giovedì, settembre 27, 2012

Il rapporto "ecomafia 2012" di Legambiente: l'ecocriminalità in Piemonte

Il 19 luglio, in piena estate, è stato presentato a Torino, nel corso di una conferenza stampa, il rapporto Ecomafia 2012, con focus su come cemento e rifiuti si confermano settori clou dell’ecocriminalità in Piemonte.  
Alla presentazione del rapporto Ecomafia 2012, edito da Edizioni Ambiente, con la prefazione di Roberto Saviano (peraltro Saviano ha firmato un editoriale apparso sul New York Times del 27 agosto a proposito dello strettissimo legame tra la crisi economica che stiamo attraversando e le organizzazioni criminali: in un'epoca in cui vi è una diffusa carenza di liquidità, anche nelle banche, si tenderebbe a ricorrere ai danari non tracciati di origine criminale), hanno partecipato Fabio Dovana, presidente di Legambiente Piemonte e Valle d'Aosta, Antonio Pergolizzi, coordinatore dell'Osservatorio Ambiente e Legalità di Legambiente, Francesca Rispoli, membro dell'ufficio di presidenza di Libera e Roberto Tricarico, presidente della Commissione Consiliare Speciale del Comune di Torino per la promozione della cultura della legalità e del contrasto dei fenomeni mafiosi. 
Certamente la presentazione del documento in piena estate non ne favorisce la sua diffusione, e la riflessione attorno agli importanti temi che esso solleva. E' per questo che ne parliamo ora, a fine settembre, pensando che dopo il riposo estivo si sia maggiormente propensi ad avvicinarsi a tematiche importanti come queste.
Il 2011 verrà ricordato come l’anno delle due più importanti inchieste antimafia di sempre in Piemonte, denominate Minotauro e Alba Chiara. L'inchiesta Minotauro, grazie a cinque anni di attività di indagine, ha portato alla luce un’organizzazione criminale di tipo mafioso con nove articolazioni territoriali dislocate in tutto il torinese e arresti in diverse zone d’Italia. L'organizzazione è risultata essere particolarmente capillare, ed ha incluso nelle sue maglie anche esponenti di amministrazioni locali. "È in particolare nella zona a nord di Torino, lungo l’asse che da Borgaro giunge fino a Cuorgné, che la malapianta ha attecchito pericolosamente. Il canavese e il cuorgnese, residenze storiche di famiglie della ‘ndrangheta, si confermano con questa indagine i nodi strategici per le proiezioni mafiose, anche in altre regioni. Nell’inchiesta Minotauro, come ha affermato il procuratore capo di Torino Giancarlo Caselli, è emerso un “inquietante intreccio tra criminalità organizzata e segmenti della politica”. Sono noti  gli scioglimenti dei consigli comunali di Leinì e Rivarolo (To), e le indagini tuttora in corso per il Comune di Chivasso; tali situazioni hanno fatto venire a galla le collusioni dei cosiddetti “colletti bianchi”, soggetti dalla fedina penale pulita, con ruoli nelle pubbliche amministrazioni e in grado di gestire a fini illegali i loro canali burocratico-amministrativi.
In Piemonte una delle storie che è balzata agli onori della cronaca è quella, recentissima, dell’aprile del 2012, sulla presunta tangente usata per falsare la gara d’appalto indetta per la costruzione della variante di Tortona (Al). "Per una vicenda che risale al mese di settembre 2010 e riguarda un appalto del valore di circa 30 milioni di euro".
Un altro caso emblematico è quello che ha portato il tribunale di Asti a condannare in primo grado 8 persone nell’ambito dell’indagine denominata Asfalto pulito, relativa agli appalti truccati per la costruzione dell’autostrada Asti-Cuneo. In totale, sotto indagine sono finite 31 persone accusate di associazione per delinquere e truffa aggravata. Le indagini, condotte dalla Guardia di finanza, hanno accertato che le imprese impegnate nella posa del bitume nel tratto Isola d’Asti-Alba non lo avevano steso in modo omogeneo e con uno spessore inferiore a quello citato nel capitolato. Accertate, secondo l’accusa, anche turbative d’asta nell’assegnazione dei lavori di manutenzione di numerose strade provinciali astigiane, nelle zone di Canelli e di Castagnole Lanze. 
Se in Piemonte l'abusivismo edilizio non è così diffuso, è il ciclo dei rifiuti quello che fa gola alle organizzazioni mafiose: nel 2011 sono state accertate 279 infrazioni, denunciate 292 persone ed effettuati 70 sequestri di beni. Esiste una microcriminalità diffusa in tema di smaltimento illecito, senza inchieste eclatanti ma con una miriade di discariche abusive da avvelenare, principalmente in aree agricole. "Significativa in tal senso la vicenda dell'interramento illecito del car fluff il rifiuto derivante dalla frantumazione delle carcassedelle automobili, in alcuni campi di mais nel cuneese. Dopo la conclusione a gennaio 2009 di un primo processo penale con una sentenza di terzo grado che giudicava colpevole l'imputato per smaltimento illecito di rifiuti speciali e sostanze tossiche con relativo inquinamento delle falde superficiali, si è aperto in queste settimane un nuovo processo per il ritrovamento di rifiuti in 5 nuovi siti nei comuni di Barge e Revello, che si vanno a sommare agli 8 siti già individuati nel precedente processo". 
Legambiente Piemonte e Valle d'Aosta è stata riconosciuta parte civile al processo, così come è stato per il processo precedente.

Ecco il link per leggere il rapporto completo http://www.alternativasostenibile.it/archivio/2012/07/08/files/Ecomafia%202012.pdf
ed il testo della presentazione del rapporto a Torino il 19 luglio scorso: http://www.legambientepiemonte.it/doc/19-07-12%20ecomafia%20presentazione.pdf

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