Auguri

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Io amo la musica per mille motivi di cui è inutile parlare, perchè sono i motivi per cui la amano tutti quelli che la amano davvero, ma la amo anche perchè la musica è la manifestazione di un paradosso che nasce dalla fusione perfetta dell'inconciliabile. Uno spartito è un teorema fatto di estro creativo e calcolo matematico, un accordo unico di fantasia e di logica. Impossibile metterle insieme altrimenti, la fantasia e la logica, l'una annulla l'altra, tranne che nella musica. E questo mi piace, perchè in fondo in fondo e in modo molto imperfetto anch'io sono così.
Lorenzo Licalzi, "Non so"



Natura Giuridica va in vacanza per qualche giorno: un po' di meritato riposo.
Ci rivediamo l'anno prossimo, per parlare delle più attuali problematiche di diritto dell'ambiente e dell'energia.

Auguri a tutti quanti.




Qualità della vita e accessibiltà a Cuneo

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Qualche buona notizia non fa mai male, soprattutto se riguarda il posto in cui hai scelto di vivere!
La prima buona notizia è questa:  Cuneo si è classificata al settimo posto nella classifica nazionale sulla qualità della vita nelle città italiane, stilata annualmente dall'Università La Sapienza di Roma. 
L'indagine, arrivata al dodicesimo anno, assegna un punteggio a ciascuna città analizzando 9 elementi: ambiente, affari e lavoro, criminalità disagio sociale e personale, popolazione, servizi finanziari e scolastici, sistema salute, tempo libero e tenore di vita. Cuneo è risultata al 7° posto in Italia e prima fra le città del Piemonte. Inoltre, la Granda ha guadagnato una posizione rispetto all'ottavo posto nel 2009.


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Colpevole di essere proprietario?

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“Ogni storia ha la sua conclusione, stessa illusione”, canterebbe Guccini.


Ogni caso fa storia a sé, mi viene da dire, commentando brevemente la sentenza del TAR di Torino n. 1575 del 2010, relativa alla responsabilità per inquinamento e connessi obblighi di bonifica di siti contaminati (sentenza che potete scaricare gratuitamente sul sito di Natura Giuridica, dopo esservi registrati gratuitamente)

Qual è la posizione del proprietario non colpevole dell’inquinamento?

Ogni storia – per lo meno in questo settore: le bonifiche dei siti contaminati – ha la stessa conclusione: la mera qualifica di proprietario o detentore del terreno inquinato non implica di per sé l'obbligo di effettuazione della bonifica, con la conseguenza che esso può essere posto a suo carico solo se responsabile o corresponsabile.
Si tratta di un argomento affrontato più e più volte nelle pagine del blog, che potete consultare collegandovi ai links che trovate al fondo di questo post.


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Rapporto Confindustria Efficienza Energetica

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E' stato pubblicato da Confindustria un interessante rapporto sull'efficienza energetica in Italia. Il rapporto analizza, settore per settore, la green economy italiana in modo realistico, evidenziando con un approccio prudenziale i trend di crescita futuri.

La conclusione principale cui il rapporto giunge è che "con un'attenta politica industriale (sgravi fiscali del 55% sul rinnovamento energetico degli edifici inclusi) da qui al 2020 si può innescare un autentico gioco al guadagno per tutti": consumatori con bollette meno salate, mercati più attivi, aziende più competitive anche all'estero, consumi energetici ridotti, entrate statali maggiori e, soprattutto, notevole aumento dei posti di lavoro.
In altri termini, un circolo virtuoso i cui benefici effetti sono ampiamente distribuiti.
Ma come si è arrivati a queste conclusioni?
E quali sono i settori trainanti del rinascimento green italiano?



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Quali regole se il proprietario non colpevole dell’inquinamento è il Comune?

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Natura Giuridica ha parlato spesso di responsabilità proprietario non colpevole dell’inquinamento (in fondo a questo post potete trovare una rassegna di post dedicati all’argomento).

I post dedicati alla responsabilità del proprietario non colpevole di inquinamento sono tanti non solo perché si tratta di un argomento di attualità, nel settore delle bonifiche dei siti contaminati, ma anche e soprattutto perché non è possibile liquidare l’argomento con poche, e semplici, affermazioni di principio: “non sono responsabile per il solo fatto di trovarmi nella situazione di essere proprietario di un terreno contaminato, quindi rivolgetevi altrove”….

