lunedì, aprile 03, 2017

La rincorsa


Donald Trump ne ha fatta un’altra delle sue: con lo scopo di "mettere fine alla guerra al carbone", ha firmato il decreto che manda in soffitta una delle principali norme ambientali dell’era Obama, il Clean Air Act.
Lo slogan utilizzato (“Minatori di nuovo al lavoro”) ha indubbiamente il suo “fascino”, fra il popolo che si è sentito, non senza alcune ragioni, tradito dal così detto “establishment”, reo ai suoi occhi di non aver posto fine alla crisi, ma anzi di averla acuita.
Al di là dell’apparenza, e anche volendo soprassedere sui discorsi – che pure andrebbero affrontati – sugli interessi delle grandi corporation, ciò che colpisce di più è la gioia rabbiosa con la quale il popolo (addomesticato a sua insaputa, anche se è convinto del contrario)  accoglie questa decisione, pensando "finalmente qualcuno che sta dalla parte del popolo, che ci ridà il lavoro e la dignità che ci hanno tolto".
Anche se resta da capire chi sia l'artefice di questo imbroglio...
Contrapporre il diritto al lavoro e l’ambiente (e la salute), continua ad essere uno degli errori di prospettiva più eclatanti (se fatto in buona fede), e uno degli inganni più maligni (se invece perpetrato in male fede).
E credere ciecamente che tornare indietro sia la soluzione per andare avanti e sconfiggere la crisi non è neanche più utopia: è semplice disperazione rassegnata.
Riproporre il carbone significa tornare indietro soltanto per tirare avanti, ed è una morte un po’ peggiore.
La morale è sempre quella: con atti destrutturanti e “contro natura” come questo la crisi non sarà certo sconfitta, e sarà sempre il più debole (“carne da cannone”) a rimetterci, specie se gli si vuole pure togliere la tutela sanitaria, come lo stesso Trump ha cercato di fare, per ora, e per fortuna, senza successo. Bocciato “dai suoi”, ma forse solo per motivi più politici che etici.
Certo, far passare il messaggio contrario (occorre trovare una sintesi fra interessi “divergenti”, attraverso l’innovazione e con lo sguardo proiettato al futuro, e non ad un passato benevolo solo agli occhi miopi dei rabbiosi impauriti) non è un lavoro facile né breve, ma è imprescindibile, e compito del Politico dovrebbe proprio essere quello di trovare una sintesi fra posizioni inconciliabili solo in apparenza.
Con coraggio, e senza le incertezze e le ambiguità che hanno contraddistinto l’establishment (qualunque cosa questo termine significhi, o indichi).
E una cosa è chiara: non bisogna mai tornare indietro, neanche per prendere la rincorsa.


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