburante dei mezzi di trasporto) sia ambientali (le emissioni stesse dei camions).



Ma il passaggio più controverso del documento è il seguente, a pag. 6: "Attraverso il meccanismo della gestione provvisoria associativa (L.R. 4/2009, art. 18), in Piemonte il taglio del bosco oggi può venir eseguito senza darne comunicazione diretta al proprietario. Se il proprietario vuole conservare il bosco, tocca a lui rincorrere le amministrazioni che ne deliberano il taglio e opporvisi; se non fa nulla si trova il bosco tagliato! La legna gli sarà pagata al valore reale di mercato, ma chi poi la utilizzerà come biomassa ne otterrà la supervalutazione, drogata grazie ai soldi pubblici, di cui si è detto sopra". Il comma nel quale si parla della gestione provvisoria associativa è il n. 7, e ne riporto il testo integralmente, evidenziandone alcune sue parti che mi sembrano di grande importanza per comprendere il meccanismo (che non definirei propriamente "esproprio"):

7. Nel caso in cui all'interno di un ambito territoriale forestale gestito o da gestire, a qualsiasi titolo, in forma associata, si trovino interclusi uno o più terreni dei quali sia impossibile individuare la titolarità, il cui abbandono comprometta un'ottimale gestione forestale, ovvero nel caso in cui lo stesso proprietario sia individuato ma irreperibile, il legale rappresentante della forma associativa ha facoltà di chiederne al comune la gestione provvisoria. Quando si tratti di forma associativa in via di costituzione, la richiesta è presentata da un soggetto delegato dai costituenti. 8. Nell'ipotesi di cui al comma 7, il comune, valutata la congruità dell'ambito forestale interessato, procede all'affissione per quindici giorni consecutivi all'albo pretorio della richiesta di gestione provvisoria, trasmettendola contestualmente alla Regione per la pubblicazione sul Bollettino ufficiale della Regione Piemonte. 9. Trascorso il termine di cui al comma 8, in mancanza di opposizione al comune da parte del proprietario interessato, il comune autorizza la forma associativa a gestire il terreno per un periodo non superiore a quattro anni. Resta comunque ferma la facoltà del proprietario di proporre opposizione in qualsiasi momento. 10. Decorso il periodo di gestione provvisoria, su richiesta del legale rappresentante della forma associativa, la procedura prevista dal comma 8 viene rinnovata e può essere autorizzata la proroga della gestione provvisoria ai sensi del comma 9. 11. I titolari della gestione provvisoria sono tenuti ad accantonare in un fondo speciale gli utili spettanti ai proprietari indeterminabili o irreperibili. Sono altresì tenuti a restituire la disponibilità del terreno al proprietario la cui opposizione sia stata accolta e a corrispondere allo stesso gli eventuali utili già accantonati. 

Immagino che la ratio di un simile meccanismo sia quello di fare pronte alla micro-parcellizzazione delle proprietà boschive piemontesi, che in passato ha fortemente ostacolato la diffusione di centrali a biomassa nella misura in cui è molto più complesso organizzare filiere energetiche che coinvolgano vasti gruppi di proprietari, con interessi diversi e reciproche diffidenze, ognuno detentore di micro-particelle boschive (peraltro il problema era stato sottolineato a Cortemilia in provincia di Cuneo, nel corso del convegno "La multifunzionalità delle foreste fra confusione legislativa e progetti sostenibili", svoltosi nel febbraio 2010, nel corso del quale Andrea Quaranta, giurista ambientale, era intervenuto con una relazione dal titolo eloquente:"La multifunzionalità delle foreste fra confusione legislativa e progetti sostenibili".

Il dossier punta l'attenzione sul danno ambientale - inteso come alterazione e distruzione degli ecosistemi forestali - più che sull'impatto delle emissioni inquinanti sulla qualità dell'aria, che un prelievo boschivo non sostenibile potrebbe provocare, e conclude:"Valutati costi e benefici, decidere di non gestire gli ambienti forestali sarebbe certamente preferibile che gestirli nella forma perversa avviata dalla Regione Piemonte". I boschi che dovrebbero fornire il materiale legnoso sono gli stessi che - fino a 50 anni fa - erano il principale combustibile da riscaldamento per l'allora popolazione regionale (meno ampia di quella odierna).

L'argomento dello sfruttamento multifunzionale delle foreste, ed il connesso tema delle centrali a biomasse legnose, meritano di essere sviluppati in maniera meno schematica e semplicistica: non basta la lettura di questo dossier di poche pagine per acquisire tutte le informazioni necessarie alla formazione di un'opinione chiara su questo delicato argomento. Ritengo peraltro che le argomentazioni più valide siano quelle esposte in tono neutro, le argomentazioni che, data la loro sostanza più che il tono con cui vengono pronunciate, siano così evidenti e incontrovertibili da scardinare credenze errate o interpretazioni superficiali.


2 comments

1 gennaio 2013 alle ore 14:09

complimenti per la sua capacità di sintesi e un sentito rigraziamento per dare la possibilità a persone come me che non sono informate a pieno, di poter capire veramente le dinamiche e gli interessi nel mondo delle biomasse.
Se posso...vorrei falrle due domande...cosa ne pensa dell'uso delle biomasse per il riscaldamento con piccoli impianti termici quali termocaminetti e stufe?
Crede che la posizione WWF "biomasse/elettriche" sia la medesima per le "biomasse/riscaldamento" o ci possono essere delle visioni meno "drastiche" ?

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2 gennaio 2013 alle ore 09:18

Grazie Giovanni per i complimenti.
Personalmente sono favorevole all'utilizzo di biomasse per piccoli impianti termici, e sono convinto che, per poter raggiungere realmente le molteplici sostenibilità (ambientale, energetica, culturale, economica, sociale,.....) sia necessario abbandonare posizioni estremiste (e spesso preconcette) degli ultras ambientalisti o dei contrapposti ultras neoliberisti, ognuno conservatore a modo suo.
Il nostro sistema ha bisogno di essere profondamente riformato, tenendo conto delle istanza positive dell'uno e dell'altro "schieramento".
Per rimanere in tema, tagliare indiscriminatamente i boschi per produrre energia non va bene, ma neanche permettere che ci siano intere zone completamente abbandonate che, se opportunamente prese in considerazione, potrebbero essere utili dal punto di vista energetico e lavorativo.
E occorre diversificare.
Le "visioni", per essere costruttive, secondo me non possono e non devono essere drastiche....
Buon anno
AQ

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