venerdì, aprile 18, 2008

Rassegna Stampa. “La Stampa” di giovedì 17 aprile 2008: “Da Coldiretti la top ten dei cibi spreconi”

In questi giorni sto parlando della puntata di Report di domenica 13 aprile 2008 (“Buon appetito!”), che parla delle profonde interconnesioni fra ciò che mangiamo e, in generale, il modello di consumo e di sviluppo imperante.

In particolare, si è analizzato il ruolo del cibo nel determinare l'aumento dei gas serra e, di conseguenza, dell'inquinamento e del riscaldamento globale.

A proposito di “cibi spreconi”, voglio segnalarvi questo articolo, pubblicato suLa Stampadi giovedì 17 aprile 2008, intitolato “Da Coldiretti la top ten dei cibi "spreconi"

"Vino australiano, prugne cilene e carne argentina salgono nell’ordine sul podio della top ten dei cibi «che sprecano energia e contribuiscono all’emissione di gas ad effetto serra a causa dei trasporti che subiscono per arrivare in Italia».


La classifica è stata stilata dalla Coldiretti dal Forum Internazionale sull’energia di Venezia, realizzato con la collaborazione dello studio Ambrosetti per evidenziare come anche un comportamento di acquisto responsabile possa contribuire alla riduzione dell’inquinamento e al risparmio energetico, dopo il record fatto segnare dai prezzi del petrolio.

«Si tratta di tre prodotti che devono percorrere distanze nettamente superiori ai 10 mila chilometri prima di giungere sulle tavole e che - sostiene la Coldiretti - possono peraltro essere convenientemente sostituiti da ben più valide alternative offerte dalla produzione nazionale. Se la produzione di vino Made in Italy è destinata per quasi il 60 per cento ai 469 vini nazionali Doc, Docg e Igt, l’Italia ha il primato europeo nella quantità, varietà e sanità dell’ortofrutta mentre per la carne c’è quella proveniente dalle prestigiose razze storiche italiane come la Chianina, dalla quale si ottiene la fiorentina».

Nella classifica dei prodotti «da evitare» per un comportamento ambientalmente sostenibile la Coldiretti ha anche inserito nell’ordine: il mango del Perù, l’anguria da Panama, la carne dal Brasile, l’aglio dalla Cina, l’uva da tavola dal Sud Africa, i meloni da Guadalupe e il riso dagli Usa.

«Per alcuni di questi prodotti - riferisce la Coldiretti - sono stati rilevati anche problemi di carattere sanitario come nel caso della carne proveniente dal Brasile per la quale la stessa commissione Europea è intervenuta per limitare le importazioni perchè non soddisfa i requisiti sanitari dell’Unione, mentre sull’aglio che viene dalla Cina pesano tutte le perplessità provocate dalle emergenze sanitarie che si sono verificate per gli alimenti provenienti da quel Paese. E per gli altri non ci sono motivazioni che ne giustificano la scelta anche considerando il fatto che acquistare quelli italiani durante la stagione produttiva garantisce maggiore risparmio e freschezza».

Secondo la Coldiretti «consumando prodotti locali e di stagione e facendo attenzione agli imballaggi, una famiglia può arrivare ad abbattere fino a 1000 chili di anidride carbonica (CO2) l’anno».

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