venerdì, marzo 26, 2010

Rai per una notte

E alla fine ce l'ho fatta anch'io - da un piccolo borgo di montagna con connessione internet saltellante, e segnale digitale terrestre che più debole non si può - a seguire Rai per una notte

Mi sono sintonizzata su Rai News 24 (con la parabola!) ed ho aspettato pazientemente le 21.00, per guardarmi la trasmissione di Michele Santoro. Invece, ho dovuto attendere altre 2 ore, occupate dalle tribune elettorali: spot elettorali dove "hanno tutti ragione", perché non c'è nessuno che possa contraddire il politico di turno.

Rai per una notte è un evento importante anche al di là del contenuto della trasmissione: è stato un esperimento di sinergia tra web - tv non generalista - tramissione live, che ha coinvolto moltissime persone: da chi ha organizzato l'evento a tutti quelli che lo hanno seguito e commentato. 

Le Grandi Reti sono rimaste fuori: prima accadeva che, se le principali reti generaliste non davano risalto ad  una notizia,  la notizia rimaneva oscurata e fine della storia, per tutti i tipi di pubblico. Ieri sera invece c'è stato il giro di boa: un circuito di mezzi di comunicazione integrati DAL BASSO è riuscito a dare enorme risalto all'evento senza l'ausilio delle grandi TV, che di fatto hanno deciso di "starne fuori" non dando la notizia dell'evento.

Corsi e ricorsi storici: da bambina (ora sono trentenne) ero affascinata dal fatto che, facendo zapping fra le nuove e colorate emittenti private locali, potevi guardare lo stesso cartone animato trasmesso con qualche minuto di differenza tra un canale ed un altro. Che pacchia. Poi ho scoperto che questo strano fenomeno era dovuto ad un imprenditore, che trasmetteva nuovi programmi su un network di TV private, e che utilizzava la trasmissione differita di qualche minuto tra un emittente e l'altra per aggirare l'ostacolo posto da una sentenza della Corte Costituzionale, secondo la quale erano autorizzate soltato le trasmissioni televisive via etere di portata non eccedente l'ambito locale. La differita ultra ristretta significava di fatto trasmettere un programma in contemporanea nazionale, pur utilizzando emittenti locali.

Le assonanze ci sono, eccome. Tuttavia, differisce lo scopo (qui non si tratta di rincorrere i profitti pubblicitari, ma di fare informazione controcorrente), differisce la tipologia di comunicazione (quella di massa di tipo unidirezionale, nella quale il pubblico si lascia guidare e affascinare da quello che passa il convento, è stata sostituita dalla tv partecipata, che si integra con il web). E' questa la vera rivoluzione.


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