Le massime delle sentenze, infatti, fanno pur sempre riferimento a casi specifici e, di conseguenza, le statuizioni ivi contenute hanno valore in relazione al caso concreto, e non sempre – o non nella loro interezza – possono essere applicate a casi analoghi, ma non identici…

Non a caso, questo è uno – ma non l’unico – dei principali motivi per cui oggi è più che mai indispensabile una consulenza legale ambientale: chiedere aiuto ad un esperto del settore del diritto dell’ambiente e dell’energia per districarsi nei meandri di normative ed interpretazioni solo in apparenza facili da comprendere, oltre che da applicare.

Nel caso che vi propongo oggi, ad esempio, il proprietario del sito contaminato era un Comune…i più curiosi di voi potranno leggere il fatto scaricando gratuitamente la sentenza (Consiglio di Stato, n. 1503/10) sul sito di Natura Giuridica, previa registrazione gratuita).


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Ruolo del Comune nella bonifica di siti contaminati nel caso di inerzia del proprietario non responsabile dell’inquinamento

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Nell’editoriale sul sito di Natura Giuridica del giugno di quest’anno ho sottolineato che, nella compravendita dei siti contaminati, strettamente correlato al tema delle responsabilità dell’inquinamento - di cui ho diffusamente parlato nelle pagine di Natura Giuridica - è quello relativo alle garanzie e alle clausole da inserire nei contratti di compravendita dei siti (potenzialmente) contaminati: la normativa in materia di bonifica dei siti inquinati, introdotta dall’art. 17 del decreto Ronchi e dal D.M. n. 471/99, infatti, ha avuto importanti riflessi sia sulla prassi commerciale, sia sulla patologia dei contratti aventi a oggetto il trasferimento di siti inquinati.

Nel caso che vi propongo oggi, analizzato dal TAR di Brescia nella sentenza n. 1313 del 2010, liberamente scaricabile dal sito di Natura Giuridica, previa semplice registrazione, il terreno contaminato era stato oggetto, in passato, di numerosi passaggi di proprietà, all’insegna dell’inconsapevolezza della situazione di contaminazione presente.
L’ultimo proprietario in ordine temporale, i seguito alla scoperta della contaminazione del sito, era stato assolto in Cassazione, per insussistenza del fatto; ciò nonostante, anche in seguito al dissequestro, il Comune in cui il terreno era ubicato aveva cominciato a notificargli una serie di provvedimenti, con cui venivano ordinati interventi diversi, ma tutti volti, sostanzialmente:
  • allo smaltimento di rifiuti contenenti amianto, eternit, alla messa in sicurezza delle cisterne;
  • ad evitare l’attivazione di nuovi scarichi senza autorizzazione e lo smaltimento non conforme alla legge di liquami provenienti dallo scavo del terreno,
fino all’adozione finale di un’ordinanza di bonifica dell’area secondo le linee dettate dall’apposito progetto approvato dal Consiglio comunale…


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Rinnovabili: Nimby e Benefit Sharing

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La costruzione di impianti a rinnovabili e il benefit sharing...alla sindrome NIMBY si rimedia con il benefit sharing!


In una parte d’Europa li chiamano NIMBY: not in my backyard (letteralmente non nel mio cortile). Se vuoi costruire un parco eolico fallo pure, ma non sul mio territorio. Non vicino a casa mia.

Sono le associazioni ambientaliste, i cittadini, i comitati locali, certe volte i Comuni stessi che si oppongono alla costruzione di grandi impianti alimentati a rinnovabili. Perchè è vero, le rinnovabili “fanno bene” e non inquinano, ma l’impatto visivo, l’ombra, le vibrazioni, il noioso flickering delle pale eoliche, quelli non si possono ancora eliminare.

L’opposizione è comprensibile, e in certi casi - ma non in tutti - giustificata; fa parte di un fenomeno, quello delle Rinnovabili, che non è sempre buono, sempre positivo, ma è fatto anche di facili speculazioni, di violenze sul territorio, di elusione delle norme, di rigetto delle tradizioni.
Questo le grandi società lo hanno imparato: in certi casi, l’opposizione delle comunità locali e delle associazioni ambientaliste è talmente forte dal farle desistere.

Allora si sta sviluppando, in alcune parti d’Europa, un approccio nuovo. Non si costruisce e basta. Si cerca invece di coinvolgere la comunità locale e di informarla, e soprattutto, di ricompensarla per i fastidi. Tutto questo si chiama Benefit Sharing  o condivisione dei benefici.

In sintesi, ecco come funziona.


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