venerdì, settembre 16, 2011

Perché è necessaria una consulenza in materia di gestione dei rifiuti: un piccolo esempio di vita quotidiana

Di gestione dei rifiuti si può cominciare a parlare adesso, e non finire teoricamente mai.
Sono così tanti gli aspetti da trattare, le eccezioni da rilevare, le deroghe da elencare, le interpretazioni sulle quali discutere che ogni tentativo di mettere la parola fine finisce con il risultare vano.
Questo lo dico soprattutto per voi che mi contattate “perché avete letto quella sentenza, quel commento nel quale si diceva che…” per chiedermi di assecondarvi, e dire che sì, la vostra interpretazione è proprio quella corretta, che le cose stanno proprio così….
Che, fuori di metafora, quello che avete fra le mani non è un rifiuto, ma qualcos’altro: cosa, spetta a me, consulente esperto in diritto dell’ambiente e dell’energia, stabilirlo.
Trovarlo, se mai…
Bene, non è così, non è questo il ruolo del consulente: il ruolo del consulente è quello, innanzitutto, di far luce sulle tante ombre che si allungano, che scombussolano, complicano, rovinano i vostri progetti, le vostre (legittime) aspettative, troppo spesso però inseguite con mezzi che tanto legittimi (ehm, leciti) non sono.
E sto parlando di assoluta buona fede, portata agli eccessi, tuttavia, dalla smodata volontà di voler interpretare a proprio uso e consumo la legge.
Aggiungendo interpretazioni fantasiose alle già, a volte, fantasiose interpretazioni giurisprudenziali.
Senza neanche farvi passare per la testa che – ammesso e non concesso, in questa sede, in astratto – quello che avete in testa possa essere realizzato, può essere realizzato, magari, in modi diversi, e più convenienti, di quelli che ipotizzavate. Rimanendo all’interno del totale rispetto della legge.

Perché questa introduzione, per parlare di una sentenza, in fin dei conti, se vogliano, “marginale” rispetto al panorama delle sentenze in cui si parla animosamente della nozione di rifiuto, di sottoprodotto, di materia prime secondarie, di riutilizzo, …..

Proprio perché si dibatte sul fatto se la nozione di rifiuto sia, o meno, applicabile, ai paletti per il sostegno delle viti. Cioè quanto di più “lontano” viene in mente quando si parla di rifiuti, coinciando sempre dai massimi sistemi.
Proprio perché la realtà è molto complessa e, per tornare a quanto affermato in premessa, perché sono così tanti gli aspetti da trattare, le eccezioni da rilevare, le deroghe da elencare, le interpretazioni sulle quali discutere che ogni tentativo di mettere la parola fine finisce con il risultare vano.
Meglio analizzare piccoli casi pratici, di volta in volta: è più leale e corretto, da parte mia, e più comodo per voi.
Perché, giorno dopo giorno, possiate rendervi conto che sono talmente tanti gli aspetti da considerare, di volta in volta, nella gestione dei rifiuti, che vi conviene farvi assistere da un consulente ambientale, esperto in diritto dell’ambiente, che possa trovare per voi la soluzione migliore, rispetto al punto di partenza, cercando di coniugarla al meglio con le vostre esigenze.

Non è questo un settore in cui ci si può dilettare con il “fai da te”.

Nel caso di specie, un Tribunale aveva condannato un agricoltore perché responsabile, quale amministratore delegato e gestore di un’azienda vinicola, di avere depositato rifiuti non pericolosi [circa 100 paletti di cemento e ferro già usati come sostegno delle piante] in terreni coltivati a vigneto sotterrandoli mediante scavi in un'area di circa 200 mq. Perché li aveva interrati, mi chiederete voi? Perché intendeva evitare continui smottamenti del terreno verso la strada.

Ma, essendo rifiuti, l’agricoltore non poteva sotterrarli, anche se, così facendo, sosteneva di riutilizzarli….
Non essendo più idonei all'uso, ed essendo destinati all'eliminazione con l'interramento – che è una delle forme di smaltimento (o di abbandono) – doveva essere autorizzato.
Punto. Fine della storia.
E invece no, molti di voi pretendono di far passare interpretazioni della nozione di riutilizzo che a volte, come nel caso in questione (li riutilizzo e li reimpiego per prevenire lo smottamento del terreno e per aumentare l’efficienza vegetativa), non “si possono sentire”.
In altri casi sì: ed è per questo che, torno a ripetere, è meglio prima confrontarsi con un consulente ambientale.
Ne guadagnate in tempo e, cosa più importante per voi, credo, in denaro…


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Natura Giuridica di Andrea Quaranta: Impresa di Consulenza Ambientale.

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