venerdì, marzo 19, 2010

Condanna dell’Italia per la non gestione dell’emergenza rifiuti in Campania: moderna grida manzoniana?

Si conclude oggi l'analisi della sentenza nella causa C-297/08 (il documento è scaricabile dalla sezione rifiuti del sito previa registrazione gratuita), che ha condannato l'Italia per la gestione dei rifiuti nell'emergenza rifiuti in Campania.
Dopo la cronistoria dei fatti, succedutisi dal 1994 (a questo proposito v. il post Emergenze rifiuti dal 1994), e l'analisi delle posizioni delle parti (Condanna dell'Italia per la non gestione dei rifiuti in Campania: le contestazioni e "le scuse"),vediamo ora cosa ha detto la Corte di Giustizia.

La Corte di Giustizia ha subito sgombrato il campo da equivoci: oggetto di questa causa, ha sottolineato, sono i rifiuti urbani, non quelli pericolosi.
Non si discute, dunque, di rifiuti il cui alto grado di specificità impone un trattamento specifico, che può essere utilmente raggruppato all’interno di una o più strutture a livello nazionale, o persino nell’ambito di una cooperazione con altri Stati membri.

Si parla di rifiuti urbani non pericolosi, per i quali non sono necessari, in linea di principio, impianti specializzati come quelli richiesti per lo smaltimento dei rifiuti pericolosi: ergo, gli Stati membri devono adoperarsi per disporre di una rete che consenta loro di soddisfare l’esigenza di impianti di smaltimento quanto più vicini possibile ai luoghi di produzione, ferma restando la possibilità di organizzare una rete siffatta nell’ambito di cooperazioni interregionali, o addirittura transfrontaliere, che rispondano sempre al principio di prossimità.
Se uno Stato membro ha scelto, nell’ambito del suo piano o dei suoi «piani di gestione dei rifiuti», di organizzare la copertura del suo territorio su base regionale, ogni regione dotata di un piano regionale deve garantire, in linea di principio, il trattamento e lo smaltimento dei suoi rifiuti il più vicino possibile al luogo in cui vengono prodotti.

Se una regione non è dotata, in misura e per un periodo rilevanti, di infrastrutture sufficienti a soddisfare questi principi basilari, espressione di esigenze irrinunciabili per la salute dell’ambiente e dell’uomo, tale mancanza si traduce in una grave compromissione della rete nazionale di impianti di eliminazione dei rifiuti, poiché la priva delle caratteristiche di integrazione ed adeguatezza richieste dalla direttiva 2006/12, che possano consentirle di perseguire individualmente proprio l’obiettivo di autosufficienza perseguito con la direttiva stessa.

Cos’altro poteva aggiungere, la Corte, se solo si considera che la Campania ha esportato, per anni, i propri rifiuti urbani in altre regioni d’Italia, e addirittura all’estero (Germania), senza per questo risolvere l’emergenza rifiuti?

Avete avuto molti anni per superare una crisi (peraltro prevedibile, vista la situazione di partenza), adesso pagate le conseguenze.
È scaduto il termine (peraltro molto lato) entro il quale avreste dovuto definitivamente risolvere la questione “emergenza rifiuti”, e non l’avete fatto?
Adesso, dopo anni, pagate le conseguenze, e magari la prossima volta ci pensate prima.

Suona molto attuale, soprattutto in questi giorni di interpretazioni baroccheggianti per superare pacchiani errori amministrativi.

Ogni riferimento alle inutili polemiche delle liste elettorali di Lazio e Lombardia sono puramente casuali…vicenda gestita in modo imbarazzante, in un’accozzaglia di cinismo, delirio di onnipotenza, stravaganze giuridiche, ridicoli appelli, epilettiche dichiarazione dei portavoce di turno, decreti legge inutili quanto odiosi.
E mentre da noi si assiste a questo scempio della democrazia formale (quella sostanziale, beh, Flaiano diceva che “gli italiani sono irrimediabilmente fatti per la dittatura”…) la Corte di Giustizia, parlando dell’emergenza rifiuti in Campania, ha ricordato, e ha fatto bene, visto che c’è qualcuno che fa finta di non saperlo, che "l’esistenza di un inadempimento dev’essere valutata in relazione alla situazione dello Stato membro quale si presentava alla scadenza del termine stabilito nel parere motivato, e che non possono essere prese in considerazione dalla Corte modifiche successivamente intervenute"

Un’amministrazione diligente deve adottare – prosegue la Corte – le misure necessarie a tutelarsi contro inadempimenti contrattuali come quelli avvenuti in Campania, o per lo meno a garantire che, nonostante tali mancanze, sia assicurata la realizzazione effettiva e nei tempi previsti delle infrastrutture necessarie allo smaltimento dei rifiuti della regione.
Un’amministrazione diligente, appunto.

La seconda parte della sentenza – quella relativa alla violazione dell’art. 4 della direttiva, è più “tecnica”, e rimando al testo integrale della sentenza chi desidera approfondire la questione.
Un fatto, però, merita di essere sottolineato: l’Italia si lamenta del fatto che la Commissione non avrebbe fornito prove sufficienti per dimostrare l’inadempimento del bel paese.

Ma perché, allora, inserire nei “considerando” del decreto legge 90/2008 ("Misure straordinarie per fronteggiare l'emergenza nel settore dello smaltimento dei rifiuti nella regione Campania e ulteriori disposizioni di protezione civile"), quello, per intenderci, che ha istituito il Federalismo sanzionatorio: la pena come supplente dell’incapacità amministrativa dello Stato, e dato il là al Western all’italiana e ai giochi di prestigiacomo) il riferimento esplicito alla «gravità del contesto socio-economico-ambientale derivante dalla situazione di emergenza [concernente la gestione dei rifiuti], suscettibile di compromettere gravemente i diritti fondamentali della popolazione della regione Campania, (…) esposta a rischi di natura igienico-sanitaria ed ambientale»?

Il diavolo fa le pentole, ma non i coperchi.
E da noi il "diavolo veste Prada": basterà nascondere la munnezza da qualche parte, smettere di parlarne per mantenere un decoro di facciata, pulito fuori e marcio dentro.
L’importante, da noi, è apparire: tutto il resto non conta...

A volte non ho più alibi
oggi siamo tutti comodi
non ci sono più "uomini"
oggi vanno bene quelli come te
che arrivano dopo....oh...Oh
e che non c'entrano mai
Non sai più "se è un film"
oppure se è successo veramente
oggi è la TV a dire "SE"
se una cosa "è vera" o "se hai sognato te"!!
e prova a dire "che".....
che vedrai!



Natura Giuridica di Andrea Quaranta: Studio di Consulenza legale Ambientale.

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