lunedì, aprile 28, 2008

Rassegna Stampa: La Repubblica di lunedì 28 aprile 2008. La pattumiera di Napoli – 69 giorni prima della catastrofe

Su “La Repubblica” di oggi, 28 aprile 2008, è stato pubblicato questo interessante articolo di Giuseppe D’Avanzo.
Di seguito, riporto alcuni estratti.


"Il commissario Gianni De Gennaro ha fatto due conti e ha concluso che "dal 5 luglio le potenzialità di smaltimento delle 7.200 tonnellate prodotte giornalmente in Campania saranno inadeguate rispetto al fabbisogno" […]


Conviene cominciare a contare.

Da oggi al 5 luglio mancano 69 giorni.
Soltanto 69 giorni per precipitare nel pieno dell'estate, del calore, di una nuova, tragica e teatrale "emergenza rifiuti" e quindi in una crisi urbana, in una catastrof
e sociale che potrebbe non risparmiare, questa volta, patologie infettive degne di altri secoli.

I napoletani fanno gli scongiuri, certo.
Sono superstiziosi e la superstizione è la speranza del tutto irrazionale di un incantesimo benigno.
Si illudono che gli dèi alla fine li leveranno dai guai con una magia. Nessuna magia.

Tra 69 giorni, l'immondizia seppellirà di nuovo le strade dell'area metropolitana tra Napoli e Caserta, i duecento comuni del territorio già più inquinato d'Europa.
I numeri non lasciano spazio alla fiducia in un miracolo.

Il 5 luglio saranno sature le discariche e i "siti provvisori" che fino ad oggi hanno consentito di ospitare, più o meno, 700 mila tonnellate di immondizia spazzate via dalle strade. Come saranno in via di esaurimento (a fine luglio) i contratti che hanno permesso di spedire in Germania (più o meno) 200 mila tonnellate di rifiuti.
Non è il fantasma di una crisi prossima ventura.
E' l'annuncio concretissimo di un'altra crisi, peggiore dell'ultima perché potrebbe consumarsi a temperature che oscillano tra i 32 e i 36 gradi […]


Il commissario Gianni De Gennaro ha […] preparato un piano di priorità […]: una "piattaforma plurifunzionale" - dove scaricare e trattare due, tre milioni di tonnellate di "rifiuti speciali solidi, liquidi, fangosi, pericolosi, non pericolosi" – che dovrebbe essere preparata in Alta Irpinia […]


Anche chi non è un addetto ha compreso ormai qual è "la filiera" che consente alle città di non soffocare tra i rifiuti trasformando quel servizio pubblico in una redditizia - oltre che indispensabile - attività industriale. Riduzione del volume dei rifiuti e raccolta differenziata. Un sistema di impianti industriali in grado di offrire canali diversificati: dal riciclaggio al recupero energetico; dal downcycling (recupero in attività secondarie) al trattamento.

La discarica, il "buco", è soltanto una soluzione residuale, buona per accogliere gli scarti stabilizzati e inerti, in modo da minimizzarne l'impatto e azzerare l'urgenza di aprirne di nuove. L'impresa non è impossibile. C'è molto denaro a disposizione. Ci sono le tecnologie adeguate.


L'impresa richiede però buona politica; coerenti interventi istituzionali e di governo; un costante rapporto con le popolazioni che devono avere fiducia in chi governa per legittimarne le scelte e accettarne l'impatto nel proprio territorio. Il denaro, le leggi, le decisioni non bastano, allora. Occorre quel che si dice "capitale sociale" [...]".

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