martedì, aprile 11, 2017

Il riTARdo e le sTAR-TAP

“Una strategia senza tattiche è il cammino più lento verso la vittoria. Le tattiche senza una strategia sono il prima della sconfitta”, diceva Sūnzǐ, stratega cinese del V° secolo a.c.
La seconda parte dell’affermazione ricorda tanto l’attuale situazione politica e giudiziaria nel nostro Paese, nel quale si vaneggia tanto di Startup, di investimenti, di grandi opere, di futuro, e poi di tutto questo vociare non rimane che una frase e qualche gesto.
E tutto ritorna come prima.
Naturalmente è sempre colpa di qualcun altro, e le opere, anche quando sono solo annunciate, devono essere fatte da un’altra parte.
Forse, ma anche no.
Come il TAP (Trans Adriatic Pipeline), definitivamente approvato dal Consiglio di Stato (sentenza n. 1392/2017) ma poi immediatamente sospeso dal TAR del Lazio (decreto 1753/2017), affinché vengano precisate (ancora!) le misure di mitigazione dell’impatto ambientale.
Immediate le urla di giubilo dei NO TAP, che rivendicano (chi anche con scopi politici) la paternità della vittoria, e che promettono battaglia anche a metà aprile, quando ci sarà la “decisione” collegiale.
Sullo sfondo,
  • una politica “che solo fa carriera”, priva di idee, di visione, di coraggio, di slancio; 
  • l’atavica idiosincrasia nostrana per tutto ciò che non garba al particulare
  • una magistratura onnipresente che più che dirimere controversie sembra favorire ulteriormente l’ancestrale attitudine italica a litigare e a dividersi su tutto; 
  • la consapevolezza che basta “ricorrere alla giustizia” per far impantanare tutto (e tutti). 
Non si sa se alla fine si arriverà ad una decisione condivisa, anche se ho i miei dubbi: è più facile che qualche buontempone si inventi una "nuova APP", la sTAR-TAP in grado di farci seguire (ma da tifosi, e non da cittadini), questa vicenda, che più passa il tempo e più sembra trasformarsi nell’ennesima, triste, telenovela di un Paese incapace di decidersi e di decidere. 
Nel mentre passerà inesorabilmente altro tempo, si rafforzerà l’idea di un Paese immobile, e non si faranno più neanche proclami, ma ci limiteremo a TARtagliare parole a vanvera, naturalmente lamentandoci che qui da noi nessuno viene più ad investire. 
Ma state tranquilli, perché in compenso continueremo a sfornare vincitori. 
Di che cosa, non si sa, ma vincitori. 
Perché qui in Italia “hanno tutti ragione”, anche se nessuno si è ancora accorto si sta facendo TARdi.

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