venerdì, gennaio 25, 2013

La sostenibilità culturale quale (unico) veicolo per la crescita del nostro Paese

La sostenibilità culturale quale (unico) veicolo per la crescita del nostro Paese: sembra essere questa la conclusione e l'auspicio contenuto nella seconda relazione annuale dell'AEEG
Crescita ma con rigore: di questo abbiamo sentito parlare in questi mesi, anche se abbiamo visto molto rigore, e poca crescita. Chiunque ne parli, tuttavia, si dimentica che, per immaginare un futuro all'insegna delle molteplici sostenibilità, occorre partire dallo sviluppo e dalla promozione di una crescita culturale, specie in un periodo di grandi cambiamenti come quello che stiamo vivendo in questi anni.
Lo sa bene l'AEEG, che con la seconda relazione annuale sullo stato dei servizi e dell’attività svolta, ribadisce l’importanza del ruolo del regolatore del mercato dell’energia elettrica e del gas, che deve promuovere la concorrenza e l’efficienza, al fine di tutelare pienamente gli interessi di un consumatore che, come gli altri attori del mercato, deve essere capacitato, “così da allineare il perseguimento dei legittimi obiettivi individuali all’interesse del sistema nel suo complesso e a quello dell’insieme dei consumatori in particolare”. 
Tuttavia, le metodologie già indicate nella scorsa relazione, anche e soprattutto a causa dei rapidi cambiamenti che hanno investito anche il settore energetico, devono essere declinate in ragione del contesto specifico che, di volta in volta, caratterizza i settori regolati e, come detto, in funzione dei significativi cambiamenti in corso.

Il binomio rigore-crescita, infatti, non può essere configurato in modo qualunque, semplicemente affiancandoli.
Esso richiede, piuttosto, non solo di evitare inefficienze, così da liberare risorse, ma anche di utilizzare le risorse liberate e, più in generale, quelle disponibili in modo selettivo, privilegiando gli interventi a maggior efficacia ed efficienza.
Un modo corretto di coniugare rigore–crescita passa, quindi, attraverso il criterio della selettività e questo vale anche per la regolazione.

La relazione inizia dai radicali cambiamenti intervenuti negli ultimi anni che si sono verificati molto più rapidamente di quanto si sarebbe potuto immaginare, senza che la costruzione di un mercato unico europeo – l’unico in grado di affrontare in modo adeguato le nuove esigenze – sia stata ancora portata a compimento, e anzi, con il rischio che i mutati paradigmi nei diversi Stati membri rischi di far divergere gli interessi nazionali, rendendo più difficile il mercato energetico a livello dell’Unione europea.
Quindi, prosegue sottolineando che, per ipotizzare un futuro molteplicemente sostenibile, occorre allora tradurre le criticità connesse a questi mutamenti strutturali
“in un impulso costruttivo a ritrovare un vero e proprio spirito di governo, soprattutto dei cambiamenti in essere, ben sapendo che, in generale, «nulla è costante tranne il cambiamento», secondo la saggezza filosofica antica (Eraclito) e, pertanto, nel costruire l’oggi dobbiamo prepararci ad ospitare ed accogliere il domani. Questo cambiamento svolga per tutti quella funzione maieutica che «non insegna» apoditticamente ma «aiuta a ricercare» il cammino da intraprendere”. 
Al bando, dunque, qualsiasi “tentazione paternalistica di sostituirsi al mercato”, la regolazione deve promuovere la concorrenza e l’efficienza, al fine di tutelare pienamente gli interessi di un consumatore che, come gli altri attori del mercato, deve essere capacitato, “così da allineare il perseguimento dei legittimi obiettivi individuali all’interesse del sistema nel suo complesso e a quello dell’insieme dei consumatori in particolare”.

L’analisi completa delle relazione, e delle prospettive per il futuro, è stata pubblicata su “Il Quotidiano IPSOA”, nell’articolo “La sostenibilità culturale quale (unico) veicolo per la crescita del nostro Paese”.

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