mercoledì, dicembre 03, 2008

Vivere a impatto zero

di Naide Della Pelle

L’impatto zero è un modello di vita che punta verso l’azzeramento delle emissioni di CO2.
Le attività umane sono uno dei fattori che influenzeranno i futuri cambiamenti climatici. Questo è un dato accettato - come riporto nell'articolo Piccola Lezione sul clima - anche se, data la complessità e la molteplicità dei fattori che influenzano il clima, non siamo ancora in grado di capire che cosa succederà al nostro clima nei prossimi anni. Possiamo ragionare in termini probabilistici ed ipotizzare una serie di scenari.

Questo però non è un buon motivo per non agire fin da subito, concentrandoci su come ridurre gli effetti dannosi derivanti dalle attività umane, industriali e civili. Fare la spesa o comprare il giornale, prendere l’auto o produrre un bene: tutto quello che facciamo consuma energia.

Le materie prime più usate per produrre energia, attualmente, sono, per lo più, petrolio, carbone e metano che, bruciando, emettono anche anidride carbonica, oggi troppa per il nostro pianeta.
L’anidride carbonica è quella sostanza responsabile principale dell’effetto serra. La CO2 di per se non è un male, perché serve al nostro pianeta per trattenere il calore del sole, impedendo che la temperatura diventi troppo bassa per la nostra sopravvivenza. 
Il punto è che noi ne produciamo troppa, più di quanta noi e il pianeta riusciamo a sopportarne.

Ogni Italiano in media produce 21 Kg al giorno di anidride carbonica. Gli alberi hanno la preziosa proprietà di assorbire l'anidride carbonica. E' quindi fondamentale proteggere le ultime grandi aree verdi della nostra Terra, e crearne di nuove.
Questo è l’Impatto Zero: un'azienda, una famiglia, una persona possono facilmente calcolare quanta CO2 emettono nell'atmosfera e decidere di compensare le emissioni contribuendo a riqualificare e tutelare aree verdi.

In tutto il mondo, le Amministrazioni Pubbliche e gli Architetti stanno progettando e realizzando eco-città ed eco-quartieri. La maggior parte degli abitanti del Pianeta vive nelle città e l’edilizia è responsabile di circa il 40% delle emissioni di CO2.

Gli insediamenti a impatto zero impiegano il più possibile le energie rinnovabili per trasporti ed edifici, si dotano di ampie zone verdi e riciclano di tutto, dai rifiuti all’acqua piovana fino alle deiezioni umane. Un esempio di tutto ciò è la nascente città cinese di Dongtan che, entro il 2040, ospiterà sull’isola di Chongming, vicino a Shangai, circa 50.000 abitanti.

Molte nazioni si sono cimentate nella realizzazione di quartieri ad impatto zero, come il londinese Bedzed (Beddingotn Zero Energy Development) realizzato nei primi anni 2000: qui ogni edificio è dotato di pannelli fotovoltaici, mentre l’acqua di scarico e l’acqua piovana vengono raccolte, depurate e riutilizzate.
O come il quartiere di Vauban a Friburgo: in questo caso, si tratta di una progettazione partecipata messa in campo dall’Amministrazione Comunale, che ha stabilito alcuni punti essenziali della progettazione a impatto zero lasciando ai privati ed alle piccole imprese la possibilità di realizzare gli interventi.

Per le città già esistenti c’è un’altra soluzione: quella di compensare le emissioni di CO2, un vero e proprio bilanciamento tra CO2 emessa e ossigeno restituito al pianeta.
Un prodotto o servizio diventa a impatto zero calcolando quanta CO2 è stata emessa per produrlo, e piantando i metri quadri di bosco necessari per riassorbirla. Questo sistema si sta diffondendo a macchia d’olio.

In Italia, Impattozero è diventato un marchio gestito dalla Società LifeGate: sul sito impattozero.it è possibile calcolare il proprio impatto sul pianeta e scoprire quanto occorre per bilanciarlo, sapere quanta superficie verde potrebbe compensare le nostre attività, per esempio nostri consumi energetici domesitici!
Vivere a impatto zero: pensare in grande, agire subito.
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1 commenti:

Molto interessante questo post! E in merito a questo tema vorrei segnalare il sito www.ecodieta.it. Grazie alla navigazione molto divertente del sito (fai un giro virtuale in un appartamento) sono riuscita a far capire a mio figlio che anche i piccoli gesti possono contribuire a salvaguardare l'ambiente.