giovedì, marzo 17, 2011

Viva l'Italia, l'Italia tutta intera

Viva l'Italia, l'Italia liberata,
l'Italia del valzer, l'Italia del caffè.
L'Italia derubata e colpita al cuore,
viva l'Italia, l'Italia che non muore.
Viva l'Italia, presa a tradimento,
l'Italia assassinata dai giornali e dal cemento,
l'Italia con gli occhi asciutti nella notte scura,
viva l'Italia, l'Italia che non ha paura.
Viva l'Italia, l'Italia che è in mezzo al mare,
l'Italia dimenticata e l'Italia da dimenticare,
l'Italia metà giardino e metà galera,
viva l'Italia, l'Italia tutta intera.
Viva l'Italia, l'Italia che lavora,
l'Italia che si dispera, l'Italia che si innamora,
l'Italia metà dovere e metà fortuna,
viva l'Italia, l'Italia sulla luna.
Viva l'Italia, l'Italia del 12 dicembre,
l'Italia con le bandiere, l'Italia nuda come sempre,
l'Italia con gli occhi aperti nella notte triste,
viva l'Italia, l'Italia che resiste.

Sono stato preso dalla tentazione di “parafrasare” il testo di questa splendida canzone di Francesco De Gregori, per criticare questa Italia perennemente litigiosa, quest’Italia da dimenticare, appunto.
Poi però mi sono detto che no: un’emozione non si può spiegare.
Che oltre alla casta (per niente casta…) politica che dà un’immagine dell’Italia deprimente, oltre all’idiozia di chi inneggia alla divisione dell’Italia come obiettivo ultimo da raggiungere, al di là dei mille particolarismi portati all’esasperazione per privati tornaconti personali, esiste un’Italia che suda, fatica, si indigna, si impegna e non getta la spugna, ma che anzi dimostra una gran dignità…un’Italia che, senza declamazioni di sorta, preferisce i fatti alle sole parole.
Un’Italia che – per fortuna – non è affatto minoranza nel paese, ma una maggioranza silenziosa cui non viene data voce, solo per aumentare sterili contrapposizioni.

L’Unione, l’Unità, per quanta fatica costi (oh quanto costa…), non è neanche da paragonare al nulla, al vuoto che discende, inevitabilmente, dall’esplodere di mille particolarismi, da mille divisioni, da mille egoismi, velleitari quanto sterili. Costa, ma ne vale la pena.

L’idiozia di chi vuole dividerci non merita neanche di essere “commentata”: meglio pensare a come far tornare a volare l’Italia, smetterla di delegare al potente di turno il compito (che significa solo una cosa: deresponsabilizzazione) e cominciare, ognuno di noi, a fare qualcosa di concreto.
Insieme, senza barricate (para) ideologiche.
Uniti nelle diversità.
Perché la vita è così: l’appassionata ricerca di una verità diversa dalla nostra…

Viva l’Italia unita, “l’Italia tutta intera”…

“poi d'improvviso venivo dal vento rapito,
e incominciavo a volare nel cielo infinito…”


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