giovedì, giugno 16, 2011

Eolico off-shore: quali i margini di movimento delle Regioni?

Gli Abruzzi (Abruzzo e Molise), negli ultimi anni, sono balzati agli “onori” della cronaca per ragioni ambientali (la mega discarica di Bussi sul Tirino e i gravi problemi legati all’inquinamento dell’acqua) ed energetiche (il centro Oli di Ortona, emblematicamente sintetizzate da Naide nel post Buonanotte Abruzzo.

In particolare, nel Molise si è parlato molto di eolico (di eolico off-shore, per la precisione), come già sottolineato in questo post, in cui si è stigmatizzato l’incedere non solo del legislatore di turno, ma anche dei tanti, troppi, NO che vengono opposti a tutti i progetti ambientali-energetici, in nome di un malinteso senso dell’appartenenza ad un territorio che non si vuole “deturpato”….

Nella sentenza che vi voglio brevemente raccontare oggi, si parla nuovamente di Molise e di impianti eolici off shore, e le problematiche riguardano, ancora una volta, la localizzazione degli impianti e i poteri e le competenze in materia di energia delle regioni.

Bene: l’analisi della fattispecie, e le peculiarità che contraddistinguono questo caso (analizzato dal TAR di Campobasso nella sentenza n. 374/10), potete leggerle scaricando gratuitamente la sentenza dal sito di Natura Giuridica, previa semplice registrazione.

In questa sede è sufficiente dirvi che, in via generale, quando si parla di localizzazione di un impianto alimentato da fonti rinnovabili, si parla di un settore nel quale, sicuramente, si intercettano diversi interessi pubblici, che prescindono dalla dimensione locale, e hanno una rilevanza ultraregionale.

Tuttavia, non si tratta di interessi posti tutti sullo stesso piano:ognuno ha una distinta ed autonoma evidenza. Non fa eccezione l’interesse ambientale.

Per questo motivo il legislatore ha delineato un procedimento complesso, che “nell’ambiente” (eh, virtuosismi linguistici) viene considerato alla stregua di un vero e proprio “procedimento di procedimenti”: un procedimento, cioè, scandito in subprocedimenti autonomi, di volta in volta finalizzati all’esame degli aspetti ambientali, di quelli propri del demanio marittimo ed infine di quelli direttamente connessi alla produzione dell’energia elettrica.

Proprio perché autonomo, ogni sub procedimento è immediatamente impugnabile.

In relazione all’interesse all’approvigionamento energetico e a quello all’ambiente, il TAR ha detto chiaro e tondo che si tratta di due interessi che hanno una “diversa valenza ultraregionale”: non spaventatevi dai paroloni, significa semplicemente che:
  • mentre il primo – l’interesse all’approvigionamento energetico – ha una sicura dimensione ultraregionale, e per tale motivo viene affidato alla valutazione del Ministero dello sviluppo economico nell’ambito del procedimento di rilascio dell’autorizzazione unica
  • il secondo (l’interesse ambientale) ha una valenza, per così dire, più limitata, circoscritta al territorio sul quale incide la realizzazione dell’impianto.
In questo secondo caso, in fatti, gli effetti diretti ed indiretti di possibile pregiudizio recati dall’impianto di produzione di energia elettrica alle varie componenti del valore ambientale (uomo, flora, fauna, aria, acqua, clima, suolo e patrimonio culturale) non può prescindere dal criterio della vicinitas in quanto “il maggiore o minore impatto dell’opera sui fattori ambientali è strettamente collegato alla dimensione spaziale e ciò soprattutto in presenza di impianti non inquinanti ma ad elevato “impatto visivo”.

Te capì?!

Segnatevi questo termine: vicinitas.
Presto ne torneremo a parlare nelle pagine di Natura Giuridica, per aiutarvi a capire chi può, come, quanto e, in parte, per quali motivi, può impugnare un atto, ritenuto illegittimo, in materia di realizzazione di impianti alimentati da fonti di energia rinnovabile.

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Natura Giuridica di Andrea Quaranta: Impresa di Consulenza Ambientale.

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