martedì, aprile 15, 2008

Corte di Giustizia, 18 dicembre 2007: cronaca di una sentenza annunciata (III)

(segue da)


Proseguendo con ordine, veniamo adesso alle fattispecie de quibus
(cause C-194/05; C-195/05 e C-263/05): in tutte e tre la Corte premette un rapido excursus della propria giurisprudenza in materia, così come delineato nel paragrafo precedente.
Addentrandoci nel particolare, la Corte, nel condannare l’Italia evidenzia quanto segue.


N
ella causa C-263/05 – relativa all’interpretazione autentica della nozione di rifiuto, fornita dall’Italia con l’art. 14 del decreto legge 8 luglio 2002, n. 138 – la Corte europea ha messo in luce che:
1) allorché definisce l’azione di disfarsi di una sostanza o di un materiale esclusivamente a partire dall’esecuzione di un’operazione di smaltimento o di recupero […], “l’interpretazione imposta dal comma 1 della disposizione controversa subordina la qualifica di rifiuto ad un’operazione che, a sua volta, può essere qualificata come smaltimento o recupero solo ove applicata ad un rifiuto, di modo che tale interpretazione non contribuisce in realtà minimamente a precisare la nozione di rifiuto”;

2) anche la “precisazione” contenuta nel comma 2 della disposizione controversa non è
conforme ai principi della giurisprudenza comunitaria, perché conduce a escludere dalla qualifica di rifiuto materiali residuali di produzione o di consumo che pure corrispondono alla definizione della nozione di «rifiuto» di cui all’art. 1, lett. a), primo comma, della direttiva.

Nella causa C-194/05 – in materia di terre e rocce da scavo – la Corte europea ha evidenziato che:
1) la possibilità di ricorrere a un’argomentazione come quella formulata dal governo italiano deve essere limitata alle situazioni in cui il riutilizzo d
i un bene, di un materiale o di una materia prima, altresì per il fabbisogno di operatori economici diversi da quello che l’ha prodotto, non è semplicemente eventuale bensì certo, non richiede una trasformazione preliminare e interviene nel corso del processo di produzione o di utilizzazione;
2) la destinazione futura di un oggetto o di una sostanza non è di per sé decisiva per quanto riguarda la sua eventuale natura di rifiuto definita con riferimento al fatto che il detentore dell’oggetto o della sostanza in questione se ne disfi o abbia deciso o abbia l’obbligo di disfarsene: in ogni caso – conclude la Corte – “anche supponendo che possa essere garantito che i materiali previsti dalle disposizioni controverse siano effettivamente riutilizzati per reinterri, riempimenti, rilevati e macinati, è giocoforza constatare che tali disposizioni finiscono per sottrarre alla qualifica di rifiuto, ai sensi dell’ordinamento italiano, taluni residui che invece corrispondono alla definizione sancita dalla direttiva”.


I
nfine, nella causa C-195/05 – concernente gli scarti alimentari – la Corte europea ha posto l’accento sui seguenti aspetti:
1) “anche supponendo che sia possibile garantire che i materiali de quibus siano effettivamente riutilizzati per la produzione di mangimi (e tuttavia la sola volontà di destinare tali materiali alla menzionata produzione, anche qualora sia previamente attestata in forma scritta, non è equiparabile al loro effettivo utilizzo a tale scopo) le modalità di utilizzo di una sostanza non sono determinanti per qualificare o meno quest’ultima come rifiuto;
2) la normativa de qua introduce una presunzione secondo la quale, nelle situazioni da essa previste, i materiali in questione costituiscono sottoprodotti che presentano, per il loro detentore (dato il suo intendimento che siano riutilizzati) un vantaggio o un valore economico anziché un onere di cui egli cercherebbe di disfarsi.
Tuttavia, anche se tale ipotesi in determinati casi può corrispondere alla realtà, “non può esistere alcuna presunzione generale in base alla quale un detentore dei materiali in questione tragga dal loro riutilizzo un vantaggio maggiore rispetto a quello derivante dal mero fatto di potersene disfare[…]. Di conseguenza, è giocoforza constatare che la citata normativa finisce per sottrarre alla qualifica di rifiuto, ai sensi dell’ordinamento italiano, taluni residui che corrispondono tuttavia alla definizione sancita dall’art. 1, lett. a), della direttiva”.


Al triplice rifiuto da parte della Corte di Giustizia, che si innesta sulla (drammatica ma) ventennale emergenza campana, si è aggiunto, alla fine dello scorso anno, un ulteriore tassello, a suggellare lo status quo che non ha uguali in altre paesi del mondo “occidentale”…
L’U.E., infatti, ha emesso un (…nuovo!) ultimatum nei confronti del “Bel Paese”: la Commissione europea ha inviato un parere motivato sull’emergenza rifiuti in Campania all’Italia, dando un mese di tempo per risolvere l’emergenza rifiuti, ed evitare un ennesimo deferimento alla Corte di Giustizia.
Nel mirino della Commissione c’è il mancato rispetto degli obblighi derivanti dalla normativa europea sui rifiuti, con particolare riferimento alla raccolta differenziata, al ciclo integrato per la loro gestione e alla sicurezza delle discariche.

Certo, riformare – da capo a fondo – la politica ambientale (anche) in materia di rifiuti, richiederà tempo, costanza, lungimiranza.
Ma, soprattutto, la volontà di cooperare, insieme e seriamente, per l’obiettivo comune, lontano dal contigente operare politico e dagli sterili veti incrociati tra diverse lobbies, che vorrebbero far passare il messaggio che la soluzione al problema sia sempre, e soltanto, una: la loro.

Gestire i rifiuti, infatti, è un sfida che richiede uno sforzo enorme, che è reso ancora più complicato dalle “grandi distanze” fra gli interessi delle rilevanti entità economiche e politiche, da un lato, e quelli dei singoli cittadini dall’altro, che rendono ancora più evidente l’incomunicabilità fra le posizioni contrapposte e la sproporzione fra le capacità di attività degli uni e degli altri, che si muovono secondo logiche e in contesti diversi e – appunto – incomunicabili.


Per un approfondimento della situazione rifiuti in Campania, consiglio vivamente la lettura dell’ultimo capitolo del libro di Roberto Saviano, Gomorra, Viaggio nell'impero economico e nel sogno di dominio della camorra, Mondatori, Strade blu.

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