lunedì, aprile 10, 2017

Bonifica e compravendita di siti potenzialmente contaminati: cosa fare? A chi rivolgersi?

Cominciando da questo blog, e anche grazie alla sua visibilità, sono stato contattato da una multinazionale francese leader nel settore dell’HSE compliance (di questo vi parlerò prossimamente).
Proprio mentre ero a Parigi, in uno dei miei viaggi nella capitale francese per parlare della consulenza ambientale svolta in Italia, mi ha contattato una società controllata da un colosso della chimica. 

L’amministratore delegato aveva letto un mio articolo, di qualche anno fa, intitolato “Strumenti di compravendita per siti (potenzialmente) contaminati, nel quale, sia pur sinteticamente, affrontavo il delicatissimo tema relativo alla circolazione di terreni potenzialmente contaminati.
Gli è piaciuto, in qualche modo lo ha illuminato – nel senso di aver fatto comprendere le problematiche sottostanti – e ha deciso di chiamarmi immediatamente.

Quali problematiche affrontare?
Come affrontare le trattative?
Quali aspetti prendere in considerazione?
Come tutelarsi al meglio di fronte alle richieste (spesso e volentieri alle pretese) della controparte?
Quali clausole inserire in un ipotetico preliminare?
Quali indagini svolgere?
A chi, e come, spetta l'eventuale bonifica?
Come…..e mille altre domande.

Quando il cliente, qualche giorno dopo, è venuto fin da me a studio, lasciandomi giusto il tempo di tornare da Parigi, mi ha tempestato di domande: domande tutte legittime, per carità.
Volendo parafrasare quella frase tratta da quel capolavoro di Sergio Leone, “Per qualche dollaro in più” (“Le domande non sono mai indiscrete. Le risposte lo sono, a volte”) le domande non sono mai illegittime. 
Possono esserlo le risposte, se il consulente non effettua una doverosa opera di contestualizzazione, e non spiega al cliente che, a volte, occorre rallentare un attimo, pendersi il giusto tempo, analizzare nel dettaglio ogni aspetto, per poter mettere in campo la migliore strategia possibile, a seconda del punto in cui è arrivato il gioco, nel momento in cui il consulente è stato chiamato. 
Non si possono vendere le consulenze “un tanto al chilo”, come si può fare per un qualsiasi prodotto, come purtroppo si vede fare, in giro: la consulenza – in particolare quella ambientale – è un servizio che si fonda su un delicato mix di fiducia, competenza, ritmo, analisi, coinvolgimento, contestualizzazione, capacità di gestione, anche gli errori eventualmente commessi prima da chi, messo con le spalle al muro dagli eventi, decide di chiamarti… 
Già, perché il consulente dovrebbe essere chiamato prima di portare avanti una strategia, non dopo che una scelta avventata ha cominciato a creare dei problemi. Grattacapi quando va bene. 

L’altolà al mio cliente è arrivato subito dopo aver letto una bozza – quasi definitiva, nelle intenzioni del redattore, un simpatico avvocato-amicone della controparte – di contratto che il mio cliente, secondo il diktat di controparte, avrebbe dovuto firmare, pena la vanificazione del “lavoro” fino ad allora svolto, e la perdita dell’affare.
L’affare, manco a dirlo, era la vendita di un terreno che, secondo il potenziale acquirente, era sicuramente contaminato, “evidenza” che avrebbe comportato….
Sì, potete immaginarlo, no, non alla bonifica (se del caso), ma molto più prosaicamente ad uno sconto sul prezzo di vendita, ma con tutta una serie di clausole capestro per il mio cliente….e – incredibile a dirsi! – clausole discutibili anche per la stessa società che le aveva ideate……pensate un po’.
Un’accozzaglia di copia-incolla presi da contratti “buoni per tutte le stagioni”, per voler utilizzare eufemismo…
Niente di più prosaico e banale, se volete.

Ma le questioni ambientali vanno, devono essere affrontate in modo completamente diverso: ecco perché esiste il consulente giuridico ambientale, itinerante, nel mio caso.
È “bastato” spiegare – non c’è voluto neanche tanto tempo, ma diversi viaggi e numerose riunioni, portatile, borsa da lavoro e moleskine per gli appunti al seguito – la reale situazione, far capire i pericoli insiti dietro la condotta di controparte, imbastire una strategia di gestione del rischio ambientale, indicare una strada da seguire che, al contempo, tutelasse gli interessi del mio cliente, invogliasse controparte ad accettare le nostre proposte, volte principalmente alla tutela dell’ambiente, per il tramite del rispetto della legge.

Che è molto complicata, spesso, da capire e da interpretare. Insomma, un lungo lavoro, ma …….

Morale: viaggio dopo viaggio, nel giro di tre mesi il vostro consulente ambientale itinerante è riuscito a mettere d’accordo le parti a condizioni favorevoli per tutti – ambiente compreso – anche se di più per il mio cliente: ça va sans dire….

Sul come, ovviamente, non mi soffermerò in queste pagine: ma potete sempre chiedermelo in privato…

Quello che, in questo diario, mi preme sottolineare è il messaggio che, in questa come in altre situazioni – di cui parleremo prossimamente – è passato al cliente, ma non solo a lui: non bisogna avere fretta, ma non bisogna far tardi.

Fuor di metafora: la gestione delle problematiche ambientali…
Meglio: la gestione del cambiamento, che le norme sul diritto ambientale impone (e che il buon senso chiede a gran voce), ha bisogno di pazienza (pianificazione) e di rapidità (improvvisazione, legata al far fronte agli imprevisti che di volta in volta, lungo il tragitto, si possono incontrare. Che si incontrano), di tattiche ma anche di una strategia, di una visione di insieme e di competenza.

La gestione del cambiamento ha, essenzialmente, bisogno di questo giusto mix: o meglio, di un giusto mix, che dipende – e con questo si chiude il cerchio – dal contesto, dall’analisi di quelle situazioni che fanno la differenza, e che il consulente ha il dovere di verificare sul campo, in itinere…
Il testo nel contesto…reminiscenze del corso di filosofia del diritto…..

E ricordatevi che questo discorso vale per tutti: anche le grandi aziende multinazionali – a maggior ragione – devono stare bene attente e capire l’importanza di gestire il rischio che ogni cambiamento può portare. Il mio cliente l’ha capito.

E tu, come gestisci il cambiamento?

Scrivimi per espormi le tue problematiche: non esitare a contattare Natura Giuridica, gestisci il cambiamento in modo efficace.

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