lunedì, febbraio 20, 2012

La riscossione dei canoni rivieraschi e l'ignoranza del diritto dell'ambiente

Investire in impianti idroelettrici è estremamente redditizio. Anche in questo settore energetico c'è stata una sorta di bolla speculativa. Chi deteneva delle concessioni per lo sfruttamento di piccoli rii e cascate, fino a pochissimo tempo fa non sapeva di possedere una miniera d'oro. E' capitato così che tanti vendessero a prezzi contenuti a persone che avevano intenzione di investire nel settore, non certo per beneficenza, ma perché si tratta di una forma di investimento estremamente redditizia.
Chi aveva un vantaggio in termini di capitali e di informazioni ci ha guadagnato, e continuerà a farlo a lungo.
Chi ha venduto si mangia le mani.
Succede così ed è fisiologico in tutti i nuovi mercati: vi è per natura chi sa cogliere le opportunità prima degli altri.

Del gruppo dei male informati, o degli informatisi con ritardo, pare facciano parte anche alcuni di quegli enti locali, titolari del diritto di riscuotere i sovracanoni rivieraschi (proventi incassati da Provincia e Comuni dai privati che sfruttano l’acqua per la produzione di energia elettrica). E' quello che emerge da una serie di dichiarazioni del consigliere regionale di Sel Franco Caramanico, secondo il quale la Regione Abruzzo avrebbe addirittura "mandato una lettera ai Comuni , chiedendo se effettivamente i sovracanoni vengono riscossi ma non ha ricevuto risposta, probabilmente perché molti comuni non conoscono nemmeno l'esistenza della legge". E prosegue: "gli enti locali hanno anche la possibilità di incassare l'Ici dagli impianti, ma in questa materia c'è molta confusione sui criteri di accatastamento delle turbine e degli altri elementi delle centrali.
Dal 1º gennaio 2010 per quanto riguarda i BIM (bacini imbriferi montani) e i Comuni, le basi di calcolo dei sovracanoni per le concessioni di grande derivazione di acqua per uso idroelettrico sono state fissate da Tremonti rispettivamente in 28 euro per i BIM e 7 euro per i comuni costieri.

A Cuneo invece un'altra emblematica vicenda:  Uncem e Comuni hanno fatto ricorso al Tar Torino contro la delibera della Provincia adottata il 13 settembre 2010 e finalizzata ad un riordino della ripartizione dei sovracanoni.

"Il Tar ha ribadito la piena legittimità dell’azione amministrativa dell’ente in una situazione in cui, oltretutto, gli stanziamenti a vantaggio di tutti i Comuni erano sensibilmente cresciuti grazie all’intervento del legislatore nazionale", commentano il presidente Gianna Gancia, e l’assessore all’Ambiente Luca Colombatto.

Si chiude così la vicenda dei sovracanoni. Il Tar ha dichiarato inammissibile il ricorso avanzato dagli enti locali contro il provvedimento che indica un aumento della quota spettante alla Provincia nella misura del 5% per gli impianti ubicati al di fuori della perimetrazione dei bacini imbriferi e del 30% per quelli ricadenti nei Bim (ma le Province non dovevano essere abolite? Forse l'ho sognato...). Aumento che per i Comuni risulta abbondantemente compensato dalla maggiorazione tariffaria: a seguito delle novità introdotte dal Legislatore, gli enti locali incasseranno ogni anno circa 1.985.000 euro in più. La deliberazione provinciale ha, inoltre, l’obiettivo di risolvere le criticità evidenziate in materia di ripartizione dei sovracanoni, evitando le perdite economiche spesso intervenute per la scadenza dei termini prescrittivi senza il raggiungimento degli accordi di ripartizione.  

In questi tempi di crisi, veder sfumare una fonte di reddito perché l'ente ne ignora l'esistenza o si perde negli accordi di ripartizione dei fondi ha davvero dell'incredibile.
Un ricorso al Tar è un procedimento a costo non zero, che in ultima istanza ricade sul cittadino. Forse questo genere di situazioni non si verificherebbe se vi fossero, negli enti locali, delle figure con competenze reali in materia di diritto dell'ambiente e dell'energia: la vicenda dell'idroelettrico dimostra ancora una volta che l'ignoranza delle leggi provoca danni non solo dal punto di vista della messa in atto inconsapevole di comportamenti potenzialmente non leciti, ma può arrecare un danno anche dal punto di vista economico.

Per tornare alle dichiarazioni di Caramanico: "una corretta gestione delle concessioni idroelettriche potrebbe portare nelle casse degli enti locali dai 30 ai 35 milioni di euro l'anno", sottolinea e parla anche della questione dei canoni demaniali (il cui ammontare la riforma Bassanini affida alle Regioni), secondo l'esponente di Sel sottostimati.

La questione idroelettrica è una partita importante. L'idea di Caramanico è di ripensare tutta la questione delle concessioni. «Alcune vengono a scadenza a breve: la mia idea è che Comuni e Province dovrebbero riappropriarsi di queste strutture e metterle a reddito».

Riferimenti:
http://www.cuneocronaca.it/news.asp?id=43282
http://ilcentro.gelocal.it/pescara/cronaca/2011/11/07/news/idroelettrico-i-comuni-non-incassano-i-canoni-5250340

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