giovedì, aprile 12, 2012

DM 15 marzo 2012: il burden sharing parte con il piede sbagliato

Lo scorso 2 aprile 2012 è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il DM 15 marzo 2012, sulla "definizione degli obiettivi regionali in materia di fonti rinnovabili", altrimenti noto come "burden sharing", cioè condivisione degli oneri.
Mi è stato chiesto da una casa editrice, con la quale collaboro da dieci anni, di scrivere un commento a caldo sul decreto burden sharing, che aspettavamo dalla bellezza di tre anni...
Potete leggere un abstract ("Burden sharing all'italiana") di tale articolo sul Quotidiano Ipsoa, e il testo completo sulla rivista Ambiente & Sviluppo n. 5/2012, edita dalla stessa casa editrice.
Per questa seconda versione, decisamente più corposa, ho scelto un titolo che ritengo evocativo: "Burden sharing: politica integrata o pilatesco scaricabarile?"
Perchè?
Innanzitutto vi consiglio di leggere il testo del DM 15 marzo 2012, che potete scaricare dal server di Natura Giuridica (Burden sharing, GU 2 aprile 2012).
FFFatto?!
Ok, qual è il problema, e l'origine del mio malcelato sarcasmo?
Semplice, dal fatto che, oltre ad essere inserito in un contesto di politica energetico-ambientale a dir poco disastrosa, perchè scoordinata, frammentaria, emergenziale, si ammanta di - come dire? - connotati di definitività e coerenza che gli sono, invece, del tutto privi.

"Divide et impera", questa - per certi versi - pomposa locuzione latina è la prima cosa che mi è venuta in mente, nel leggere il testo del DM 15 marzo 2012.: con questa locuzione si è soliti indicare, latu sensu, una strategia con la quale, a livello centrale, uno Stato mira a perpetrare il proprio potere (“impera”) sfruttando le differenze dei diversi localismi, contribuendo a renderli sempre più frammentati e, di conseguenza, sempre più irrilevanti (“divide”).
La recente pubblicazione in G.U. del testo del D.M. 15 marzo 2012 (“Definizione degli obiettivi regionali in materia di fonti rinnovabili (c.d. Burden Sharing)” si inserisce, a mio avviso, in un contesto di politica energetico-ambientale che sembra ispirarsi a tale modus operandi, infarcito di silenzi e ritardi, protrattisi per anni.
Uno dei quali relativo, appunto, alla condivisione degli oneri fra Stato e Regioni.

Ora, al di là dei “meriti” intrinseci di una teorica condivisione degli oneri – volta anche a riequilibrare l'attuale sbilanciamento fra le regioni virtuose e non, e a “responsabilizzare” queste ultime – che il decreto burden sharing si prefigge, non mancano, ancora una volta, delle criticità che sono in grado di vanificare gli sforzi per la costruzione di un decentramento amministrativo efficiente:
Per fare solo qualche esempio:

  • lo stand by cui è inevitabilmente relegato il DM 15 marzo 2012, che attende l'emanazione di due futuri(bili?) decreto, in materia di definizione della metodologia di monitoraggio e di messa in sicurezza del sistema elettrico;
  • il condizionamento cui è sottoposta la disciplina relativa all'eventuale mancato raggiungimento degli obiettivi (approvazione di ben quattro provvedimenti, di cui uno......udite udite, già in vigore da un anno!, a dimostrazione del fatto che anche le norme vengono scritte a loro insaputa!);
  • la mancanza di precisione con la quale è stata (scarabocchiata) scritta la normativa transitoria

L'idea di fondo è che la pubblicazione del burden sharing - mannaggia a questi impegni improrogabili - non potesse essere più prorogabile, e che quindi lo Stato abbia deciso di pubblicare un testo che togliesse, per così dire, le castagne dal fuoco.
Da un lato, infatti, occorreva mostrare entusiasmo per un tipo di politica partecipata e condivisa.
Dall'altro, occorreva trovare un "capro espiatorio" per le inevitabili inefficienze che un sistema come quello attuale, scoordinato e incomprensibile, creerà.
Ed ecco servita la soluzione: coinvolgere le regioni enunciando grandi principi che tuttavia rimangono lettera morta finchè non si consente, a quegli stessi enti che dovrebbero far parte di questo processo di integrazione sussidiaria, di dare il proprio contributo.
Insomma, una strategia fondata sul “divide et impera”, che come unico risultato ha quello di dividere più che unire – scaricando le colpe statali sulle eventuali inefficienze regionali – e di perpetrare (un potere) una politica fine a se stessa, utile solo al proprio tornaconto.
E forse neanche più a quello.



A proposito di condivisione, vera questa volta: vi invito a leggere le motivazioni che mi hanno spinto a "mettere la faccia" a sostegno della candidatura di Gigi Garelli a Sindaco di Cuneo.
Perchè ora, perché con Gigi, sul blog "dietro la linea gialla"

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